lunedì 31 marzo 2014

DISCORSO ALLA DUMA DI VLADIMIR PUTIN



DISCORSO ALLA DUMA DI VLADIMIR PUTIN


I nostri partner occidentali, guidati dagli Stati Uniti d'America, preferiscono non essere guidati nelle loro politiche dal diritto internazionale, ma dal potere della pistola.  
Sono arrivati ​​a credere, nella loro esclusività, che loro possono decidere i destini  del mondo, che solo loro stanno dalla parte giusta e agiscono come gli pare: qua e là, usano la forza contro stati sovrani, fanno coalizioni basate sul principio! "Se non sei con noi, sei contro di noi" .  
Alla lunga questa aggressione sembra legittima, forzano le risoluzioni delle organizzazioni Internazionali, e se per QUALCHE ragione ciò non funziona, loro semplicemente ignorano il Consiglio di Sicurezza dell'Onu e tutte le Nazioni Unite. 
Questo è successo in Jugoslavia. Ricordiamo molto bene il 1999.  
E' difficile credere, anche vedendolo con i miei occhi, che alla fine del 20 ° secolo, una delle capitali europee, Belgrado, sia stata sotto attacco missilistico per molte settimane, dopo di ché venne il vero intervento.  
C'era una  Risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu che autorizzasse queste azioni?  
Niente del genere.  
E dopo hanno colpito l'Afghanistan, l'Iraq, e hanno violato chiaramente la Risoluzione Onu sulla Libia, invece di imporre la cosiddetta No Fly Zone hanno iniziato a bombardare. 
C'è stata tutta una serie di rivoluzioni "colorate" finanziate dagli USA.  
Sono stati imposti uno standard di vita a queste Nazioni che in nessun modo corrispondono al loro modo di vivere, alle tradizioni e alla cultura di questi popoli.  
Il risultato, invece di Democrazia e Libertà, è stato: caos, sconvolgimenti e violenza.  
La primavera araba e diventata un inverno arabo . 
Una situazione simile  è successa in Ucraina, nel 2004. E adesso hanno rovesciato un governo e organizzato gruppi di mercenari ben armati.  
Noi sappiamo quello che sta succedendo, noi sappiamo che queste azioni sono rivolte contro l'Ucraina, contro la Russia e contro l'Integrazione Eurasiatica. 


Vladimir Putin , Discorso all'Assemblea Federale (Duma), 18 Marzo 2014

martedì 18 marzo 2014



La NATO verso Est, la costruzione di un “Impero Romano” in Europa – 
FM Zivadin Jovanovic

21 febbraio 2014

                         

Il primo atto illegale della guerra di aggressione “umanitaria” della Nato, denominata “Operazione Deliberate Force” nel 1995, contro la Republika Srpska, che ha dato il via libera per attuare, successivamente, la spietata campagna aerea contro obiettivi civili nella Repubblica federale di Jugoslavia. Il fatto che alla Nato sia stato permesso di farla franca con questi atti di guerra d'aggressione e che gli architetti Usa-Nato siano stati autorizzati a mettere in atto tali scenari, ha incoraggiato ancora di più l'“alleanza” ed ha portato alla sua recente espansione globale ed a decine di “cambi di regime” e “guerre per il controllo delle risorse”, mascherati da “guerre umanitarie”. Lo scenario è pressoché identico ogni volta e sta verificandosi attualmente in Ucraina. Per il 15 esimo anniversario dell'aggressione alla Jugoslavia, in un'intervista esclusiva, alla Voce della Russia ha parlato l'ultimo ministro degli Esteri della Repubblica federale di Jugoslavia, Zivadin Jovanovic. Qui è John Robles, sto parlando con Zivadin Jovanovic. Egli è l'ex-ministro degli Esteri della Repubblica federale di Jugoslavia e presidente del Forum di Belgrado per un Mondo di Eguali. Questa è la prima parte di un colloquio più lungo. Potete trovare il testo di questa intervista sul nostro sito web voiceofrussia.com



PARTE 1

Robles: Salve signor Jovanovic! Come sta questa sera?

Jovanovic: Bene, John! Sono lieto di poter parlare con Voice of Russia!

Robles: Grazie! Ed è un piacere per me parlare con lei. Ho letto un sacco di suoi lavori. Dato il suo background di ministro degli Esteri della ex-Jugoslavia, lei era ministro degli Esteri durante gli sconvolgimenti e le rivoluzioni avviate dagli stranieri che hanno distrutto il Paese. Può  raccontarci  magari qualcosa che ancora non sappiamo, e darci le sue opinioni su quello che sta accadendo in Ucraina e in Bosnia, ecc.?

Jovanovic: Beh, vorrei ricordare che l'accordo per la cessazione delle ostilità in Bosnia-Erzegovina, firmato a Dayton, fu raggiunto nel 1995 e la figura-chiave per arrivare all'accordo di pace in Bosnia fu Slobodan Milosevic, allora presidente della Repubblica di Serbia ed in seguito presidente della Repubblica federale di Jugoslavia.

Vorrei dire che il suo ruolo di fattore di pacificazione nei Balcani fu a suo tempo ampiamente riconosciuto. In effetti, nessuno degli altri leader delle ex-repubbliche jugoslave ha contribuito al raggiungimento della pace nel conflitto civile bosniaco come ha fatto Slobodan Milosevic. Questo è stato più volte affermato alla Conferenza di Parigi che segnò formalmente la firma degli accordi di pace ed è stato salutato dai presidenti degli Stati Uniti, della Francia e di molti altri Paesi.

Ma ora sappiamo che a Dayton gli americani volevano anche discutere il problema della provincia meridionale serba del Kosovo Metohija. E volevano includere questo nell'agenda dei negoziati di Dayton. Slobodan Milosevic e la delegazione jugoslava rifiutarono decisamente tutto ciò, dicendo che se gli americani volevano discutere questioni riguardanti gli affari interni della Serbia in un congresso internazionale, loro non avrebbero accettato.

Così, di fronte a questo rifiuto di Slobodan Milosevic, gli americani e prima di tutto Richard Holbrooke e gli altri funzionari degli Stati Uniti accettarono di discutere solo di come raggiungere la pace in Bosnia-Erzegovina. E la pace è stata davvero raggiunta a Dayton.

Ma in seguito avevano bisogno di Milosevic nel processo di attuazione dell'accordo di pace di Dayton. Molti convegni e numerosi incontri si sono tenuti in tutta Europa: a Ginevra, a Roma, a Berlino, in varie altre capitali ed anche a Mosca si è discusso di come garantire l'attuazione dell'accordo di pace di Dayton.

Per tutto questo tempo, la Jugoslavia e il presidente Milosevic sono stati necessari come fattore di pace chiave. Senza la Jugoslavia e il presidente Milosevic nessuno poteva immaginare di raggiungere l'attuazione dell'accordo di pace di Dayton. Ma questo è stato anche il periodo in cui la Jugoslavia fu liberata dalle sanzioni delle Nazioni Unite, che si basavano sull'accusa secondo cui la Jugoslavia stava commettendo un'aggressione durante il conflitto civile bosniaco.

Le sanzioni furono adottate dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu nel maggio del 1992 e durarono fino al 1995, quando l'accordo di pace di Dayton fu raggiunto. Sono state poi, soppresse, prima sospese, e poi finalmente abolite. Ma gli Stati Uniti non abolirono le proprie sanzioni, il cosiddetto “muro esterno” delle sanzioni. Ciò significava che gli americani non consentivano alla Jugoslavia di rinnovare la sua adesione all'Osce, all'Onu, la propria posizione nella Banca mondiale, nel Fmi ed in molte altre organizzazioni internazionali.

Essi continuavano con questi metodi per la ragione che avevano altri piani. E non avevano affatto dimenticato che Slobodan Milosevic aveva rifiutato l'internazionalizzazione della questione interna del Kosovo Metohija.

Ed infatti, dopo il raggiungimento della stabilità in Bosnia-Erzegovina, quando Milosevic non era più un fattore necessario per raggiungere un risultato ottenuto, sollevarono la questione del Kosovo Metohija.

                                
Beh, loro non solo sollevarono una questione diplomatica, ma finanziarono, addestrarono ed organizzarono una milizia terroristica: la cosiddetta Uck. Non lo fecero, in realtà, solo gli Stati Uniti, ma anche alleati europei degli americani, come la Germania, la Gran Bretagna ed altri Paesi che furono molto collaborativi nel sostenere movimenti separatisti e la milizia terroristica Uck in Kosovo Metohija.

In tal modo, portando questo problema interno alla Serbia in sede internazionale, sono stati effettivamente provocati scontri sul territorio della Serbia. Molti poliziotti, molti insegnanti, molti soldati e molti lavoratori pubblici serbi sono stati uccisi nel 1997-1998. E così, nel 1998, il governo non ha avuto altra scelta che affrontare il terrorismo in aumento in Kosovo Metohija.

In quel periodo gli Stati Uniti cominciarono ad avviare trattative con Milosevic. Richard Holbrooke conduceva i negoziati. Vi erano cicli e cicli di negoziati. Per tutto il tempo si vide che gli Stati Uniti erano impegnati a sostenere il separatismo in Kosovo Metohija e ad umiliare la Serbia, costringendo Milosevic ad accettare varie condizioni che, in linea di principio, erano inaccettabili.

In questo modo, nel giugno 1998, l'amministrazione americana in sostanza riconobbe la milizia terroristica chiamata Uck come organizzazione di “liberazione”. Disponiamo di una testimonianza del colonnello inglese John Crosland, che era l'addetto militare britannico a Belgrado, che ha scritto un memorandum al Tribunale dell'Aja, affermando, tra l'altro, che nel giugno 1998 il presidente Clinton, Richard Holbrooke e Madeleine Albright avevano deciso di rovesciare Milosevic ed avevano considerato l'Uck come uno strumento adatto a concretizzare tale obiettivo. 

John Crosland disse: «Da questo momento in poi fu assolutamente irrilevante quello che pensavamo circa l'Uck, se fosse un'organizzazione terroristica o di liberazione, perché il “centro del potere” “aveva deciso che si trattava di un alleato».

Quest'organizzazione fu, in seguito, quando si verificò l'aggressione militare della Nato contro la Jugoslavia nel marzo 1999, la milizia terrestre della Nato. La Nato agiva dai cieli, l'Uck da terra.

Dunque, in realtà, vedemmo un certo periodo di preparazione, propedeutico a questa aggressione. I preparativi erano in corso per stigmatizzare il governo della Jugoslavia, dicendo che Milosevic non aveva collaborato, era imprevedibile ed autoritario. Tutta la rete di propaganda occidentale, di propaganda Nato, stava riprendendo quella che era la posizione del Dipartimento di Stato Usa e del Foreign Office di Londra. La demonizzazione è stata la prima fase di preparazione del pubblico europeo ed internazionale a quello che sarebbe seguito dopo.

Poi misero in scena il cosiddetto massacro di civili albanesi a Racak, in Kosovo Metohija. A Racak ci fu un'operazione di polizia delle forze di sicurezza jugoslave contro le unità dell'Uck. Fu annunciato all'Osce e alla cosiddetta “comunità internazionale” che ci sarebbe stata un'operazione di sicurezza contro l'organizzazione terroristica.

Dunque, tutti in Kosovo Metohija e nell'ambito della “comunità internazionale” furono informati. E alcuni di loro avevano anche osservato direttamente, alcuni di loro avevano anche filmato l'operazione. Essa fu considerata una legittima operazione di forze governative contro il terrorismo.   

Tuttavia, l'ambasciatore americano Walker, che era a capo della missione Osce in Kosovo Metohija proclamò «E' stato un massacro di civili».

Questo fu il casus belli che spinse la Nato ad agire. E questo è il dettaglio di uno scenario che sarà ripetuto più volte.

Prima di questo si ebbe, in Bosnia, il cosiddetto incidente di Markale, quando i civili in coda davanti ad un panificio furono bombardati ed uccisi e le accuse furono subito indirizzate nei confronti dei serbi di Bosnia , mentre oggi abbiamo anche ex-militari della fazione musulmana di Izetbegovic, esperti russi ed altri esperti dell'Onu che sostengono che non vi fosse alcuna prova circa il coinvolgimento della parte serba in questo evento. Tutti questi esperti oggi dicono che i musulmani si erano auto-inflitti questa strage al fine di attribuirla al “nemico” serbo.

Abbiamo, in Siria, la polemica sul gas sarin, e così via.

Robles: Se potessimo, prima di mettere troppa carne al fuoco, perché ho un sacco di domande per lei, perché questa è esattamente la stessa cosa che hanno fatto in Libia, in Siria, in Ucraina, ora in Bosnia stanno cercando di farlo di nuovo, in Egitto... In ogni Paese che vogliono rovesciare fanno la stessa cosa. Danno sostegno a qualsiasi terrorista. In Ucraina stanno sponsorizzando neonazisti. Non importa, purché siano in grado di rovesciare il governo. In Medioriente stanno sostenendo Al Qaeda. In Libia ed in Siria questi sono terroristi di Al Qaeda. Sono d'accordo con lei al 100 per cento. Vorrei farle alcune domande. Se potesse, mi dia qualche dettaglio in più su... Era il ministro degli Esteri, sapeva quel che stava accadendo: perché e quando esattamente si è cominciato a parlare di Kosovo? Questo sembra essere il loro obiettivo iniziale – Kosovo – fin dall'inizio.

Jovanovic: Esattamente!

Robles: Perché?

Jovanovic: Beh, ho sempre detto fin dall'inizio che non si trattava di obiettivi regionali o locali. E' stata una questione di obiettivi geopolitici degli Stati Uniti e degli altri Paesi della Nato.

Recentemente, in una conferenza in Germania, mi è stato chiesto: «Quali sono state le ragioni geopolitiche dell'aggressione Nato sul Kosovo?».

Ho detto: «Beh, si tratta, prima di tutto, della realizzazione della politica di espansione della Nato verso l'Est. L'obiettivo era quello di fare del Kosovo una base per un'ulteriore espansione militare verso i confini russi».   

Sono stato anche schietto a dichiarare che vogliono avvicinarsi alle risorse della Siberia, alle risorse del Medioriente, al Bacino del Caspio e così via.

E le persone che mi avevano fatto la domanda rimasero in silenzio dopo le mie argomentazioni. E non avevano altre osservazioni. Penso che tutti si siano resi conto che noi comprendiamo integralmente l'essenza della strategia americana.

La strategia americana è stata presentata nell'aprile 2002, in occasione del vertice Nato di Bratislava. Possediamo un documento scritto del politico tedesco Willy Wimmer, che era presente a quel vertice Nato, in forma di relazione per l'allora cancelliere Gerhard Schroeder. Willy Wimmer, tra le altre cose, nella sua relazione cita che lo stratega americano informò gli alleati della Nato a Bratislava nell'aprile del 2000, riguardo al fatto che la strategia della Nato era quella di stabilire una situazione in Europa simile a quella dell'Impero romano ai tempi dell'apogeo della sua potenza.

Dunque, hanno detto che dal Baltico all'Anatolia avrebbe dovuto realizzarsi la stessa situazione dell'epoca dell'Impero romano. Ed hanno citato alcuni esempi concreti. Hanno detto che la Polonia avrebbe dovuto essere circondata da Paesi amici. La Romani e la Bulgaria avrebbero dovuto costituire un ponte verso l'Asia. E la Serbia avrebbe dovuto essere tenuta permanentemente ai margini dello sviluppo europeo. 

Quindi possiamo vedere che il Kosovo era il punto di partenza di una espansione militare verso l'Oriente. Nel 1999, esattamente 15 anni fa, gli americani stabilirono la loro base militare  di Bondsteel, che da molti analisti politici è considerata la più grande base militare militare americana nel mondo al di fuori del territorio degli Usa.

Robles: Infatti è così!

Jovanovic: E se consideriamo che è la più grande o una delle più grandi, la domanda è: perché doveva essere costruita in Kosovo, quando il Kosovo e la Serbia sono così piccoli, posti così piccoli. E non vi è alcuna spiegazione da un punto di vista regionale.
                                                                                                                      
                                                                                                                    Da La Voce della Russia


                                                      Traduzione di Paolo B. per Forum Belgrado Italia, CIVG 

lunedì 17 marzo 2014

INTERVISTA AD AMIRA HASS


Intervista alla giornalista di Ha’aretz Amira Hass: “Gli attacchi dei coloni e il Price Tag sono parte di un circolo di violenza istituzionalizzato, che passa per l’esercito, i tribunali e finisce alla Knesset”.

di Chiara Cruciati
Gerusalemme, 26 febbraio 2014, Nena News – “La violenza individuale dei coloni altro non è che parte di un circolo istituzionalizzato che legalizza la brutalità e la erge a strumento di controllo e occupazione”. Amira Hass, giornalista israeliana di Ha’aretz, da 20 anni residente nei Territori Occupati – prima a Gaza, ora a Ramallah – spiega così la campagna del Price Tag, lanciata da gruppi di coloni estremisti in risposta alle decisioni (poche) di evacuazione di insediamenti illegali da parte di Tel Aviv.
Una politica che negli ultimi anni si è radicata, con attacchi sempre più frequenti a proprietà e residenti palestinese, e che ha condotto ai risultati sperati dai coloni: “Prendiamo il caso di Hebron – ci spiega la Hass – Oggi [ieri per chi legge, ndr] era il 20° anniversario della strage alla Tomba dei Patriarchi: il colono Baruch Goldstein aprì il fuoco su palestinesi in preghiera, uccidendone 29 e ferendone decine. Dopo quel massacro, la risposta di Tel Aviv fu il Protocollo di Hebron: la Città Vecchia messa sotto il controllo delle autorità israeliane è oggi una città fantasma, il cuore economico e sociale di Hebron è stato distrutto. A pagare le spese di quella strage sono stati i palestinesi. Perché? Si tratta di una politica specifica che da una parte istituzionalizza la violenza e dall’altra permette al singolo colono di ottenere il suo obiettivo, far pagare il prezzo ai palestinesi”.
“In questo modo, la violenza diventa di Stato – continua la giornalista – Una sorta di circolo di violenza che parte da quella individuale e fisica dei coloni violenti, si allarga alla violenza della polizia e dell’esercito israeliani, arriva alla violenza burocratica attraverso gli ordini militari e le leggi restrittive applicate nei Territori, giunge alla violenza perpetrata nelle corti di giustizia e si conclude nella violenza di Stato, istituzionalizzata”.
Un esempio? La Hass racconta della prima volta in cui si trovò di fronte una distesa di alberi di ulivo sradicati: 150 ulivi di proprietà di Ibrahim, contadino del villaggio di Janoud, vicino Nablus. Era il 1998: “Il villaggio si trova in mezzo a tre colonie, di cui una all’epoca era un insediamento non legalizzato. Arrivai sul posto e vidi decine di ulivi mutilati, colsi il lutto negli occhi della famiglia. Pochi mesi fa, mi è giunta notizia di un nuovo attacco, in questi 15 anni il villaggio sia stato un target dei coloni decine di volte. Ho scoperto che dal 1998 ad oggi, Israele ha confiscato migliaia di dunam di terre a favore delle tre colonie: la violenza dei coloni ha portato all’ottenimento del loro obiettivo. Lo Stato di Israele ha avviato quella macchina, quel sistema di violenza istituzionalizzata, che ha permesso l’ulteriore vessazione del popolo palestinese”.
Tali atti mostrano con chiarezza che non si tratta – nel caso del Price Tag o di altre azioni violente – della mera iniziativa di individui. Dietro, spiega la Hass, ci sono i mezzi finanziari e militari di gruppi molto più forti e delle stesse istituzioni statali che forniscono la necessaria copertura legale e economica: “Un circolo: prima la violenza individuale, poi la copertura istituzionale, seguita dalla legalizzazione della violenza. Le conseguenze finali si abbattono sul popolo palestinese sia sotto forma di attacchi diretti che sotto forma di restrizioni, confische di terre e ordini militari”.
L’obiettivo finale è quello che il progetto sionista tenta di raggiungere da 66 anni: l’espansione coloniale, l’ampliamento dei confini dello Stato di Israele e la sua natura ebraica. “Israele intende allargare il più possibile i blocchi di colonie, mangiare più territorio possibile, così che quando il prossimo Kerry arriverà qui tra 10 anni si troverà di fronte fatti sul terreno, realtà immodificabili, ovvero blocchi di insediamenti talmente ampi da non poter essere rimossi. Per questo dico che i coloni non vanno presi come individui, ma come strumenti di Stato, come progetto di Stato”.
“L’obiettivo finale è la creazione di uno Stato ebraico – conclude la Hass – Oggi Israele non può più operare come fece nel 1948 e nel 1967, con deportazioni di massa di palestinesi. Per questo tenta di raggiungere il suo scopo chiudendo i palestinesi dentro enclavi, bantustan, dove massimizzare la popolazione araba in uno spazio minimo. Gaza ne è un esempio, l’Area A in Cisgiordania ne è un esempio. E se prima tale politica veniva applicata solo ai Territori Occupati, oggi target sono anche le comunità palestinese dentro lo Stato di Israele, come i beduini in Naqab minacciati dal Piano Prawer o i villaggi in Galilea. Questo è il compromesso trovato da Tel Aviv: non potendo liberarsi del tutto del popolo palestinese, lo chiude dentro delle enclavi piccole, senza continuità territoriale tra loro, circondate e quindi controllate dalle colonie. Ecco, per questo, i coloni e la loro violenza altro non sono altro che uno strumento di Stato”. Nena News
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mercoledì 12 marzo 2014

UCRAINA: ORGANIZZAZIONE MILITARE SEGRETA NEONAZISTA COINVOLTA NEGLI SPARI A MAIDAN




MERCENARI STATUNITENSI A KIEV

I media ucraini e russi (segue il link al servizio del canale Rossija1) hanno comunicato ieri (5/3) che a Kiev sarebbero arrivati 300 mercenari della statunitense Academi, ex Blackwater Worldwide, una delle maggiori PMC (Private Military Companies). L'area di impiego dei mercenari sarebbe l'Ucraina sud-orientale, dove più forti sono le proteste contro la giunta di Kiev. In queste regioni infatti sono frequenti le prese di posizione delle amministrazioni locali che non riconoscono il nuovo potere centrale, e gli oligarchi nominati governatori dal governo non stanno riuscendo a contenere le proteste.

La Blackwater - Academi è tristemente nota per le stragi compiute contro civili a Falluja e Baghdad e successivamente in Afghanistan. (Fonte: pagina Facebook "Con l'Ucraina antifascista")

Ucraina: organizzazione militare segreta neo-nazista coinvolta negli spari a Euromaidan

- di William Engdahl -

Gli eventi in Ucraina Dal novembre 2013 Sono Così sorprendenti da sfidare quasi la Realtà. Il Presidente ucraino legittimamente Eletto (Secondo Tutti Gli Osservatori Internazionali), Viktor Janukovich, E Stato abbattuto Dalla carica e costretto a Fuggire venire ONU criminale di guerra, DOPO Più di tre Mesi di Proteste violente e di omicidi terroristici da altera parte della cosiddetta opposizione. Il Suo "Crimine", Secondo il capo della protesta, era Aver rifiutato l'offerta dell'UE di un'associazione vagamente definita Che offriva poco all'Ucraina e di Aver favorito Accordo ONU concreto con la Russia Che riduceva Subito di 15 Miliardi di Dollari il Debito e la forte RIDUZIONE dei PREZZI d'Importazione del gas russo. Washington, una tal quale punto ha Accelerato e il risultato Attuale E La catastrofe. 
Un’organizzazione militare segreta neo-nazista legata alla NATO avrebbe svolto un ruolo decisivo nei tiri dei cecchini e nelle violenze che hanno portato al crollo del governo legittimo. Ma l’occidente non ha finito con la distruzione dell’Ucraina. Ora il FMI imporrà condizioni gravi quali prerequisiti per un qualsiasi aiuto finanziario occidentale. Dopo la famosa telefonata trapelata tra l’assistente del segretario di Stato USA Victoria Nuland e l’ambasciatore statunitense a Kiev, in cui discuteva i dettagli sul nuovo governo di coalizione a Kiev, respingendo la soluzione dell’Unione europea con il suo “si fotta l’UE”, [1] l’UE è andata avanti da sola. Il ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, propose che lui e il suo omologo francese, Laurent Fabius, andassero a Kiev per cercare una risoluzione prima dell’escalation delle violenze. Al ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski chiesero di aderire. Ai colloqui di Kiev parteciparono la delegazione UE, Janukovich, i tre leader dell’opposizione e un rappresentante russo. Gli Stati Uniti non furono invitati. [2] L’intervento dell’UE senza Washington era straordinario e rivelava una profonda divisione negli ultimi mesi. In effetti l’UE diceva al dipartimento di Stato degli Stati Uniti, “La domanda senza risposta finora è chi ha schierato i cecchini? Secondo un veterano dell’intelligence USA, i cecchini provenivano da un’organizzazione militare di ultra-destra nota come Assemblea Nazionale Ucraina – Autodifesa del Popolo Ucraino (UNA-UNSO).

Gli Strani 'nazionalisti' ucraini

Il capo di UNA-UNSO, Andrej Shkil, Dieci Anni fa era consigliere di Julija Tymoshenko. UNA-UNSO, Durante la "Rivoluzione arancione" istigata Dagli USA Nel 2003-2004, sostenne il Candidato pro-NATO Viktor Jushenko Contro il Suo avversario filo-russo Janukovich. I Members di UNA-UNSO garantivano la Protezione ai di sostenitori di Jushenko e Julija Tymoshenko una Piazza Indipendenza, a Kiev, Nel 2003-4. [4] UNA-UNSO avrebbe also Stretti legami con il Partito nazionaldemocratico tedesco (NDP). [5] Fin Dalla dissoluzione dell'Unione Sovietica Nel 1991, i para-militari di UNA-UNSO Furono Dentro OGNI Rivolta Contro l'influenza russa. L'unico collegamento Nelle Loro Azioni violente E Semper Stata la russofobia. L'Organizzazione, Secondo i Veterani dell'intelligence statunitense, E altera parte dell'organizzazione segreta della NATO "GLADIO", e non E ONU Gruppo nazionalista ucraino venire spacciato Dai mezzi Occidentali. [6] Secondo queste Fonti, UNA-UNSO fu coinvolta (confermata ufficialmente) negligenza eventi Lituani nell'inverno del 1991, Nel Colpo di Stato Sovietico nell'estate 1991, Nella guerra della Repubblica del Pridnestrovija Nel 1992, la guerra antirussa in Abkhazia del 1993, la guerra cecena, la campagna in Kosovo Organizzata Dagli USA Contro i Serbi e la guerra in Georgia dell'8 agosto 2008. Secondo Questi, rapporti, i paramilitari di UNA-UNSO erano Coinvolti in OGNI guerra sporca della NATO Nel post-guerra Fredda, Semper in lotta in Nome della NATO. "Queste PERSONE Sono mercenari pericolosi utilizzati in Tutto il Mondo per Combattere le guerre sporche della NATO e denigrare Russia Perchè racconto Gruppo SI FA Switch to fingendo per Forze speciali russe. Questi, Sono delinquenti Che non Annone nulla un Che tariffa con i nazionalisti da parata, Sono i tizi con i fucili da cecchino », insistono queste Fonti. [7] 
Se fosse vero che UNA-UNSO non è l’opposizione “ucraina”, ma piuttosto una forza segretissima della NATO in Ucraina, ciò suggerirebbe che il compromesso dell’UE con i moderati è stato probabilmente sabotato da un attore importante escluso dai colloqui di Kiev del 21 febbraio, come la diplomatica del dipartimento di Stato Victoria Nuland. [8] Nuland e il senatore repubblicano statunitense John McCain hanno contatti con il capo dell’opposizione ucraina del partito Svoboda, apertamente antisemita e difensore dei crimini di guerra della divisione SS ucraina Galizia. [9] Il partito fu registrato nel 1995, inizialmente si chiamava “Partito nazionalsociale d’Ucraina” e usava un logo nazistoide. Svoboda è la facciata elettorale di organizzazioni neo-naziste ucraine come UNA-UNSO. [10] Un ulteriore indizio della presenza della mano di Nuland negli ultimi eventi Ucraina, è il fatto che il nuovo parlamento ucraino dovrebbe nominare il prescelto di Nuland, Arsenij Jatsenjuk, del partito di Tymoshenko, a capo ad interim del nuovo governo. Qualunque sia la verità, è chiaro che Washington ha preparato un nuovo stupro economico dell’Ucraina utilizzando il Fondo Monetario Internazionale (FMI) sotto il suo controllo.

Il FMI saccheggia il tesoro dell'Ucraina

Ora Che la "opposizione" ha esiliato ONU Eletto Presidente regolarmente in QUALCHE Posto sconosciuto, e sciolto la Polizia Nazionale, i Berkut, Washington chiede il Che l'Ucraina SI sottoponga Alle CONDIZIONI onerose del FMI. Nei negoziati dello scorso ottobre, il Fondo Monetario Internazionale ha chiesto Che l'Ucraina raddoppi il prezzo del e dell'elettricità per l'industria e le caso del gas, tolga il Divieto alla privatizzazione dei Ricchi Terreni Agricoli dell'Ucraina, Una Profonda revisione delle Partecipazioni Statali, svalutazione della moneta, Taglio dei Fondi per i bambini in eta scolare e per Gli Anziani, per "equilibrare il Bilancio". In cambio l'Ucraina otterrebbe 4 miseri Miliardi di Dollari. Prima della cacciata del Governo filo-moscovita di Janukovich, era Mosca Pronta a ridurre di 15 Miliardi di Dollari il Debito dell'Ucraina ea ridurre i PREZZI del gas di ben ONU Terzo. Ora, comprensibilmente, la Russia difficilmente dara Tali Aiuti. La Cooperazione Economica di tra l'Ucraina e Mosca era Qualcosa Che Washington era determinata a sabotare una Tutti i Costi. Il dramma E tutt'altro Che Finito. La posta in gioco riguarda il Futuro della Russia, le RELAZIONI UE-Russia e la Potenza Globale di Washington, o almeno di Quella fazione a Washington Che Vede le guerre vengono strumento Primario della Politica.



F. William Engdahl è un analista geopolitico e autore di “Full Spectrum Dominance: la democrazia totalitaria nel Nuovo Ordine Mondiale“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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Funzionari del Servizio di Sicurezza dell'Ucraina (SBU), fedeli al deposto presidente Viktor Yanukovich, hanno intercettato i telefoni del Ministro degli Esteri estone Urmas Paet e dell’Alto Rappresentante dell'Unione Europea per gli Affari Esteri e la Sicurezza Catherine Ashton e hanno diffuso la loro conversazione sul web. I due discutono delle loro impressioni su ciò che sta accadendo nel paese dopo la “rivoluzione”. Il succo del discorso è che gli ucraini non hanno fiducia in nessuno dei leader del Maidan.
Ma la cosa più sorprendente riguarda l'uso della forza durante la “rivoluzione”, in particolare per quanto riguarda i cecchini che hanno ucciso sia i manifestanti che gli agenti della polizia antisommossa.
Il ministro Paet rivela la scioccante informazioni che confermerebbe le voci secondo cui i cecchini sarebbero stati assoldati dai leader del Maidan.

Una nota pubblicata oggi sul sito del Ministero degli Esteri estone conferma l'autenticità della telefonata (http://www.vm.ee/?q=en%2Fnode%2F19353) sorvolando in maniera imbarazzante sul coinvolgimento dell'opposizione negli atti di violenza.

Ieri, 4 marzo, il nuovo Ministro degli Interni Avakov ha dichiarato che sul majdan hanno causato spargimenti sangue "forze non ucraine".

AUDIO/VIDEO: http://www.youtube.com/watch?v=ZEgJ0oo3OA8




martedì 11 marzo 2014

LA LETTERA DEI 50 GIOVANI ISRAELIANI CHE RIFIUTANO DI PRENDERE LE ARMI CONTRO I PALESTINESI







Un gruppo di studenti delle scuole superiori israeliane ha inviato la seguente lettera al Primo Ministro Netanyahu, spiegando il loro rifiuto di servire nell'esercito. Lettera di rifiuto del 2014 degli obiettori di coscienza (''Shministim'')

''Noi, cittadini dello Stato di Israele, siamo stati designati per servire nell'esercito. Facciamo appello ai lettori di questa lettera affinchè mettano da parte ciò che è sempre stato dato per scontato e a riconsiderare le implicazioni del servizio militare. Noi, sottoscritti, intendiamo rifiutare di servire nell'esercito e la ragione principale di questo rifiuto è la nostra opposizione all'occupazione militare dei territori palestinesi. I palestinesi nei territori occupati vivono sotto il governo israeliano anche se non hanno scelto di farlo, e non possono fare appello ad alcun ricorso legale per modificare questo regime e i suoi processi decisionali. Questa situazione non è nè egualitaria nè giusta.

In questi territori sono violati i diritti umani e vengono commessi regolarmente atti definiti ai sensi del diritto internazionale come crimini di guerra: omicidi (extragiudiziali), la costruzione di insediamenti nei territori occupati, le detenzioni amministrative, torture, punizioni collettive e la ripartizione diseguale delle risorse, come l'elettricità e l'acqua. Ogni forma di servizio militare rafforza questo status quo e, pertanto, in conformità con la nostra coscienza, non possiamo prendere parte ad un sistema che perpetra i crimini sopra citati.

Il problema dell'esercito non inizia e finisce con il danno che infligge alla società palestinese. Si insidia anche nella vita quotidiana della società israeliana: modella il sistema educativo e le nostre opportunità di lavoro, favorendo il razzismo, la violenza e le discriminazioni etniche, nazionali e di genere.

Ci rifiutiamo di aiutare il sistema militare nella sua promozione e perpetuazione del dominio maschile. A nostro parere l'esercito favorisce un ideale maschile violento e militarista, secondo cui ''la forza è giusta''.
Questo ideale è dannoso per tutti soprattutto per quelli che non si adattano ad esso. Inoltre ci opponiamo alle strutture di potere oppressive, discriminatorie e di genere all'interno dell'esercito.
Ci rifiutiamo di abbandonare i nostri principi e valori per la semplice ragione di inserirci nella società. Il nostro rifiuto arriva dopo una considerevole riflessione, e la decisione spetta a noi.

Ci appelliamo ai nostri coetanei, a quelli attualmente in servizio nell'esercito e all'opinione pubblica israeliana in generale, a riconsiderare la loro posizione in merito all'occupazione, all'esercito, e al ruolo dei militari nella società civile. Crediamo nel potere e nella capacità dei civili di cambiare la realtà in meglio, con la creazione di una società più giusta ed equa. Il nostro rifiuto esprime questa convinzione''.