domenica 6 giugno 2021

TRUMP, FORT DETRICK E IL COVID-19 - Il colpevole silenzio degli Stati Uniti sulla vera origine del coronavirus

 

di Daniele Burgio, Massimo Leoni e Roberto Sidoli


Tutta una serie di variegate informazioni e di fatti concreti, combinati strettamente tra loro a partire da alcune clamorose anomalie, provano e attestano oltre ogni dubbio che:

1) Il coronavirus ha iniziato a contagiare e devastare il mondo trovando il suo luogo di origine e di propagazione nella base militare e nel laboratorio batteriologico di Fort Detrick, collocato nello stato del Maryland degli Stati Uniti, fin dal luglio del 2019 e quindi più di tre mesi in anticipo rispetto ai casi riportati a Wuhan e in Cina;

2) Il governo Trump, gli apparati statali americani e l’amministrazione Biden in carica dal gennaio del 2021, hanno via via cercato, coscientemente e costantemente, di coprire e nascondere tale gravissimo evento di contaminazione durante il periodo compreso tra il luglio del 2019 e il presente, ossia per due lunghi e sanguinosi anni: una menzogna permanente e perfettamente consapevole di Washington che ha direttamente causato e prodotto il dilagare della paurosa strage di più di tre milioni di esseri umani, insanguinando dall’estate del 2019 quasi tutto il nostro pianeta e provocando circa 600.000 vittime innocenti nella stessa America.



Fin dal 1943 e senza soluzione di continuità uno dei principali siti militari statunitensi per la guerra batteriologica, Fort Detrick, registrò al suo interno una prima e innegabile “fuga” verso il mondo esterno del batterio che causa l’antrace (una gravissima infezione, con sintomi molto simili a quelli creati dalla polmonite) già il 18 settembre 2001, ossia solo una settimana dopo gli attentati dell’11 settembre.


Dopo questo pessimo precedente, è sicuro e attestato senza ombra di dubbio persino da un articolo dell’insospettabile New York Times del 5 agosto 2019 che durante la seconda metà di luglio del 2019 l’attività di ricerca batteriologica di Fort Detrick venne chiusa: quest’ultima serrò dunque i battenti nel luglio del 2019 in modo improvviso, rimanendo non operativa per molti mesi e riavviando completamente la sua attività solo a fine marzo 2020.


Al di là delle spiegazioni ufficiali del Pentagono rispetto a tale prolungata serrata, relative a un problema delle acque reflue, si registra dunque un’anomalia made in USA, allo stesso tempo clamorosa e incontrovertibile, fuori discussione e inattaccabile: ma qual era la vera ragione della singolare, eclatante e improvvisa chiusura delle ricerche batteriologiche a Fort Detrick?



Un’embrionale risposta venne fornita quasi subito da un lucido articolo dell’insospettabile e anticomunista quotidiano inglese Indipendent, il quale già il 6 agosto del 2019 notò che «al principale laboratorio di guerra batteriologica dell’America era allora stato ordinato di interrompere tutte le ricerche sui più letali virus e agenti patogeni per il timore che le scorie tossiche potessero uscire dalla struttura. Sin dall'inizio della Guerra Fredda, Fort Detrick in Maryland è stato l'epicentro della ricerca di armi batteriologiche dell'Esercito USA. Il mese scorso [ossia il luglio 2019, ndr] il Centro per il Controllo e la Prevenzione di malattie (l'organismo governativo di salute pubblica) ha privato il laboratorio della sua licenza per gestire “agenti patogeni selezionati” altamente riservati che includono ebola, vaiolo e antrace. L'inusuale mossa è seguita ad una ispezione del CDC a Fort Detrick che ha scoperto gravi problemi nelle nuove procedure utilizzate per decontaminare gli scarti liquidi. Per anni la struttura ha fatto uso di un impianto di sterilizzazione a vapore per trattare l'acqua contaminata, ma lo scorso anno, in seguito a una tempesta che ha allagato e distrutto il macchinario, Fort Detrick ha iniziato a utilizzare un sistema chimico di decontaminazione. Nonostante ciò, gli ispettori del CDC hanno trovato che le nuove procedure non erano sufficienti e che entrambi i guasti meccanici fossero causa di perdite e che i ricercatori avrebbero fallito a seguire propriamente il regolamento. Come risultato l'organizzazione ha mandato un provvedimento di sospensione ordinando a Fort Detrick di sospendere tutte le ricerche sugli agenti selezionati».



Il mistero della sostanziale chiusura della base di Fort Detrick è stato in ogni caso risolto in modo indiscutibile da una seconda e sicura anomalia, sempre avvenuta in terra statunitense e verificatasi guarda caso a ridosso della serrata estiva della base militare del Maryland: ossia la “misteriosa” epidemia di polmonite acuta che colpì gli Stati Uniti, a partire proprio dal luglio del 2019. Su Internet si poteva tranquillamente leggere, fin dall’inizio di settembre del 2019, pertanto almeno due mesi prima dei primordi dell’epidemia di coronavirus a Wuhan e in Cina, tutta una serie di articoli e notizie eclatanti come quelle che seguono e che riguardavano proprio l’America:


«Da quest'estate [del 2019, ndr] oltre 200 persone, perlopiù giovani, sono finite in ospedale in queste condizioni. Agli esami i polmoni appaiono come colpiti da un’infezione molto aggressiva di cui i dottori non conoscono la causa. Gli Stati Uniti registrano altre due vittime (il totale sale così a tre) di una ancora misteriosa patologia polmonare legata allo svapo. Il secondo decesso - riferisce il New York Times - è avvenuto a luglio, un mese prima della persona che ha perso la vita in Illinois per lo stesso problema. Ma solo giovedì Ann Thomas, funzionario per la sanità dell’Oregon e pediatra, ha reso nota la notizia. Thomas non ha voluto rivelare né il nome, né l’età e il sesso della vittima, ma ha assicurato che la morte è stata causata dalla crisi respiratoria innescata dalla patologia legata allo svapo. “Appena arrivata in ospedale, la persona è stata ricoverata e attaccata al respiratore”. Dopo qualche settimana, i dottori hanno costatato che l’infezione polmonare era arrivata a livelli irreversibili. La vittima aveva acquistato un prodotto per le sigarette elettroniche in un marjuana shop. Il terzo decesso è stato confermato in data 5 settembre dai funzionari sanitari dell'Indiana. Si tratta di “una persona di età superiore ai 18 anni”, ha dichiarato il Dipartimento della Salute dello Stato in una nota. Nello Stato, in particolare, sono in esame 30 casi di gravi lesioni polmonari legate allo svapo [l’inalazione tramite sigarette elettroniche, ndr]. Da quest'estate oltre 200 persone, perlopiù giovani, sono finite in ospedale in queste condizioni. Tutti sono svapatori. Vengono ricoverati per fiato corto, crisi respiratoria, diarrea, vertigini, vomito. Agli esami tomografici i polmoni appaiono come colpiti da un’infezione molto aggressiva di cui i dottori non conoscono la causa».



Dopo aver notato di sfuggita come agli inizi di settembre del 2019 proprio il Maryland, ossia lo stato federale nel quale è collocato Fort Detrick, stesse valutando se prendere delle misure per frenare l’uso delle peraltro inoffensive (in assenza di Covid-19) sigarette elettroniche, ritenute allora la causa della misteriosa “polmonite” iniziata negli USA nell’estate del 2019, va sottolineato che i sintomi della suddetta epidemia che colpì allora l’America, in concomitanza con la quasi simultanea chiusura della “biologica” Fort Detrick, furono identici alla malattia che in seguito venne identificata, e non certo da Washington, come coronavirus: del resto lo stesso Robert Redfield, in qualità di direttore del centro statunitense per il controllo e la prevenzione delle malattie, in seguito e all’inizio del 2020 ammise parzialmente che alcuni casi di Covid-19 si erano verificati all’interno degli Stati Uniti già nel corso del 2019, ma vennero diagnosticati come “influenza”, come riferì anche il giornale The Guardian.


Dopo la chiusura di Fort Detrick a fine luglio del 2019 e l’epidemia misteriosa di “polmonite” nella stessa estate, emerse comunque una terza singolarità in terra statunitense sempre in quel periodo: infatti le autorità governative e sanitarie del paese per alcuni mesi attribuirono, in modo illogico, le morti per le strane polmoniti che si stavano verificando negli Stati Uniti nell’estate del 2019 all’innocuo e ormai decennale consumo di sigarette elettroniche (innocuo, ovviamente, in assenza di coronavirus), creando una colossale e governativa fake news. Si trattò di un’assurdità incredibile visto che per dodici anni, dal lontano 2007, le sigarette elettroniche erano state utilizzate su larga scala da milioni e milioni di cittadini degli Stati Uniti: durante i lunghi mesi che separano il 2007 dal luglio del 2019 tale consumo non ha creato alcun problema sanitario serio, né soprattutto polmoniti gravi, mentre risultava chiaro che il presunto effetto nocivo delle sigarette elettroniche era, in modo incredibile, limitato e circoscritto solo agli USA e non coinvolgeva in alcun modo il resto del mondo, dove pure il fumo elettrico era diffuso da un decennio. Fin dal settembre del 2019 alcuni studi medici hanno mano a mano dimostrato l’assenza di qualunque collegamento diretto tra “svapare”, cioè inalare da sigarette elettroniche, e le “polmoniti” del 2019: ma se il governo Trump e le autorità statunitensi non parlarono in alcun modo di quello che era successo a Fort Detrick, viceversa esse fino all’ottobre 2019 lasciarono tranquillamente che per alcuni mesi si propagassero le false informazioni sull’inesistente legame tra la nuova e “misteriosa” (misteriosa, ma non certo a Fort Detrick) malattia polmonare e le sigarette elettroniche.



Siamo in presenza di fatti eclatanti e innegabili, che a questo punto vanno collegati con un’ennesima anomalia avente per oggetto questa volta il mistero dei giochi militari di Wuhan: a tal proposito l’insospettabile, filoamericano e anticomunista quotidiano Il Messaggero ha pubblicato nel 2020 un articolo intitolato Primi casi ai giochi mondiali militari di Wuhan 2019:


«Vuoi vedere che il coronavirus era nell’aria di Wuhan già in ottobre, un mese in anticipo rispetto al primo caso ufficiale riscontrato sul suolo cinese e datato 17 novembre? Verso questa possibile conclusione potrebbero condurre alcune testimonianze di atleti recatasi nella località cinese, per prendere parte ai Giochi Mondiali militari, i quali sia in Cina sia al ritorno in patria hanno manifestato i sintomi di quella malattia, che alcuni mesi dopo, avrebbe scombussolato il mondo intero. Alla rassegna degli sportivi in divisa, celebratasi nel capoluogo della provincia di Hubei dal 18 al 27 ottobre, hanno preso parte 10mila atleti provenienti da un centinaio di paesi. Tra di loro c’erano anche due pentatleti francesi, Valentin Belaud e Elodie Clouvel, che al quotidiano l’Equipe, hanno raccontato di essersi ammalati ed essere stati costretti a saltare gli allenamenti in Cina, accusando problemi mai avuti in precedenza. In più la coppia, nel momento in cui ha comunicato il problema allo staff medico, ha appreso che anche altri membri della delegazione transalpina si erano ammalati. Pure sul fronte italiano, i racconti degli azzurri presenti in Cina condurrebbero alla stessa conclusione. Tra gli altri lo spadista Matteo Tagliariol, olimpionico a Pechino 2008, che a Wuhan ha gareggiato nella prova a squadre insieme a Paolo Pizzo e Lorenzo Buzzi, ha ricordato di essere stato malato per diversi giorni, soffrendo soprattutto di una fastidiosissima tosse, e che nel centro medico del villaggio le aspirine erano esaurite, a causa dell’elevato numero di malati. Poi al rientro in Italia, il 37enne Tagliariol ha avuto la febbre e dopo la sua guarigione si sono ammalati pure la compagna, la fiorettista Martina Batini, e il figlio di due anni. “Ai mondiali militari di Wuhan ci siamo ammalati tutti, 6 su 6 nell'appartamento e moltissimi anche di altre delegazioni. Tanto che al presidio medico avevano quasi finito le scorte di medicine”, ha detto Tagliariol».



Sappiamo con assoluta certezza che i giochi militari mondiali di Wuhan, collegati ovviamente con l’arrivo in Cina di migliaia di militari occidentali e di centinaia di atleti USA, non avvennero nel giugno 2019, ma a partire dal 18 ottobre 2019: dunque a tre mesi di distanza e circa cento giorni dopo i primi casi negli Stati Uniti, verificatisi a partire dal luglio 2019, e tra l’altro sessanta giorni dopo i primi casi di coronavirus a Milano e in Lombardia. Vista la presenza innegabile del Covid-19 negli USA già durante l’estate del 2019, quindi, furono gli atleti statunitensi a esportare involontariamente il coronavirus in Cina a Wuhan, non il contrario, senza comunque che il governo degli Stati Uniti avvertisse in alcun modo le autorità cinesi dell’epidemia di “polmonite” in corso nella nazione americana. Di fronte a questo quadro risulta perfettamente chiaro perché i ricercatori dell’autorevole Organizzazione Mondiale della Sanità, un ente dell’ONU, al termine di una serie di ispezioni effettuate all’inizio del 2021 a Wuhan, abbiano definito chiaramente e senza mezzi termini “altamente improbabile” che il coronavirus sia fuoriuscito dal laboratorio di ricerche di Wuhan.


La quinta anomalia ha per oggetto la particolare, inquietante e maligna “simulazione di scenario” pubblicato nell’ottobre del 2019 dal John Hopkins Center for Health Security assieme ad altre due organizzazioni statunitensi, relativa allo scoppio di una pandemia di “coronavirus immaginario”, originatasi in un ipotetico allevamento di maiali del Brasile: una simulazione a tavolino che stranamente si stava già trasformando in realtà, in terra statunitense.



«Eric Toner è uno scienziato americano del John Hopkins Center for Health Security, e a ottobre scorso aveva simulato una pandemia di coronavirus. Tre mesi fa, infatti, il centro di ricerca di New York ha condotto un esperimento insieme al World Economic Forum e la Bill and Melinda Gates Foundation, per dimostrare l’importanza della partnership tra istituzioni pubbliche e enti privati nel far fronte a pandemie globali. Lo studio ha simulato una pandemia di coronavirus immaginario originato negli allevamenti di suini del Brasile e un’espansione in quasi tutti i Paesi del mondo nell’arco di 6 mesi. Secondo l’impressionante simulazione, nell’arco di 18 mesi 65 milioni di persone sarebbero morte. Come ha precisato il John Hopkins Center, l’esperimento e i risultati relativi al numero di vittime non corrispondevano in nessun modo a previsione, ma a una semplice simulazione».


Questa “semplice simulazione” venne pubblicata guarda caso nell'ottobre del 2019: ossia proprio dopo che negli USA era stata chiusa da circa tre mesi la base militare di Fort Detrick, dopo lo scoppio dell’epidemia di polmoniti e dopo l’allarme per il presunto effetto nocivo delle innocue sigarette elettroniche in terra americana. Un’ultima anomalia, che rafforza ancora di più la “teoria Fort Detrick”, ha per oggetto invece l’enorme numero di vittime purtroppo avvenute sempre negli Stati Uniti a causa dell’“influenza” che colpì il paese dal novembre 2019 (quando a Wuhan stavano iniziando solo i primi sporadici casi…) fino al febbraio 2020, determinando la cifra impressionante di quasi ventimila morti.


Non a caso già nel febbraio 2020, in modo responsabile e onesto, «il Prof. Edward Livingston ed i suoi colleghi, in questa infografica pubblicata il 26 Febbraio su JAMA, sottolineano come, sebbene vi sia una grande attenzione all’epidemia della malattia di coronavirus 2019 (COVID-19), tuttavia questa condizione costituisce un problema rilevante in un’area della Cina e sembra avere ramificazioni cliniche limitate al di fuori di quella regione. Sta di fatto che gli Stati Uniti stanno vivendo una grave stagione influenzale che ha già provocato più di 16.000 morti. L’infografica pubblicata su JAMA mette a confronto i tassi di incidenza e mortalità per le 2 malattie virali delle vie respiratorie. Nel periodo sino al 24 Febbraio 2020, negli Stati Uniti, relativamente al COVID-19, sono stati registrati 14 casi diagnosticati dal sistema sanitario statunitense, 39 casi tra i cittadini statunitensi rimpatriati. Non sono stati segnalati morti, né pazienti critici e non ci sono evidenze di trasmissione, negli Stati Uniti, in una ampia comunità. Analizzando parallelamente i dati sull’influenza, negli Stati Uniti, al 15 Febbraio 2020, i CDC stimano che si siano ammalate almeno 29 milioni di persone, che siano state effettuate almeno 13 milioni di visite mediche, almeno 280.000 ospedalizzazioni e che i morti siano stati almeno 16.000, da sottolineare le 105 morti pediatriche correlate all’influenza. Pertanto gli Autori ritengono che, sulla base di questi dati, da un punto di vista della sanità pubblica le persone dovrebbero focalizzare la loro attenzione sull’influenza ed adottare le misure preventive che includono, nel caso dell’influenza, anche la possibilità del vaccino, oltre a quelle più volte ricordate per tutti i virus respiratori».


Ma non si trattava certo solo di “influenza”, come ha dimostrato la prima “pistola fumante” in questo particolare intrigo e giallo di portata planetaria: si tratta della scrupolosa attività dell’insospettabile Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, che ha attestato e dimostrato nell’ottobre del 2020 come il coronavirus fosse senza alcun dubbio presente in Lombardia e alcune altre regioni di Italia fin dal settembre del 2019, ossia almeno due mesi prima dell’inizio dell’epidemia a Wuhan e in Cina.


«Il virus SarsCov2 circolava in Italia già a settembre 2019, dunque ben prima di quanto si è pensato finora. La conferma arriva da uno studio dell'Istituto dei tumori di Milano e dell'università di Siena, che ha come primo firmatario il direttore scientifico Giovanni Apolone, pubblicato sulla rivista Tumori Journal. Analizzando i campioni di 959 persone, tutte asintomatiche, che avevano partecipato agli screening per il tumore al polmone tra settembre 2019 e marzo 2020, l'11,6% (111 su 959) di queste persone aveva gli anticorpi al coronavirus, di cui il 14% già a settembre, il 30% nella seconda settimana di febbraio 2020, e il maggior numero (53,2%) in Lombardia». 


Si tratta di una notizia clamorosa, oltre che indiscutibile e sicura: essa dimostra che l’allora “misteriosa” epidemia polmonare, sviluppatasi negli Stati Uniti dal luglio del 2019, si era estesa sicuramente dall’America all’Italia trasferendosi di luogo e nazione all’interno del mondo occidentale, e non certo in quello asiatico…

A questo punto va fatta emergere una seconda superprova: uno studio accurato dell’insospettabile ente statunitense denominato “Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie” (CDC), pubblicato purtroppo molto in ritardo (solo alla fine del 2020), ha rilevato come ben 39 campioni di sangue, presi tra il 13 e il 16 dicembre del 2019 in California, Oregon e Washington, fossero risultati positivi agli anticorpi del coronavirus: dimostrando quindi in modo indiscutibile che la quarantina di persone coinvolte era stata infettata dal Covid-19 già nelle settimane precedenti allo scoppio su vasta scala dell’epidemia di Wuhan.


Si può inoltre congiungere tale elemento indiscutibile a una terza e formidabile superprova, che fa luce definitivamente sul caso in oggetto. Infatti ormai è sicura l’identità del “paziente zero”, anzi dei numerosi pazienti zero del Covid di natura civile: gli sfortunati pensionati di una casa di riposo di Green Spring, in Virginia e nella contea di Fairfax, collocata per loro sfortuna vicino a Fort Belvoir, un ospedale destinato ai militari statunitensi che assiste anche i ricoverandi in arrivo da Fort Detrick.


La sera dell’11 luglio del 2019, infatti, più di tre mesi prima dei giochi militari di Wuhan, l’insospettabile e anticomunista rete televisiva “ABC” raccontò che in quei giorni, almeno quattro mesi prima dei casi iniziali a Wuhan, «“[…] una malattia mortale in Virginia ha portato due morti e dozzine di residenti infettati di una malattia respiratoria qui nella comunità di pensionamento di Green Spring. Negli ultimi 11 giorni, 54 persone si sono ammalate con sintomi che vanno da una brutta tosse alla polmonite, senza indizi chiave su come sia scoppiata la malattia improvvisa”. Passano due giorni e la strana epidemia compare anche in un’altra casa di riposo li vicino. È sempre il tg [statunitense dell’ABC, ndr] a raccontarlo: “Un misterioso virus respiratorio ha colpito una seconda casa di riposo nella contea di Fairfax”. L’unica cosa chiara al momento è che, due giorni dopo la seconda epidemia a poche decine di miglia di distanza, con un ordine del Cdc, il laboratorio di sicurezza biologica livello 4 di Usamriid, a Fort Detrick nel Maryland, viene chiuso per un incidente di biocontenimento. È sempre il tg a raccontare le paure degli abitanti di quella zona: “Gli abitanti che vivono vicino a Fort Detrick vogliono sapere perché il laboratorio top di Army Germ, uno dei più noti, è stato chiuso così velocemente”».


Era ed è tuttora un’ottima domanda, un eccellente interrogativo.

«A Fort Detrick infatti gli scienziati Usa gestiscono alcuni degli agenti biologici più sensibili e conducono ricerche mediche all’interno di esso. Ricerche anche su cellule virali molto pericolose, come Ebola e Antrace. […] E allora non possiamo che porci una domanda: c’è forse una correlazione tra la fuga di biocontenimento di Fort Detrick e le epidemie anomale dentro le due case di riposo di Green Spring? È sufficiente osservare la mappa per vedere che vicinissima alle due case di riposo c’è Fort Belvoir, un ospedale per i militari che tra gli altri assiste anche quelli di Fort Detrick. Ma come sarebbe arrivato il contagio da Fort Belvoir alle due case di riposo? Il fatto è che proprio questo ospedale assiste anche i veterani di guerra delle forze armate americane, che vivono anche dentro le due case di riposo. Vi mostriamo alcune immagini, nelle quali si vedono i marines festeggiare nella casa di riposo di Burke i numerosi veterani della seconda guerra mondiale per l’anniversario di fondazione del loro corpo. Può dunque esistere un filo che lega l’incidente di biocontenimento di Fort Detrick, l’ospedale militare di Fort Belvoir e le case di riposo in cui si manifesta l’anomala epidemia di luglio?»


Tra l’altro proprio il sito della contea virginiana di Fairfax, in data 26 luglio 2019, sottolineò che ben 63 residenti della casa di riposo di Green Spring erano stati sottoposti in loco a «numerosi esami», ma anche dopo di essi «nessun specifico agente patogeno era stato identificato come causa dell’epidemia».  Se si considerano le altre due “pistole fumanti” e le sopracitate anomalie (le “pericolosissime” sigarette elettroniche made in USA, ecc.), il “filo” che lega Fort Detrick e il Covid è indiscutibile.

(Il dottor Fauci)

Tiriamo le conclusioni

Tutti i fatti riportati escludono, in modo sicuro e categorico, che l’epidemia di coronavirus si sia sviluppata a partire dalla Cina e da Wuhan, dalla fine di ottobre del 2019; essa invece era virulenta e attiva in Virginia e negli Stati Uniti fin dal luglio del 2019, quindi almeno tre mesi prima dell’inizio della pandemia in Cina.

Come andarono realmente le cose, per la genesi della tragedia del Covid?

Fase uno: verso la fine di giugno del 2019 e a Fort Detrick, si verifica una contaminazione di personale militare statunitense attraverso il coronavirus contenuto nei laboratori della base.

Fase due: una parte del personale infettato viene portato all’ospedale militare di Fort Belvoir, in Virginia.

Fase tre: attorno al 4 luglio 2019, festa nazionale degli USA, involontariamente alcuni marines di Fort Belvoir contagiati dal Covid-19 portano e distribuiscono a piene mani la malattia nella casa di riposo di Green Spring, oltre che in giro per il Maryland e la Virginia.

Fase quattro: dopo un’incubazione di una settimana, scoppia purtroppo una prima epidemia nella casa di riposo di Green Spring con i suoi 263 residenti: due muoiono, i primi caduti dei futuri tre milioni di morti per la pandemia di coronavirus, mentre il Covid-19 raggiunge con la sua marcia mortale un’altra casa di riposo vicino a Green Spring.

Fase cinque: dopo alcuni giorni il Pentagono inizia a preoccuparsi, ordinando la chiusura di tutte le attività di ricerca batteriologica a Fort Detrick, a metà luglio.

Fase sei: dalla metà di luglio all’inizio di ottobre del 2019 l’epidemia via via si espande sia negli Stati Uniti che all’estero, arrivando sicuramente a Milano e in Lombardia all’inizio di settembre del 2019, come provato dall’Istituto dei Tumori di Milano.

Fase sette: le olimpiadi militari mondiali di Wuhan. A tal proposito l’insospettabile e anticomunista sito intitolato Le Iene ha riportato che «le autorità cinesi hanno più volte sostenuto che l’epidemia sarebbe arrivata a Wuhan con i militari dell’esercito americano che partecipavano alle gare del “World Military Games 2019”, in programma dal 12 al 28 ottobre. Noi ovviamente non lo sappiamo, ma dal periodico delle forze armate americane scopriamo che alcuni militari di Fort Belvoir hanno partecipato a quei Giochi. Tra questi il sergente di prima classe Maatje Benassi e il capitano dell'esercito Justine Stremick, che serve come medico di medicina di emergenza dell'esercito a Fort Belvoir in Virginia. Quindi almeno due atleti dell’ospedale militare situato vicino alle case di riposo dove c’è stata l’epidemia sospetta di luglio sarebbero andati a Wuhan per le olimpiadi di ottobre 2019».

La “fase otto”, che seguì l’inizio di novembre del 2019 e che arriva fino a oggi, risulta purtroppo fin troppo ben conosciuta a livello mondiale…


Le conseguenze della tesi in oggetto dimostrata da numerosi fatti testardi sono fin troppo chiare. Chiediamo innanzitutto all’Organizzazione Mondiale della Sanità, ente dell’ONU che del resto ha già effettuato un’ispezione accurata a Wuhan in Cina verso l’inizio del 2021, di compiere celermente un’analoga e altrettanto approfondita inchiesta anche rispetto a Fort Detrick, all’ospedale militare di Fort Belvoir e alla casa di riposo di Green Spring in Virginia, al fine di far luce finalmente sulla reale origine dell’epidemia di coronavirus a partire dall’estate del 2019. Al mondo serve verità, non menzogne a stelle e strisce.


Può sembrare strano ma anche la precedente e famigerata epidemia di “spagnola”, una gravissima forma di influenza che uccise come minimo cinquanta milioni di persone tra il 1918 e il 1920, non nacque e non si sviluppò certo in Spagna, ma viceversa negli Stati Uniti e in Kansas all’inizio del 1918. Non solo: la cosiddetta epidemia “spagnola” inizialmente venne alla luce e si propagò da una base militare statunitense, anche se quella volta non si trattò di Fort Detrick bensì di Fort Reiley, collocato per l’appunto nel Kansas. Anche in quel caso le menzogne furono molte.


È stato notato, in modo lucido e veritiero, che «ogni epidemia ha la sua infodemia, un alone tossico di panzane e disinformazione. Sentite cosa scriveva il quotidiano americano The Washington Times il 6 ottobre 1918: “Anzitutto bisogna dire che il termine 'influenza spagnola' è chiaramente un errore, e che il nome dovrebbe essere 'influenza tedesca', perché l’indagine prova che la malattia ha avuto inizio nelle trincee germaniche. Dopodiché ha compiuto un giro dell’intero mondo civilizzato, nel corso del quale è esplosa con particolare virulenza in Spagna, a causa di certe condizioni locali”. Sono i giorni di picco dell’infezione che farà 50, forse 100 milioni di morti in tutto il mondo, un numero cinque o dieci volte superiore alle vittime della Grande Guerra che sta per finire, e l’anonimo articolista ha ragione a dire che la Spagna non c’entra. Ma è altrettanto ingiusto buttare la croce addosso agli odiati crucchi. I primi casi, in primavera, non si sono registrati nelle trincee del Kaiser, ma proprio in America, per l’esattezza a Fort Riley nel Kansas, in un campo militare di quasi centomila metri quadri, dove più di mille reclute sono rimaste contagiate. Da quando, nell’aprile del 1917, gli Stati Uniti sono scesi in guerra, il loro esercito è salito di colpo da 190 mila uomini a più di due milioni. E in maggioranza sono ragazzi alle prime armi, come il soldatino Charlot di Shoulder Arms. Molti di loro vengono da zone rurali dove vivevano in stretto contatto con polli o maiali: niente di più facile che il virus sia arrivato da lì, e che abbia fatto il salto dagli animali all’uomo proprio in qualche fattoria del Kansas. Non influenza spagnola, dunque, e nemmeno tedesca: semmai americana. Ma non contento di dare in pasto al pubblico questa fake news, il Washington Times ne lancia anche un’altra, e ben più colossale: “Che i germi dell’influenza siano stati segretamente disseminati in questo Paese da sommergibili tedeschi è un’accusa difficile da provare, ma i loro attacchi coi gas contro gli equipaggi dei nostri fari e navi-faro sono validi indizi contro di loro”. L’epidemia, insomma, non ha nulla di naturale. All’origine di tutto ci sarebbe un complotto criminale, la guerra biologica ordita dai servizi segreti di Guglielmo II ai danni degli Stati Uniti e dei loro alleati europei. È curioso che a propagare questa bufala sia una testata con lo stesso nome (The Washington Times) di quella che un secolo dopo, allo scoppio del Coronavirus Covid-19, ha messo in giro la leggenda del microrganismo ingegnerizzato uscito da un laboratorio militare di Wuhan. Ieri gli elmetti chiodati, oggi gli untori cinesi. Nel 1918 non c’erano Facebook e Whatsapp, e neppure il TgCom24 di Paolo Liguori, pronto a dare per certa la notizia, “confermata da fonte attendibilissima”. In compenso c’era un conflitto mondiale, quel mostruoso mattatoio che abbiamo visto nel film di Sam Mendes, una corsa forsennata all’annientamento reciproco dove tutto sembra ammesso, compreso il cloro per gasare le trincee opposte, ma anche una macchina dell’odio che fabbrica a ciclo continuo le dicerie più assurde, ingigantite dalla cappa di censura sui mezzi di informazione. Un mese prima dell’articolo sul Washington Times era stata un’autorità come il colonnello Philip Doane, responsabile della sezione sanitaria della marina mercantile Usa, ad accreditare le tesi cospirazioniste: “Sarebbe molto facile per uno di questi agenti del Kaiser rilasciare germi dell’influenza in un teatro o in qualche altro posto dove si radunano grandi assembramenti di persone. I tedeschi hanno iniziato le epidemie in Europa, e non c’è motivo per cui debbano essere particolarmente gentili con l’America”». 


A volte la storia si ripete e a una vecchia tragedia se ne aggiunge una nuova, anche se accompagnata da menzogne abbastanza simili a quelle di un secolo fa.


PETIZIONE ALL'OMS PER INDAGARE

SULL'ORIGINE DEL CORONAVIRUS


Petizione popolare per chiedere all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) di aprire un’indagine su Fort Detrick (USA) riguardo l’origine del coronavirus.


Alla luce della ricostruzione complessiva svolta nell'articolo Trump, Fort Detrick e il Covid-19. Il colpevole silenzio degli Stati Uniti sulla vera origine del coronavirus;


viste le informazioni ormai acquisite su un’epidemia di polmonite verificatasi all’inizio di luglio 2019 in una casa di riposo di Green Spring, Virginia (USA);


vista l’anomala chiusura dei laboratori batteriologici di Fort Detrick (USA), proprio nella seconda metà di luglio del 2019 e durata per alcuni mesi;


visto il ritrovamento del coronavirus in Italia, in Lombardia e in altre regioni, fin dall’inizio di settembre del 2019, ossia almeno due mesi prima della genesi dell’epidemia di Covid-19 a Wuhan in Cina;


visto il ritrovamento innegabile del coronavirus anche in un centinaio di cittadini statunitensi già all’inizio di dicembre del 2019;


chiediamo all’Organizzazione Mondiale della Sanità di compiere un’accurata indagine, come quella del resto già avviata a Wuhan all’inizio del 2021, riguardo a Fort Detrick, all’ospedale militare di Fort Belvoir e alla casa di riposo Green Spring, con l'obiettivo di appurare se il coronavirus possa essere stato originato nel territorio degli Stati Uniti d'America.


Aderisci anche tu firmando la petizione su Change.org (http://chng.it/H9vpQ9NKs7)


Primi Firmatari


- Daniele Burgio, Massimo Leoni, Roberto Sidoli, studiosi di politica internazionale, estensori dell'articolo Trump, Fort Detrick e il Covid-19. Il colpevole silenzio degli Stati Uniti sulla vera origine del coronavirus

- Nunzia Augeri, saggista, Milano

- Laura Baldelli, docente di Letteratura e Storia, Ancona

- Alessandro Belfiore, Comitato No Guerra NO Nato

- Maurizio Belligoni, già Direttore Generale Agenzia Sanitaria Regione Marche; primario di psichiatra

- Fulvio Bellini, ricercatore politico, Milano

- Ascanio Bernardeschi, redazione del giornale comunista on-line “La Città Futura”

- Giambattista Cadoppi, saggista, specialista di politica internazionale                                      

- Domenico Carofiglio, operaio, attivista FIOM Wirlphool Fabriano

- Bruno Casati, Presidente Centro Culturale "Concetto Marchesi" di Milano                                   

- Luigi Cavalli, regista cinematografico (ultimo film, 2019, “Mon cochon et moi”, protagonista Gerard Depardieu)    

- Geraldina Colotti, giornalista, corrispondente in Europa di Resumen LatinoAmericano  

- Marcello Concialdi, docente ed editore, Torino

- Luigi Curcetti, Esecutivo Regionale Marche Unità Sindacale di Base (USB)                             

- Manlio Dinucci, geografo e saggista

- Salvatore Distefano, docente di Filosofia e storico del movimento operaio, Catania                   

- Lorenzo Fascì, avvocato, Reggio Calabria;  

- Salvatore Fedele, chirurgo e già responsabile dipartimento Emergenze ospedale Acqui Terme, Alessandria   

- Carlo Formenti, giornalista e saggista, già caporedattore di “Alfabeta” e ricercatore presso l'Università di Lecce

- Federico Fioranelli, docente di Economia e Diritto

- Rolando Giai-Levra, direttore di “Gramsci Oggi”

- Fosco Giannini, già Senatore della Repubblica, direttore di “Cumpanis”                          

- Alberto Lombardo, professore ordinario di Statistica Università di Palermo e direttore de “La Riscossa” 

- Mario Marcucci, docente a contratto di Tecnica Farmaceutica all'Università “La Sapienza di Roma”; già primario di Farmacia

- Vladimiro Merlin, delegato RSU FLC- CGIL; già Consigliere Comunale Milano  

- Alfredo Novarini, già amministratore del P.C.I; membro del Centro Culturale Concetto Marchesi.                              

- Alessandro Pascale, insegnante, saggista e direttore di Storiauniversale.it                                

- Fabio Pasquinelli, avvocato, Osimo (Ancona)   

- Marco Pondrelli, direttore di “Marx21” 

- Giorgio Racchicini, docente di Letteratura e Storia, Fermo 

- Nicola Romana, docente di Diritto Dip. Scienze Economiche, Aziendali e Statistiche all'Università di Palermo

- Onofrio Romano, professore associato di sociologia generale all’Università di Bari                  

- Marino Severini, “voce” e chitarra de La Gang;  

- Alberto Sgalla, docente di Diritto e scrittore;   

- Luca Stocchi, Presidente Centro Culturale “Cumpanis” Genova

- Alessandro Testa, musicista e studioso di estetica musicale

- Roberto Vallepiano, scrittore             

- Fabrizio Verde, direttore de “L'AntiDiplomatico”

- Alessandro Visalli, architetto e dottore di ricerca in pianificazione territoriale, esperto scienze del territorio e ambiente

- Alessandro Volponi, docente di filosofia, Fermo


Aderisci anche tu firmando la petizione al link: https://www.change.org/p/organizzazione-mondiale-della-sanit%C3%A0-petizione-all-oms-per-indagare-sull-origine-del-coronavirus


ALCUNE LE OPINIONI ESPRESSE IN QUESTO ARTICOLO POSSONO NON COINCIDERE COL RESPONSABILE DI QUESTO BLOG

giovedì 3 giugno 2021

BIELORUSSIA. Curriculum vitae documentato di Roman Dmitrievich Protasevich, il “paladino” della libertà e della democrazia


 Di Enrico Vigna 

maggio 2021


Il 23 maggio l’atterraggio forzato a Minsk dell’aereo con a bordo il giovane oppositore bielorusso, che si trova ora in un centro di detenzione preventiva e che ha persino già potuto rilasciare una dichiarazione televisiva, ha provocato uno scandalo internazionale nel mondo occidentale. Qui le note biografiche documentate del personaggio in questione.


Roman Protasevich è nato a Minsk il 5 maggio 1995. Ci sono molte lacune nella sua biografia, che spesso ha cambiato sui suoi siti pubblici. Il padre era tenente colonnello delle Forze armate bielorusse in pensione, che ha poi dovuto andare in Polonia a causa delle attività estremistiche del figlio. Roman Protasevich ha ricevuto la sua formazione presso la Facoltà di giornalismo dell'Università statale bielorussa, da cui fu poi espulso per attività antinazionali. Lui si è sempre definito giornalista, fotoreporter, blogger, attivista.

Dal 2010 è diventato un precoce oppositore professionista, è sempre rimasto oscuro come si è mantenuto finanziariamente negli anni, viste le sue numerose attività e i continui viaggi. 

Nel maggio 2011 è entrato a far parte del gruppo giovanile nazionalista di estrema destra Young Front (MF), i cui membri sono anche andati a combattere in Donbass per l’Ucraina. Era impegnato nello sviluppo delle strategie e delle tattiche della struttura giovanile, nell'organizzazione di eventi di protesta, nella diffusione di materiali di agitazione e propaganda, trascinando minorenni in violenze e disordini di piazza.


Si candidò anche al Consiglio comunale giovanile con il Movimento “Dire la verità”, di cui fu 
anche amministratore finanziario.

Nel 2011 fu fermato per la prima volta. Ha dapprima diretto i gruppi di protesta sul social network VKontakte, poi ha lavorato nei media occidentali sul territorio della Bielorussia: Euroradio, Radio Liberty, Radio Svoboda, tutti finanziati dalle Agenzie statunitensi come USAID, NED, ecc., che sono uno strumento di intervento distruttivo appositamente pianificato per “occuparsi” dello spazio ex sovietico.


Nell'agosto 2012, il Centro bielorusso per i diritti umani  Viasna menzionava già il giovane Roman 
tra i "responsabili” dei gruppi di opposizione nei social network locali.

Nell'estate del 2014 è partito per l'Ucraina per partecipare alle ostilità nel Donbass a fianco dei Battaglioni neonazisti ATO, qui si è unito al battaglione Azov, dove ha seguito un addestramento speciale nel combattimento corpo a corpo, tiro con armi da fuoco, azioni di aggressione, sabotaggio e operazioni di sovversione.

In queste immagini è celebrato in copertina dalla rivista ucraina neonazista Sole Nero.


Nell'inverno del 2015 il giornalista Grigory Azarenok sul canale televisivo STV ha riferito che il ragazzo era salito al grado di vice comandante delle comunicazioni della 2a compagnia di assalto del Battaglione. Secondo STV Protasevich è stato smobilitato con il grado di tenente o luogotenente anziano dal Ministero degli affari interni dell'Ucraina. Dentro Azov il suo nome in codice era Kim. Il comandante Kim, oltre alle questioni di comunicazione e informazione, era anche responsabile di far ottenere (COME?) finanziamenti ad Azov dalla Polonia, dagli Stati baltici e dagli Stati Uniti, è stato riportato nella trasmissione. Sergei Prostakov, esperto della People's Diplomacy Foundation, ha osservato che: “… Protasevich è stato un rilevante militante della guerra che l'Occidente sta conducendo vicino ai confini della Russia. E, come è chiaro, non è stata solo una guerra dell'informazione, ma anche vera, contro i residenti civili russi e antifascisti del Donbass e di altre regioni dell'Ucraina. Le formazioni in cui ha agito Protasevich sono ben note anche in Occidente, come apertamente neonaziste e si distinguono per la loro crudeltà. Tuttavia, questo non è stato un ostacolo nell’interagire con funzionari, fondazioni e politici occidentali ragguardevoli. Questo mostra ancora una volta come Washington, Bruxelles, Berlino, Varsavia e molti altri paesi, tralasciano la reputazione dei loro assistenti, quando si tratta della necessità di lavorare contro la Russia… In Ucraina Protasevich ha sostenuto una sorta di scuola di odio, che si è poi concretizzata in una guerra dell'informazione. Non è un segreto che il canale Nexta Telegram da lui fondato, abbia funzionato non solo per le proteste in Bielorussia, ma anche per screditare la Russia agli occhi dei bielorussi… Con un suo accurato lavoro contro l'integrazione di Bielorussia e Russia. A questo proposito, non si può escludere che la testimonianza di Protasevich sui suoi contatti sarà di sicuro interesse anche per i servizi speciali russi. Ciò vale anche per quei crimini che le formazioni ucraine potrebbero aver commesso contro cittadini della Federazione Russa e del nostro paese nel suo insieme. Protasevich era a malapena a conoscenza dei piani strategici, ma è perfettamente in grado di rivelare alcuni dettagli del funzionamento della rete anti-russa, che comprende sia militanti ucraini che oppositori bielorussi, a livello operativo”, ha concluso Sergei Prostakov.

Protasevich ha ammesso in un'intervista con Yuri Dudyu nel 2020, di essere stato nel Donbass in guerra, ma solo come giornalista freelance. Ha anche detto che era sul Maidan durante la Rivoluzione del 2014 in Ucraina.

Eccolo mentre festeggia a Kiev sulla testa mozzata del monumento a Lenin distrutto dai neonazisti .

Protasevich durante l'Euromaidan ucraino sul luogo della demolizione del monumento a Lenin 


Nel 2017 viene assunto da Radio Liberty, facendo “formazione” a Praga e poi negli USA, dove viene accolto con fervore, trasformandolo in un adeguato portavoce di massa, da “semplice tirocinante dell'opposizione” come amava definirsi lui.

Alla fine del 2019 dopo lo stage negli USA, dove gli hanno insegnato i metodi della guerra dell'informazione, si trasferisce in Polonia, dove molto probabilmente finisce sotto la copertura dei servizi segreti polacchi, retrocamera di quelli statunitensi. E dove si stanno preparando gli avvenimenti dell’estate 2020 contro Lukaschenko e la Bielorussia.

Qui avvia il progetto NEXTA con Stepan Putilo, che è diventato il punto più alto della loro visibilità mediatica e politica. Infatti nel 2015 Nexta è passata a Telegram e poi si è diviso in Nexta e in Nexta Live. Questa parola bielorussa nekhta, cioè qualcuno, intende indicare simbolicamente l’anonimato, l’impersonalità, seppure i padri di NEXTA non si sono mai nascosti.

Il primo balzo mediatico e incremento della sua popolarità si verificò dopo l'omicidio di Yevgeny Potapovich, un ufficiale di 22 anni della polizia stradale di Mogilev. Protasevich e la sua redazione furono inspiegabilmente i primi a fornire informazioni esclusive: registrazioni di colloqui tra funzionari di sicurezza, fotografie della scena dell'omicidio, ecc., che rivelava contatti a livelli molto alti.

C’è da sottolineare che, con un “curriculum” di oppositore di questo spessore, egli abbia potuto agire liberamente in Bielorussia per 8 anni, prima di essere bloccato.

Con l’inizio delle proteste dopo le elezioni presidenziali in Bielorussia del 2020 egli diventa il caporedattore di Nexta Telegram, che copre e coordina via web le manifestazioni e le proteste, indicando percorsi, canti, parole d’ordine di azioni per i manifestanti, toccando il punto più alto di spettatori, quasi due milioni.

Il 5 novembre 2020 Nexta viene incriminato dalle autorità bielorusse come canale estremista e antinazionale. Da quel momento contro Protasevich viene emesso un mandato di cattura internazionale come persona coinvolta in attività antinazionali e terroriste, di aver organizzato manifestazioni violente non autorizzate e di continuo incitamento all’odio sociale ed etnico, nei confronti di autorità statali e di polizia.



Essendo anche emerse le prove di una sua partecipazione al conflitto armato in Donbass contro le Repubbliche Popolari, al fianco dei battaglioni neonazisti di Azov e con il Distaccamento Pagoniaformato da volontari neonazisti bielorussi, anticomunisti e russofoni. Nella Costituzione bielorussa, questo è un reato penale, che prevede una pena fino a cinque anni di carcere.



Nel frattempo il 29 settembre 2020 Protasevich annuncia pubblicamente l’abbandono del Progetto Nexta per un nuovo programma. Secondo molte indiscrezioni, la partnership tra i due “oppositori” si è trasformata in un conflitto interno tra loro, per questione di soldi e di popolarità.

A quel punto Protasevich ha fondato un suo nuovo blog: Brain Belarus, ma non riesce a ripetere il successo di Nexta.

Nell'inverno del 2020, chiede asilo politico in Polonia, dove gli viene dato un passaporto polacco per potersi muovere in giro per l’Europa e dove mette la sua residenza, pagando 650 euro al mese di affitto.

Alla fine del 2020 le proteste in Bielorussia hanno iniziato ad affievolirsi e i vari social network di “opposizione” hanno cominciato a perdere abbonati e sostenitori, tra cui anche il suo. Senza proteste e violenze in Bielorussia, la continuazione delle attività lo hanno portato in un vicolo cieco, poiché i finanziamenti (DI CHI?) hanno cominciato a rallentare.

Alla fine del 2020 si è spostato a Vilnius, capitale della Lituania, dove ci sono molti oppositori bielorussi. Secondo Euroradio bielorussa, Protasevich era lì per coordinare le attività con la squadra di Svetlana Tikhanovskaya.

Nel febbraio 2021, l'Ufficio del procuratore generale della Bielorussia ha chiesto alla Polonia di arrestare Protasevich e di estradarlo presso le autorità bielorusse, ma in quel momento il blogger era in Lituania da diversi mesi.

La vita di questo giovane in carriera, mediatica e a doppio file con varie “intelligence” straniere è emblematica di quali siano oggi i rapporti tra occidente e resto del mondo, in termini di assoluta mancanza di rispetto reciproco, non ingerenza, ostilità dispiegata persino sul terreno delle fedi religiose e culturali, oltreché del resto.

E’ una storia che sarà difficile chiarire bene fino in fondo, essendo i servizi di sicurezza di vari paesi sulla scena completamente coinvolti del prima: con il tentato, ma fallito rovesciamento della Bielorussia indipendente e sovrana (che va al di là di Lukaschenko si o no) con EuroMinsk.

Con il presente legato all’aereo della RyanAir e alla vicenda del giovanotto in questione, i suoi interrogatori, che, nel caso cedesse potrebbe rivelare come funzionano, non tanto le reti spionistiche operative, di cui egli è sempre stato solo un banale strumento collaterale, ma il sistema di aggressione, attraverso l’uso dei media e il loro utilizzo per la destabilizzazione di popoli e paesi invisi a NATO e occidente. Di cui già si sanno molti aspetti, ma se a svelarlo nel loro funzionamento e metodologia materiale, fosse un anello operativo del sistema, sarebbe una destabilizzazione più importante di qualsiasi spione vario, beccato con le mani nel sacco. Certo da quel momento la sua vita non varrebbe neanche più un euro e lui questo lo sa certamente… Ma Snowden insegna, una possibilità di vita ci sarebbe. E questo riguarderebbe il futuro.

La complessità di questa storia è talmente profonda e piena di trame e aspetti inimmaginabili, di cui solo nelle stanze delle varie “intelligence” possono avere elementi di lettura reali e sarebbe bene e serio, che si evitassero analisi, interpretazioni, disquisizioni intellettuali o internettistiche, il mondo e i poteri dei servizi di sicurezza e segreti in ciascun paese, è inavvicinabile dalle nostre percezioni o pensate varie. Lo dimostra per esempio un’intervista fatta da un deputato del Bundestag tedesco Waldemar Gerd, il quale dà un ulteriore indizio di ciò, che potrebbe esserci in questo scenario di Minsk.

Il 25 maggio in una intervista a RIANovosti Gerd fornisce una lettura, che potrebbe sembrare inverosimile ma se ci si ragiona sopra, non lo è. E’ chiaramente uno scenario ipotetico ma non strambo o irrazionale. Secondo lui: “…la circostanza dell'atterraggio di emergenza dell’aereo Ryanair a Minsk, è stata provocata dai servizi speciali occidentali… questa  operazione multi-pass ha permesso di trovare un motivo per vietare agli aerei bielorussi di sorvolare il territorio dell'Unione europea, assestandogli un ulteriore duro colpo economico e mediatico… Sono quasi certo che le informazioni sull'ex redattore capo del canale Nexta Telegram Roman Protasevich che era a bordo, siano state inviate ai servizi speciali bielorussi dall'Occidente…Come mai durante i tentativi illegali di catturare l'ex dipendente della US National Security Agency Edward Snowden, non c'è stata una tale indignazione generale in occidente? L’arresto di Protasevich non vale l'inasprimento della situazione mondiale…”, ha concluso il deputato. Forse perché anche questo potrebbe essere un anello della guerra mediatica e destabilizzatrice contro Bielorussia e Russia, visto il fallimento di EuroMinsk…Potrebbe, o forse no...

In ogni caso al blogger dissidente, combattente indomito per la democrazia e la libertà, oltre l’indignazione e solidarietà del mondo occidentale democratico e della NATO, si sono levati anche scudi al cielo da parte dei suoi sodali e…"amici degli amici” occidentali e italiani.


L'ex vice comandante del Battaglione Azov Igor Mosiychuk, sul suo canale YouTube, 
in merito all'arresto di Protasevich a Minsk, ha invitato la popolazione bielorussa a organizzare un colpo di stato armato in Bielorussia, indipendentemente dalle possibili vittime. Secondo Mosiychuk, Protasevich è un eroe e martire di cui “siamo orgogliosi in Ucraina”, accusando Alexander Lukashenko di essere "l'ultimo dittatore comunist d'Europa e leader di un regime terroristico".







mercoledì 19 maggio 2021

IL CAFFE' E LA MOSCA: UNA STORIELLA RACCONTA IL RAZZISMO SIONISTA

 

di Diego Siragusa


19 maggio 2021

Un mio amico che abita in Inghilterra, mi ha segnalato un post su facebook di una ebrea sionista torinese che lavora da quelle parti. Il suo nome è quello più diffuso tra gli ebrei, e si mostra con una fotografia con le parole: WE STAND WITH ISRAELE FOREVER (stiamo per sempre con Israele). Fanatica e cieca oltre ogni immaginazione, si sta prodigando per giustificare i massacri israeliani contro la popolazione palestinese. Il mio amico, persona sensibile, le ha obiettato che questa non è una guerra e che stanno morendo molti bambini innocenti. Questo è il messaggio che mi ha inviato:

Caro, Diego, ieri ho perso un'amica, conosciuta al mio arrivo in Inghilterra, perché oltre ad essere tifosa granata è ebrea e sostiene Israele in modo focoso e non la credevo capace  di ritenere gravi  le morti dei bambini  israeliani  e dovute quelle dei bambini  palestinesi... Non posso accettare  una cosa del genere. Non sono competente in materia, ma penso che gli israeliani,  protetti da americani e company, si siano dimenticati di quanto subito  dai nazisti e siamo diventati  bravissimi ad emularli. Trovo vergognoso che ancora oggi, nessuno abbia messo fine a questi soprusi di Israele.

Avete capito bene? LE MORTI DEI BAMBINI PALESTINESI SONO DOVUTE.  L'amicizia tra il mio amico e questa fanatica ebrea di 70 anni è finita. Ma c'è di più: la signora sionista ha pubblicato una storiella ebraica che racchiude il razzismo dei sionisti verso tutti i non ebrei e verso i palestinesi. La storiella è questa e compare in un sito sionista:

Cosa succede quando una mosca cade in una tazzina di caffè?
L'italiano getta la tazzina di caffè e si allontana arrabbiato, il francese getta via la mosca e beve il caffè, il russo beve il caffè con la mosca che è un extra gratis, il cinese mangia la mosca e getta via il caffè, l'israeliano toglie la mosca dal caffè, vende il caffè al francese, la mosca al cinese, ordina un altro caffè e investe i soldi rimasti nella ricerca di un metodo per prevenire la caduta di mosche nel caffè. Il palestinese accusa l'israeliano per la caduta della mosca nel suo caffè, protesta presso l'ONU per l'atto di aggressione, chiede un prestito all'Unione Europea per una nuova tazza di caffè, usa invece i soldi per l'acquisto di esplosivo per far saltare in aria il bar dove l'italiano, il francese, il cinese ed il russo cercano di spiegare all'israeliano perché dovrebbe dare la sua tazza di caffè al palestinese!


Irritato per questa ennesima prova di razzismo, il mio amico commenta il post: "Trovo deprimente tale post. ORA INIZIO A CAPIRE COSA SONO E COSA RAPPRESENTANO GLI ISRAELIANI. SOLIDARIETÀ DA PARTE MIA ALLA PALESTINA".

Risposta rabbiosa della fanatica ebrea sionista: "Con questo ho chiuso definitivamente".

Ogni commento mi sembra superfluo. 






lunedì 17 maggio 2021

IO SONO ISRAELE. TUTTO MI E' PERMESSO


di Norman Finkelstein

13 maggio 2021


Io Sono Israele.


Sono venuto in una terra senza popolo per un popolo senza terra. Quelle persone che si trovavano qui, non avevano il diritto di  starci, e la mia gente ha mostrato loro che dovevano andarsene o morire, radendo al suolo 400 villaggi palestinesi, cancellando la loro storia.


Io Sono Israele.


Alcuni dei miei hanno commesso massacri e in seguito sono diventati primi ministri per rappresentarmi. Nel 1948 Menachem Begin era a capo dell’unità che massacrò gli abitanti di Deir Yassin, tra cui 100 donne e bambini. Nel 1953 Ariel Sharon guidò il massacro degli abitanti di Qibya e nel 1982 fece in modo che i nostri alleati massacrassero circa 2.000 palestinesi nei campi profughi di Sabra e Shatila.


Io Sono Israele.


Sono nato nel 1948 nel 78% della terra di Palestina, espropriando i suoi abitanti e sostituendoli con ebrei dall’Europa e da altre parti del mondo. Mentre i nativi le cui famiglie hanno vissuto su questa terra per migliaia di anni non sono autorizzati a tornare, gli ebrei di tutto il mondo sono i benvenuti  e ottengono la cittadinanza istantanea.


Io Sono Israele.


Nel 1967 ho inghiottito le restanti terre della Palestina – Gerusalemme Est, Cisgiordania e Gaza – e ho posto i loro abitanti sotto un dominio militare opprimente, controllando e umiliando ogni aspetto della loro vita quotidiana. Alla fine, dovrebbe essere chiaro per loro che non sono i benvenuti e che farebbero meglio ad unirsi ai milioni di profughi palestinesi nelle baraccopoli del Libano e della Giordania.


Io Sono Israele.


Ho il potere di controllare la politica americana. La mia Commissione per gli Affari Pubblici Israeliani americana può creare o distruggere qualsiasi politico di sua scelta e, come vedete, fanno  tutti a gara per accontentarmi. Tutte le forze del mondo sono impotenti contro di me, comprese le Nazioni Unite, poiché ho il veto americano per bloccare qualsiasi condanna dei miei crimini di guerra. Come Sharon ha  detto in modo eloquente, “Controlliamo l’America”.


Io Sono Israele.


Influenzo anche i media mainstream americani e troverai sempre le notizie su misura per me. Ho investito milioni di dollari nelle pubbliche relazioni e la CNN, il New York Times e altri hanno svolto un ottimo lavoro nel promuovere la mia propaganda. Guarda altre fonti di notizie internazionali e vedrai la differenza.


Io Sono Israele.


Vuoi negoziare la “pace !?” Ma non sei  intelligente come me; negozierò, ti  permetterò di avere i vostri comuni, ma  io controllerò i  vostri confini, la vostra acqua, il vostro spazio aereo e qualsiasi altra cosa importante. Mentre “negoziamo”, ingoierò le vostre colline e le riempirò di insediamenti, popolati dai più estremisti dei miei estremisti, armati fino ai denti. Questi insediamenti saranno collegati a strade che non potrete usare e sarete imprigionati nei vostri piccoli Bantustan, circondati da posti di blocco in ogni direzione.


Io Sono Israele.


Ho il quarto esercito più forte del mondo, in possesso di armi nucleari. Come osano i tuoi figli affrontare la mia oppressione con le pietre, non sai che i miei soldati non esiteranno a sparargli in testa? In 17 mesi, ho ucciso 900 di voi e ne ho feriti 17.000, per lo più civili, e ho il mandato di continuare, poiché la comunità internazionale rimane in silenzio. Ignora, come me, le centinaia di ufficiali di riserva israeliani che ora si rifiutano di esercitare il mio controllo sulle tue terre e sul tuo popolo; le voci della loro coscienza non ti proteggeranno.


Io Sono Israele.


Vuoi la libertà? Ho proiettili, carri armati, missili, Apache e F-16 per annientarti. Ho messo sotto assedio le vostre città, confiscato le vostre terre, sradicato i vostri alberi, demolito le vostre case e ancora chiedete libertà? Non hai ricevuto il messaggio?


Non avrai mai pace, o libertà, perché IO SONO ISRAELE

Trad: Grazia Parolari 


Norman Gary Finkelstein (New York8 dicembre 1953) è uno storico statunitense.

Storico e politologo statunitense, Norman Gary Finkelstein ha compiuto i suoi studi nella Binghamton University di New York, poi nell'École pratique des hautes études di Parigi, conseguendo infine un dottorato in Scienze Politiche all'Università di Princeton. Ha insegnato nel Brooklyn College, nell'Hunter College, nella New York University e infine nella DePaul University a Chicago (fino al settembre del 2007).

Figlio di sopravvissuti ebrei del ghetto di Varsavia e poi del campo di concentramento di Auschwitz, Finkelstein si mise in luce con i suoi scritti relativi al conflitto arabo-israeliano e grazie alle polemiche suscitate dalla sua critica per ciò che egli chiama «L'industria dell'Olocausto»: termine col quale indica le organizzazioni e le personalità ebraiche (in particolare il Congresso ebraico mondiale o Elie Wiesel) che, a suo parere, hanno strumentalizzato la Shoah a fini politici (per sostenere la politica israeliana) o mercantili (ottenere indennizzi finanziari da parte della Germania e della Svizzera)