venerdì 26 settembre 2014

La guerra al terrorismo è terrorismo



La guerra al terrorismo è terrorismo

Come gli Stati Uniti hanno contribuito 
a creare Al Qaeda e ISIS

di Garikai Chengu * 

counterpunch.org
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

19/09/2014

Proprio come Al Qaeda, lo Stato islamico (ISIS) è "made-in-the-USA", fabbricato negli Stati Uniti, uno strumento di terrore per dividere e conquistare il Medio Oriente ricco di giacimenti petroliferi e per contrastare la crescente influenza dell'Iran nella regione.

Il fatto che gli Stati Uniti abbiano una lunga e torbida storia di supporto e sostegno ai gruppi terroristici può sorprendere solo quelli che guardano la cronaca e ignorano la storia.

La CIA si alleò con l'Islam estremista già durante la Guerra fredda. Allora, l'America vedeva il mondo in termini piuttosto semplici: da un lato, l'Unione Sovietica e il nazionalismo del Terzo mondo, che l'America ha sempre considerato come uno strumento sovietico; dall'altro lato, le nazioni occidentali e l'Islam politico militante, che l'America considerò come alleato nella lotta contro l'Unione Sovietica.

Il direttore della National Security Agency sotto Ronald Reagan, il generale William Odom ha recentemente osservato, "In ogni caso, gli Stati Uniti hanno a lungo utilizzato il terrorismo. Nel 1978-1979 il Senato stava cercando di approvare una legge contro il terrorismo internazionale e i giuristi si spinsero a dire che tutte le versioni della legge proposte per la deliberazione, avrebbero comunque visto gli Stati Uniti come trasgressori".

Durante gli anni settanta la CIA utilizzò i Fratelli Musulmani in Egitto come una barriera, sia per contrastare l'espansione sovietica e sia per prevenire la diffusione dell'ideologia marxista tra le masse arabe. Gli Stati Uniti hanno anche apertamente sostenuto Sarekat Islam contro Sukarno in Indonesia, e hanno supportato il gruppo terroristico Jamaat-e-Islami contro Zulfiqar Ali Bhutto in Pakistan. Da ultimo, ma certamente non meno importante, c'è Al Qaeda.

Non bisogna dimenticare che la CIA diede vita a Osama Bin Laden e alla sua organizzazione allattandoli al seno nel corso degli anni 1980. L'ex ministro degli Esteri britannico, Robin Cook, disse alla Camera dei Comuni che Al Qaeda fu senza dubbio un prodotto delle agenzie di "intelligence" occidentali. Il signor Cook ha spiegato che "Al Qaeda", che letteralmente è l'abbreviazione di "il database" in arabo, era in origine la banca dati informatica delle migliaia di estremisti islamici addestrati dalla CIA e finanziati dai sauditi, al fine di sconfiggere i russi in Afghanistan.

Il rapporto dell'America con Al Qaeda è sempre stata una storia d'amore-odio. A seconda che un particolare gruppo terroristico di Al Qaeda in una data regione possa assecondare gli interessi americani o no, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti o lo supporta oppure ne fa il suo bersaglio. Anche se i responsabili della politica estera americana affermano di opporsi all'estremismo islamico, lo hanno scientemente fomentano come arma di politica estera.

Lo "Stato islamico" è la sua ultima arma che, proprio come Al Qaeda, gli si sta certamente ritorcendo contro. L'ISIS è recentemente salito sulla ribalta internazionale dopo che i suoi teppisti hanno cominciato a decapitare giornalisti americani. Ora tale gruppo terroristico è in grado di controllare un'area delle dimensioni del Regno Unito.

Per capire il motivo per cui lo Stato islamico sia cresciuto e si sia sviluppato così rapidamente, si deve dare un'occhiata alle radici della sua organizzazione, foraggiata dagli USA. L'invasione e l'occupazione dell'Iraq del 2003 da parte degli Stati Uniti, creò le pre-condizioni in base alle quali i gruppi sunniti più radicali potessero metter radici. Gli USA, piuttosto imprudentemente, distrussero l'apparato statale laico di Saddam Hussein e lo sostituirono con una amministrazione a maggioranza sciita. L'occupazione americana finì per creare grande disoccupazione nelle zone sunnite, respingendo il socialismo e chiudendo le fabbriche nella speranza ingenua che la mano magica del libero mercato potesse creare posti di lavoro. Sotto il regime sciita sostenuto dagli Stati Uniti, la classe operaia composta dai sunniti perse centinaia di migliaia di posti di lavoro. A differenza degli afrikaner bianchi in Sudafrica, ai quali fu permesso di conservare la loro ricchezza dopo il cambio di regime, i sunniti appartenenti alle classi superiori e proprietarie furono sistematicamente espropriati dei loro beni e persero la loro influenza politica. Invece di promuovere l'integrazione religiosa e l'unità, la politica americana in Iraq ha esacerbato le divisioni settarie e ha creato un terreno fertile per la crescita del malcontento sunnita, malcontento che fece mettere ad Al Qaeda le radici in Iraq.

Lo Stato islamico dell'Iraq e della Siria (ISIS) era solito avere un altro nome: Al Qaeda in Iraq. Dopo il 2010 il gruppo ha cambiato la propria denominazione ed ha reindirizzato la sua attività sulla Siria.

Tre guerre sono attualmente combattute in Siria: quella tra il governo ed i ribelli, un'altra tra Iran e Arabia Saudita, ed un altra ancora tra USA e Russia. E' questa terza battaglia della nuova Guerra fredda che ha condotto la politica estera degli Stati Uniti a correre il rischio di armare i ribelli islamici in Siria, perché il presidente siriano, Bashar al-Assad, è un'alleato chiave della Russia. Con un risvolto piuttosto imbarazzante, molti di questi ribelli siriani si sono ora rivelati essere teppisti dell'ISIS, i quali apertamente combattono imbracciando gli M16 fabbricati e forniti dagli USA.

La politica americana nel Medio Oriente ruota attorno al petrolio ed a Israele. L'invasione dell'Iraq ha parzialmente soddisfatto la sete di petrolio di Washington, ma gli attacchi aerei in corso in Siria e le sanzioni economiche contro l'Iran hanno molto a che fare con Israele. L'obiettivo è quello di privare i vicini nemici di Israele, Hezbollah in Libano ed i palestinesi di Hamas, del cruciale supporto siriano ed iraniano.

L'ISIS non è soltanto uno strumento di terrore utilizzato dagli americani per rovesciare il governo siriano; viene anche utilizzato per fare pressione sull'Iran.

L'ultima volta che l'Iran ha invaso un'altra nazione fu nel 1738. Fin dalla conquista dell'indipendenza dalla madrepatria inglese, sin dal 1776, gli Stati Uniti sono stati impegnati in oltre 53 spedizioni ed invasioni militari. A differenza di quello che le grida bellicose dei media occidentali vorrebbero far credere, l'Iran non è chiaramente una minaccia per la sicurezza regionale, Washington lo è. Una relazione informativa pubblicata nel 2012 ed approvata da tutte le sedici agenzie di intelligence degli Stati Uniti ha confermato che l'Iran ha chiuso il suo programma di armamento nucleare nel 2003. In verità, qualsiasi ambizione nucleare iraniana, reale o immaginaria, è il risultato dell'ostilità americana verso l'Iran, e non il contrario.

L'America sta usando ISIS in tre modi: per attaccare i suoi nemici in Medio Oriente, per creare un pretesto all'intervento militare USA all'estero, e internamente per fomentare un'artefatta paura di una minaccia alla sicurezza nazionale, utilizzata per giustificare l'espansione senza precedenti della sorveglianza invasiva sui cittadini.

Espandendo da un lato la secretazione degli atti di governo e dall'altro la sorveglianza, il governo di Obama sta aumentando il proprio potere di sorvegliare e spiare i propri cittadini, mentre sta riducendo il potere dei medesimi cittadini di sorvegliare e controllare il governo. Il terrorismo è una scusa per giustificare la sorveglianza di massa, per prevenire rivolte di massa.

La cosiddetta "guerra al terrorismo" deve essere vista per quello che è realmente: un pretesto per il mantenimento di una macchina militare pericolosamente sovradimensionata. I due gruppi di interessi più potenti ed influenti sulla politica estera degli Stati Uniti sono la lobby israeliana, che dirige la politica americana in Medio Oriente, e il complesso militare-industriale, che beneficia in termini di profitto delle azioni del primo gruppo. Da quando George W. Bush dichiarò la "Guerra al Terrore" nell'ottobre 2001, questa è costata al contribuente americano circa 6,6 trilioni [6.600 miliardi] di dollari e migliaia di figli e figlie caduti; ma, nello stesso tempo, le guerre hanno reso miliardi di dollari per le élite militari di Washington.

In realtà, più di settanta aziende e investitori privati americani hanno vinto appalti e commesse di lavoro per 27 miliardi di dollari dal periodo del dopoguerra in Iraq e in Afghanistan sino agli ultimi tre anni, ciò secondo un recente studio del "Center for The Public Integrity" [Centro per la Probità Pubblica, n.d.t.] (1). Secondo lo studio, quasi il 75 per cento di queste aziende private ha avuto dipendenti o membri del consiglio, che hanno prestato servizio o hanno avuto stretti legami con il ramo esecutivo delle amministrazioni repubblicane e democratiche, con i membri del Congresso o i più alti livelli del settore militare.

Una relazione del 1997 redatta Ministero della Difesa degli Stati Uniti ha affermato che, "i dati mostrano una forte correlazione tra il coinvolgimento degli Stati Uniti all'estero e l'aumento degli attacchi terroristici contro gli Stati Uniti". La verità è che l'unico modo in cui l'America può vincere la "guerra al terrorismo" è quella di smettere di dare ai terroristi la motivazione e le risorse per attaccare l'America. Il terrorismo è il sintomo; l'imperialismo americano in Medio Oriente è il cancro. In parole povere, la Guerra al Terrore è terrorismo; solo che è condotto su una scala molto più ampia da parte di uomini che utilizzano aviogetti militari e missili.

(*) Garikai Chengu è ricercatore presso l'Università di Harvard.

Nota

1. "The Center for The Public Integrity" è un'associazione senza scopo di lucro fondata nel 1989 da Charles Lewis: si propone come obiettivo quello di investigare su corruzione, abusi di potere e malversazioni del patrimonio e del denaro pubblico tramite gli strumenti del giornalismo investigativo, senza legami con alcuna forza politica
 

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