martedì 21 luglio 2020

LE PORTAEREI STATUNITENSI CONTINUANO A PROVOCARE LA CINA NEL MAR CINESE MERIDIONALE


di James Pearson

20 Luglio 2020 


da https://www.reuters.com
traduzione di Marco Pondrelli per Marx21.it

riportiamo questo breve lancio dell'agenzia reuter, la quale, pur da una posizione non simpatetica verso Pechino, non può fare a meno di osservare che le mosse della Marina statunitense stanno pericolosamente facendo salire la tensione nel Mar Cinese Meridionale


HANOI (Reuters) - Mentre la Cina e gli Stati Uniti si accusano a vicenda di fomentare le tensioni nella regione, per la seconda volta in due settimane gli Stati Uniti hanno dispiegato due portaerei nel Mar Cinese Meridionale, come comunicato venerdì della Marina degli Stati Uniti.

La USS Nimitz e la USS Ronald Reagan hanno effettuato operazioni ed esercitazioni militari nel canale navigabile conteso tra il 4 e il 6 luglio, ritornando nuovamente venerdì, secondo una dichiarazione della Marina degli Stati Uniti.


"I gruppi d'assalto delle portaerei Nimitz e Reagan stanno operando nel Mar Cinese Meridionale, ovunque la legge internazionale lo consenta, per rafforzare il nostro impegno verso un Indo-Pacifico libero e aperto, un ordine internazionale basato su regole e per i nostri alleati e partner nella regione", ha dichiarato il Contrammiraglio Jim Kirk, comandante della Nimitz.

La presenza delle portaerei non era in risposta ad eventi politici o mondiali, ha aggiunto, ma le relazioni tra Washington e Pechino sono attualmente tese su tutto, dal nuovo coronavirus al commercio a Hong Kong.

La retorica si sta surriscaldando nella regione, dove il Brunei, la Malesia, le Filippine, Taiwan e il Vietnam sfidano la rivendicazione della Cina su circa il 90% del mare.


La Cina ha tenuto esercitazioni militari in mare all'inizio di questo mese, subendo una forte condanna sia dal Vietnam che dalle Filippine, nello stesso momento in cui le due portaerei hanno attraversato per la prima volta la via d'acqua per quelle che, secondo la Marina degli Stati Uniti, erano esercitazioni pre-programmate.

La Marina degli Stati Uniti afferma che le sue portaerei hanno svolto a lungo esercitazioni nel Pacifico occidentale, compreso il Mar Cinese Meridionale, che si estende per circa 1.500 km (900 miglia). Di recente gli Stati Uniti hanno portato tre portaerei nella regione.

Circa 3.000 miliardi di dollari di scambi commerciali passano ogni anno attraverso il Mar Cinese Meridionale. Gli Stati Uniti accusano la Cina di cercare di intimidire i vicini asiatici che potrebbero voler sfruttare le sue estese riserve di petrolio e gas.

venerdì 17 luglio 2020

L'ASSASSINIO POLITICO DI JEREMY CORBIN


di Peter Oborne e David Hearst

5 giugno 2020 


Fonte: Middle East Eye


L'ex leader laburista è stato vittima di un assassinio politico attentamente pianificato e brutalmente eseguito



Nel corso della sua carriera parlamentare, il mite, esasperantemente calmo Jeremy Corbyn non ha mai mancato di suscitare forti emozioni.

Per i suoi nemici, diventerà uno dei peggiori leader laburisti. Non è riuscito a unire il suo partito. Ha inviato troppi messaggi contraddittori sulla Brexit, che era la più grande questione del suo tempo. Non ha mai affrontato il problema dell'antisemitismo del lavoro. Alla fine è andato a una catastrofica sconfitta alle elezioni politiche del 2019.

Per un esercito altrettanto rumoroso e ardente dei suoi sostenitori, Corbyn triplicò l'appartenenza al partito, bandì l'austerità, spostò il discorso politico tradizionale verso sinistra, e presentò un'alternativa veramente radicale al pantano del capitalismo post-industriale.

Giornalismo sincero

Non teniamo una candela per Corbyn.

Nessuno di noi è membro del Partito Laburista, e in effetti uno di noi ha lavorato come corrispondente politico e commentatore per The Spectator, The Daily Telegraph e The Daily Mail, tre coraggiosi opinionisti conservatori. Entrambi ci preoccupiamo molto del giornalismo accurato e veritiero. Entrambi, come cittadini britannici, apprezziamo la tradizione del fair play e della decenza.

Ecco perché crediamo che tutti dovrebbero essere preoccupati per come Corbyn è stato dipinto dai media britannici per i quattro anni in cui è stato leader.

Corbyn non fu mai la figura mostruosa presentata al popolo britannico. Non è mai stato un marxista. Non era votato alla distruzione del capitalismo occidentale. Era un socialista. Né era un antisemita, e non ci sono prove serie che suggeriscano che lo fosse, anche se certamente non lo assolviamo da un cattivo giudizio, ad esempio nell'entrare a far parte di vari forum internet nei suoi anni in panchina.

E non era una figura divisiva - la pretesa fatta contro di lui da tanti dei suoi avversari di destra.

Assassinio politico

In effetti, uno dei problemi di Corbyn era che era troppo morbido con i suoi nemici interni mentre cercava di unire il Partito Laburista dopo la sua vittoria come segretario nel 2015. Era un politico imperfetto che ha commesso errori.

Volevamo dare a Corbyn una possibilità, che gli era in gran parte negato come leader laburista, di raccontare la sua parte della storia

Ma possedeva anche la decenza personale e l'autenticità, che è stata appena riconosciuta tra le migliaia di lavori sporchi condotti contro di lui sulla stampa e sui grandi mezzi di comunicazione. Ecco perché abbiamo ritenuto importante condurre la prima importante intervista con Corbyn da quando si è dimesso da segretario laburista il 3 aprile di quest'anno.

Volevamo dargli la possibilità, che gli era stata in gran parte negata come capo laburista, di raccontare la sua parte della storia. Volevamo anche esporre una cupa verità; Corbyn fu vittima di un assassinio politico attentamente pianificato e brutalmente eseguito.

Non gli è mai stata data una possibilità. Non per la maggior parte del gruppo parlamentare laburista e di molti funzionari, alcuni dei quali (ora lo stiamo imparando) hanno fatto una campagna più dura contro il loro leader eletto che contro il governo conservatore. Non da figure di alto livello collegate allo stato britannico, tra cui ex capi spia, ufficiali militari e funzionari pubblici, che avrebbero dovuto conoscere molto meglio.

Si consideri l'affermazione che il direttore della strategia di Corbyn Seumas Milne non avrebbe ottenuto l'autorizzazione per la sicurezza al 10 di Downing Street perché gli è "in confidenza" con Putin.

(I manifestanti tengono cartelli e bandiere durante una manifestazione, organizzata dal British Board of Jewish Deputies per coloro che si oppongono all'antisemitismo a Londra il 26 marzo 2018 (Reuters))


L'ex capo dell'MI6, Sir Richard Dearlove, disse al Mail di domenica: "Chiunque abbia il suo retroterra non poteva essere lasciato vicino alle informazioni riservate. Non se ne parla nemmeno", disse Dearlove.

"Questo significa che Corbyn non poteva esprimere giudizi e  decisioni che un parlamentare deve prendere a meno che non smettesse di consultarlo." Il successore di Dearlove all'MI6 ed ex presidente del Joint Intelligence Committee, Sir John Scarlett "era in confidenza" con Putin e ricevette la sua ospitalità al Valdai Club l'anno prima.

Uno di noi ha bevuto in un bar di Mosca con uno Scarlett estremamente rilassato che, evidentemente, apprezzava passare il tempo a parlare con Putin e i suoi compagni.

Falsità e dichiarazioni travisate

Bugie dopo bugie su Corbyn, giorno dopo giorno, mese dopo mese. Negli ultimi quattro anni pochissimi giornalisti si sono preoccupati di fare il loro lavoro per verificare i fatti e riferire equamente su di lui.

Nella nostra recensione del libro di Tom Bower "A Dangerous Hero", abbiamo indagato ed esposto una congerie di falsità e dichiarazioni travisate in quella che è stata presentata come una grande biografia del leader laburista pubblicata da Harper Collins, uno degli editori più significativi della Gran Bretagna.

Abbiamo mostrato come Bower ha travisato una riunione del Centro del Ritorno Palestinese (CRP). Bower accusò la CRP di essere un gruppo che incolpava gli ebrei dell'Olocausto. Nessuno affiliato alla CRP ha mai espresso tali opinioni, come è stato accertato da un'inchiesta guidata dal Commissario per le norme.

Harper Collins e Bower accettarono di non ripetere l'accusa. The Mail on Sunday, che ha ampiamente serializzato il libro di Bower, ha ritirato l'accusa e si è scusato. Il punto da notare qui è che quando tali affermazioni si trovano di fronte alla prospettiva di essere esaminate correttamente in un tribunale da giudici che sono guidati da fatti e prove e che conducono la loro indagine con il giusto processo, tendono a cadere a pezzi.

Sir Keir Starmer, un avvocato sperimentato che ha sostituito Corbin alla guida del partito, si prega di notare, se vogliamo essere giusti, che è stato assente negli ultimi quattro anni nel partito che ora dirige. Abbiamo mostrato come Bower abbia travisato i rapporti di Corbyn con il Servizio Sanitario Nazionale (NHS). Egli riferisce che gli scioperi dei giovani medici, organizzati dalla British Medical Association (BMA) nel 2016, erano "sotto il controllo di Momentum".

Sia il BMA e Momentum lo hanno negato. La BMA ha detto "non ci sono prove che suggeriscono che questo fosse il caso." Bower certamente non ne ha fornito alcuna. Abbiamo mostrato come Bower abbia travisato un confronto tra l'attivista laburista Marc Wadsworth e la deputata laburista Ruth Smeeth in occasione del lancio del rapporto di Shami Chakrabarti sull'antisemitismo nel giugno 2016.

Supporters hold placards as Britain's opposition Labour party leader Jeremy Corbyn addresses a rally calling for a General Election now, in Parliament Square, central London on July 25, 2019.

I sostenitori portano cartelli mentre il capo del partito laburista britannico, Jeremy Corbyn, parla durante una manifestazione che chiede elezioni generali subito, in Parliament Square, nel centro di Londra il 25 luglio 2019 (AFP)



Questo è stato un altro incidente che i media hanno colto di sorpresa per attaccare Corbyn. Bower scrive che "Wadsworth gli ha fatto capire che Ruth Smeethnon solo stava 'lavorando mano nella mano' con i media di destra parlando con il giornalista, ma era anche ebrea".

Il breve incidente viene registrato in video. Da nessuna parte nel filmato Wadsworth dice che Smeeth è ebrea. Middle East Eye ha parlato con due testimoni oculari, ed entrambi hanno confermato che in nessun momento Wadsworth ha detto che Smeeth era ebrea.

Contro tutti i tipi di razzismo

Mentre le elezioni incombevano, gran parte della stampa ha presentato Boris Johnson, avversario conservatore di Corbyn, come una figura nazionale e un salvatore della nazione.

Questa – come la nazione sta imparando nel peggiore dei modi – è stata la più hrave bugia che sia stata detta su Corbyn. Con una delle strane ironie della vita, Johnson, a differenza di Corbyn stesso, è stato infatti colpevole di produrre stereotipi antisemiti offensivi.

Un gruppo di accademici e attivisti ebrei ha sottolineato che uno dei romanzi di Johnson ha invocato uno degli stereotipi antisemiti più perniciosi quando descrive "oligarchi ebrei" che, secondo le parole degli accademici, "gestiscono i media, e giocano con i numeri per fissare le elezioni a loro favore".

Come ci ha detto Corbyn, e crediamo che egli sia sincero in questo, l'antisemitismo è un male che è stato tollerato e accettato per troppo tempo nella società britannica. Tuttavia, non è l'unica forma di razzismo tollerata negli ambienti politici. La lotta contro questo flagello non dovrebbe essere politica di partito, né la lotta contro il razzismo dovrebbe limitarsi al razzismo contro gli ebrei.

Il razzismo contro qualsiasi minoranza religiosa è inaccettabile nella nostra società e per questo motivo l'islamofobia dovrebbe essere perseguita severamente e identificata, ovunque appaia. Le due campagne dovrebbero andare di pari passo. Dovrebbero essere a portata di mano.
Ma non è così.

Giustizia mafiosa del linciaggio

Ironia della sorte, una volta vinte le elezioni, Johnson adottò una serie di politiche di Corbyn che aveva precedentemente denunciato come impraticabili.

Alti funzionari laburisti tramarono per abbattere Jeremy Corbyn


Da quando è diventato primo ministro, Johnson ha abbandonato i tagli previsti all'imposta sulle società, ha annunciato piani per nazionalizzare Northern Rail e ha annunciato un finanziamento di 100 miliardi di dollari per progetti infrastrutturali.

Il atrimonio della stampa britannica significa che ciò che appare nelle sue colonne ha un peso molto maggiore rispetto alle osservazioni fatte casualmente in un pub o in un posto di lavoro. E' molto difficile vedere come qualsiasi persona decente leggendo gran parte dei giornali o assorbendo le trasmissioni televisive avrebbe potuto votare verosimilmente  per Jeremy Corbyn.

In effetti, Corbyn ha detto lo stesso nella sua intervista con Middle East Eye, notando che l'informazione era così ostile che anche lui "non vorrebbe vivere nella stessa strada" dell'uomo descritto da alcuni giornali britannici. I media hanno abbandonato ogni forma di obiettività o di verifica dei fatti che si applicano a quasi tutti gli altri.

Gli accusatori sono diventati giudice, giuria e boia

Non c'è stato un giusto processo, nessuna indagine indipendente sui fatti, nessuna sospensione del giudizio fino a quando i fatti fossero stati scoperti. In pochi secondi, l'accusa divenne la nuova realtà. Questa era giustizia mafiosa del linciaggio.

La mafia ha avuto la meglio. Corbyn è tornato al punto in cui si trovava all'inizio di questo bizzarro viaggio, un deputato molto rispettato a livello locale a North Islington e sulle panchine posteriori. I suoi alleati sono stati epurati dalle panchine anteriori.

Ma questo episodio dovrebbe riguardare tutti noi che crediamo nei mezzi e nei fini. La semplice domanda che ogni deputato di qualsiasi parte politica dovrebbe porsi è cosa farebbe, come si sentirebbero, se le stesse tattiche fossero usate contro di lui. Griderebbe al fallo. E avrebbe ragione.

Questo tipo di politica mafiosa minaccia la democrazia stessa perché senza un discorso pubblico sincero e onesto, le forze oscure fanno sentire la loro presenza.

Le opinioni espresse in questo articolo appartengono all'autore e non riflettono necessariamente la politica editoriale di Middle East Eye.

(Traduzione i Diego Siragusa)


venerdì 3 luglio 2020

IMPORTANTI MARCHI DI MODA BOICOTTANO FACEBOOK


Ditelo a Sephora, Marc Jacobs, Louis Vuitton, Fenty, Dior e altri importanti marchi di moda: Unisciti al boicottaggio di Facebook per fermare la diffusione del razzismo online.


Caro Diego,

Più di 500 aziende - tra cui Starbucks, Best Buy, Coca-Cola, Lululemon, Honda, Reebok, Hershey, Verizon, REI e Colgate-Palmolive - hanno aderito a un boicottaggio degli annunci su Facebook per spingere Facebook a fermare la diffusione dell'odio e della disinformazione sulla piattaforma.

Queste aziende si sono unite al boicottaggio grazie alle pressioni dell'opinione pubblica, e le azioni di Facebook sono crollate come risultato - costando a Facebook e al CEO di Facebook Mark Zuckerberg miliardi di dollari e costringendo Zuckerberg a riconoscere il boicottaggio.

Ma Facebook non ha ancora recepito il messaggio, ed è per questo che è fondamentale che le grandi aziende che hanno postato sui social media a sostegno del movimento Black Lives Matter si uniscano al boicottaggio - iniziando con LVMH, una società miliardaria che possiede marchi come Sephora, Marc Jacobs, Hennessy, Dom Perignon, Givenchy, Louis Vuitton e Christian Dior. Firma la petizione: Le grandi aziende devono unirsi al boicottaggio di Facebook per fermare la diffusione del razzismo online.

Questi marchi di fascia alta rastrellano milioni di persone approfittando degli artisti e dei creatori neri - come Beyonce, Tracee Ellis Ross e Nicki Minaj - che promuovono i loro prodotti sul tappeto rosso e nella loro arte. LVMH possiede anche la linea Fenty di Rihanna, che trae letteralmente profitto dal lavoro di una donna nera. LVMH ha sempre più spesso spostato il suo massiccio budget pubblicitario verso gli annunci online (Facebook ha persino utilizzato il marchio Louis Vuitton di LVMH come caso di studio pubblicitario), quindi avere questi marchi che si uniscono al boicottaggio sarebbe un grosso colpo per Facebook.



Zuckerberg ha pubblicato una dichiarazione a sostegno del movimento Black Lives Matter dopo la morte di Breonna Taylor, Ahmaud Arbery e George Floyd. Tuttavia, le dichiarazioni di sostegno non hanno senso finché Facebook continuerà ad ospitare nazionalisti bianchi che incitano alla violenza contro i manifestanti della Black Lives Matter, reprimono gli elettori e diffondono notizie false e razziste.

Facebook non può tirarsi fuori da questo momento di razzismo sistemico a livello nazionale. Ecco perché stiamo collaborando con una coalizione di organizzazioni per danneggiare i profitti di Facebook chiedendo agli inserzionisti di smettere di comprare pubblicità su Facebook fino a quando non cambierà le sue politiche.

Sephora, Marc Jacobs, Givenchy, Christian Dior, Celine e altri marchi LVMH hanno recentemente rilasciato dichiarazioni pubbliche a sostegno del movimento Black Lives Matter. Ma le dichiarazioni pubbliche senza azione sono solo apparenze. È tempo che questi grandi marchi della moda mettano i loro soldi in tasca e smettano di spendere soldi per gli annunci su Facebook fino a quando non interverrà per proteggere i neri e la nostra democrazia. Questi marchi si basano sulla loro reputazione di essere aspirazionali e socialmente desiderabili, ed è proprio questo che li rende suscettibili alle pressioni pubbliche.

Abbiamo già dimostrato che insieme possiamo convincere le principali aziende tecnologiche a bandire il razzismo e i discorsi di odio - le firme della vostra petizione hanno spinto Reddit a cambiare le sue politiche e a bandire alcuni dei forum più tossici su internet. Ora, costringiamo Facebook a fare lo stesso.

Dillo a Sephora, Marc Jacobs, Louis Vuitton, Fenty, Dior e altri importanti marchi di moda: Unisciti al boicottaggio di Facebook per fermare la diffusione del razzismo online.

Grazie 

--Shaunna, Kathy, Anathea, Sonja, Melody, Lindsay, Pam, Maria, Kimberly, Katie, Elisa e KaeLyn, il team UltraViolet

Fonti:

1. Facebook vede 60 miliardi di dollari di valore di mercato cancellati in soli 2 giorni mentre inserzionisti come Starbucks e PepsiCo bloccano la spesa per i social media, Business Insider, 29 giugno 2020

2. 2. Louis Vuitton: Aumento del traffico all'interno del punto vendita con gli annunci di Facebook mirati alla localizzazione, Facebook, accessibile dal 1° luglio 2020

3. I marchi di moda di lusso spostano il budget verso il digitale, Business Insider, 12 giugno 2017




domenica 28 giugno 2020

IL CENTRAL PARK FU COSTRUITO DISTRUGGENDO UN VILLAGGIO DI EX SCHIAVI NERI


di Joshua Evangelista

28 Giugno 2020  

Fonte: Frontiere


Prima del celebre polmone verde di New York, Manhattan ospitava Seneca Village, un insediamento di proprietari terrieri afroamericani la cui storia è stata nascosta per 150 anni.


Se passeggiando per Central Park vi venisse voglia di farvi un selfie immersi nel verde con i grandi grattacieli nello sfondo, fermatevi un secondo. Prima di conquistare il vostro pubblico di Instagram attraverso l’immagine di uno dei luoghi più suggestivi ed evocativi del mondo, pensate che forse vi trovate sopra quello che fu uno dei primissimi insediamenti afroamericani degli Stati Uniti.

Si chiamava Seneca Village e la sua breve vita si compì tra il 1825 e il 1857. Si trovava tra l’82sima e la 89sima strada, nei pressi di dove oggi c’è il panoramico Summit Rock, a ovest del Great Lawn. Prima della costruzione del parco ospitò la prima significativa comunità di proprietari immobiliari afroamericani di Manhattan.
Una storia totalmente nascosta per i primi 150 anni di esistenza del parco, che è riemersa solo nel 2001 quando un piccolo gruppo di accademici fondò il Seneca Village Project e fece pressione affinché venisse installata una piccola targa per ricordare la comunità.


Central Park, un cartello per ricordare la storia della comunità del Seneca Village [fonte: centralparknyc.org]
Stando al censimento del 1855 dello Stato di New York, Seneca Village era abitata da 264 persone e tra i suoi edifici c’erano tre chiese, una scuola e diversi cimiteri. Una piccola comunità in pieno fermento commerciale, che si stava piano piano intersecando con le attività degli immigrati ebrei, irlandesi e tedeschi. In due anni, tuttavia, il Seneca Village sarebbe stato raso al suolo e la sua identità cancellata dalla creazione di Central Park. In un momento storico in cui da più parti emerge la necessità di rivedere le coordinate storico-urbanistiche delle grandi città a partire dal vissuto di chi le ha abitate, la storia di Seneca Village sta tornando alla ribalta come frammento di un mosaico di storie che meritano una nuova visibilità.
Il contesto
Seneca Village si era formata un periodo decisivo nel percorso di emancipazione dei neri di New York. Nel 1817, lo stato aveva approvato una legge che liberava le persone schiavizzate nate prima del 1799. La schiavitù venne abolita solo nel 1927, in ritardo rispetto a gran parte degli stati del Nord. Questo non equivaleva all’avere pieni diritti: i diritti di voto dei neri era subordinato al possedere proprietà per almeno 250 dollari (questo non valeva per i bianchi). Di conseguenza, solo 16 uomini di colore a Manhattan avevano il diritto di voto. Non solo, i neri erano costantemente in pericolo, le loro chiese venivano bruciate e le attività commerciali boicottate.


Fu in questo contesto che una coppia dell’Upper Manhattan, John ed Elizabeth Whitehead, nomen omen, vendette alcuni terreni nell’area dove sorse il Seneca Village. Sappiamo che nel settembre del 1825 un tale Andrew Williams acquistò tre lotti. Altri sei furono acquistati dalla Zion Church, che costruì oltre alla chiesa anche un cimitero per neri. Secondo il New York Times, che riprende le parole dello storico Alexander Manevitz, le attività edilizie della Zion Church rientravano in un disegno politico che ambiva a stabilizzare le condizioni sociali ed economiche degli afroamericani.

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C’era anche un’altra chiesa molto interessante, che venne spazzata via con la costruzione di Central Park. Era cattolica e si chiamava All Angels. Aveva una particolarità: qui neri e irlandesi (che pian piano avevano iniziato a far parte del villaggio) pregavano insieme e pare che venissero anche sepolti fianco a fianco.



L’urgenza di avere un parco
Intorno alla metà del XIX secolo l’alta borghesia newyorchese decise che la città avesse bisogno di un parco all’europea. New York stava crescendo vertiginosamente, la rivale Londra aveva i suoi “polmoni verdi” e un’urbanistica sviluppata in virtù della stratificazione sociale. Al contrario, il centro di New York era sempre più frequentato da migliaia di nuovi immigrati e cantieri polverosi e rumorosi. Secondo la storica Louise Chipley Slavicek, autrice di New York City’s Central Park (Chelsea House Publishers, 2009, p.17) la lobby che portò all’edificazione del parco era formata principalmente da “ricchi commercianti, banchieri e proprietari terrieri”, che desideravano un “luogo pubblico che fosse alla moda e sicuro, dove insieme alle proprie famiglie avrebbero potuto incontrarsi e passeggiare”.

Quando nel 1851 il sindaco Ambrose Kingsland firmò la delibera per l’edificazione di quello che sarebbe diventato il parco più famoso del mondo, c’era un problema: a Manhattan non c’era più spazio disponibile. L’unico verde rimasto era quello dei cimiteri, presi letteralmente d’assalto nei fine settimana per i picnic.

Così si decise di abbattere l’insediamento di Seneca Village a partire da una legge secondo la quale il governo può acquisire terreni privati ​​per scopi pubblici. Nonostante un’intensa attività legale, i proprietari delle case di Seneca Village non riuscirono a far valere i propri diritti di fronte a una campagna stampa che li descriveva come ladri e abitanti abusivi di un villaggio di negri.


Tra i residenti del Seneca Village, anche i famosi abolizionisti Albro Lyons e Mary Joseph Lyons. [fonte: NY Public Library]
Memoria e archeologia
Il gruppo del Seneca Village Project, formato per lo più da archeologi e storici, aveva iniziato mettere insieme reperti nella seconda metà degli anni ’90. Da allora il gruppo lavora senza tregua e nel 2011 è riuscito a ottenere il permesso per effettuare uno scavo archeologico a Central Park, attraverso il quale furono trovati frammenti di stoviglie, ossa di manzo, bottoni, bottiglie, pipe, uno spazzolino da denti e la suola della scarpa di un bambino. Viviamo nel paese di Pompei, Paestum e Tarquinia e quindi può sembrarci strano che siano necessari scavi per capire chi abbia abitato una città solo 150 anni fa. Eppure questi ritrovamenti (a onor del vero accompagnati da una ricca documentazione catastale) spiegano il valore simbolico di questo luogo. La demolizione di un minuscolo villaggio raso al suolo per costruire un luogo che sarebbe stato apprezzato da milioni di persone si colloca in una narrazione molto più ampia, come ha spiegato una delle fondatrici del Seneca Village Project, Diana Wall, partendo da una frase apparentemente priva di interesse scritta alla fine della placca commemorativa presente a Central Park: “I residenti e le istituzioni del villaggio di Seneca non hanno ristabilito la loro comunità in un’altra posizione”. Secondo Wall è qui la chiave di lettura: “Molti dei residenti rimasero a New York, ma non insieme. Questo è l’aspetto tragico: una volta c’era una comunità, poi è scomparsa”. C’è anche un altro aspetto rilevante: secondo lo storico Manevitz, sebbene nel 1855 il villaggio contenesse solo l’1 percento della popolazione nera della città, il 20 percento dei proprietari terrieri e il 15 percento degli elettori neri risiedeva proprio lì.

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[fonte: nyhistory.org]
Mettere le toppe, 150 anni dopo
 La Central Park Conservancy, l’organizzazione no profit che gestisce Central Park, lavora attraverso mostre e visite guidate per cercare di dare una nuova vita agli insediamenti presenti nel parco prima della sua edificazione. Il sindaco De Blasio ha spinto affinché si lavori a nuovi monumenti per onorare l’elite nera che abitava nell’area. Come i Lyons, una famiglia di attivisti neri che possedevano terreni ed edifici a Seneca Village. Un gesto importante, seppur estremamente tardivo, anche per ricordare i soprusi (e gli atti terroristici) che gli afroamericani subivano nella liberal Lower Manhattan. Del resto, spesso ci dimentichiamo che alla fine del 1700 New York City era uno degli epicentri del commercio di schiavi e che, probabilmente, dopo Charleston, Carolina del Sud, era la città con più africani in catene di tutti gli Stati Uniti.

Gli storici sanno ben poco di quello che è successo agli ex residenti. Trovare i pro-nipoti degli abitanti del Seneca Village è un’azione disperata. Sappiamo tutti che la storia non si fa con i se. Ma proviamo per un attimo a evadere questa regola: pensate a come sarebbe diversa New York se nel centro di Manhattan ci fosse un quartiere popolato da proprietari terrieri afroamericani.

Intanto, ora siete a Central Park: guardatevi intorno, godetevi il bellissimo parco e prima di farvi un selfie pensate a cosa abbia significato sradicare una esigua comunità di ex schiavi per permetterci di “passeggiare e incontrarci”



Continua a leggere: https://frontierenews.it/2020/06/central-park-storia-distruzione-ex-schiavi-neri-seneca-village/

GRANDE CONFUSIONE A SINISTRA - L'ULTIMO LIBRO DI MASSIMO D'ALEMA


di Marco Pondrelli

Fonte: Marx21

L'ultimo libro di Massimo D'Alema, grande è la confusione sotto il cielo, ha destato in me interesse e non solo per la citazione del Grande Timoniere ma anche per le interviste ed i molti articoli che ne hanno accompagnato l'uscita, interventi da cui emergeva una dura critica all'Occidente ed al modello neoliberale.

Il libro può essere letto dividendolo in due parti: l'analisi della fase attuale e la proposte per il futuro.


La crisi del neoliberismo

Per quanto riguarda il primo tema molto sono i punti condivisibili. La contraddizione che l'Autore vede oggi è spiegata attraverso le parole di Kissinger e di Gramsci i quali si trovano d'accordo nel descrivere un mondo sospeso fra il cosmopolitismo dell'economia e il carattere nazionale della politica. Questa contraddizione interroga principalmente l'Occidente, il quale ha forgiato il nuovo ordine mondiale post '89 sul neoliberismo. La situazione odierna non è però quella prospettata da Fukuyama che vaticinò la fine della storia, perché 'oggi, a trent'anni dalla caduta del Muro di Berlino, dobbiamo invece, con maggiore realismo e minor fervore ideologico, misurarne la debolezza, in particolare l'incapacità di garantire uno sviluppo equilibrato e non minato da laceranti diseguaglianze sociali e da un drammatico conflitto con l'esigenza di salvaguardare l'ambiente naturale' [pag. 139].

La crisi dell'occidente è conclamata non solo dalle contraddizioni economiche che stiamo vivendo ma anche dalla crescita di nuovi attori mondiali (in primis la Cina). Anche D'Alema, come He Yafe, vede la necessità di un asse est – ovest per governare il globo. Ci troviamo però in una fase che gramscianamente si può definire di interregno, in cui il vecchio ordine muore ma il nuovo non riesce a nascere.

È risaputo che l'Autore passa molto del proprio tempo in Cina, è quindi un attento conoscitore di quel paese e l'analisi che ne fa è approfondita. L'Impero di Mezzo è un paese che sta rinascendo essendo stato, prima del secolo delle umiliazioni, la prima potenza mondiale. Questa crescita prodottasi a partire dalle riforme di Deng Xiaoping del '78 trova oggi Xi Jinping impegnato a rispondere a delle nuove domande che riguardano le diseguaglianze sociali e geografiche, i problemi ambientali ed un tumultuoso processo di urbanizzazione. Le criticità non impediscono però ad un attento osservatore della realtà cinese di sottolineare i meriti indiscussi, a partire dalla riduzione della povertà per arrivare al modo in cui Pechino ha fronteggiato la pandemia nella cui gestione rispetto all'Occidente 'ha fatto la differenza un grado minore di individualismo, una maggiore coesione sociale e l'esistenza di reti comunitarie che nel nostro paese non esistono più. Pesa il fatto che in Occidente, dopo decenni di liberismo sfrenato e di progressivo indebolimento della sfera pubblica, abbiamo ormai non più soltanto un'economia di mercato, ma anche una società di mercato' [pag. 11].

A questa crescita, sempre per usare una categoria gramsciana, l'Occidente è stato incapace di rispondere con l'egemonia, per il resto del mondo quello occidentale non è un modello da imitare, e sempre più ha passato la parola ai carri armati La critiche sono rivolte all'aggressiva politica estera di Bush jr. ma non risparmiano neanche il premio Nobel per la pace Barack Obama, il quale (insieme alla sua Segretaria di Stato Hillary Clinton) in Siria ha sostenuto 'un'opposizione in parte costituita da frange estreme del fondamentalismo, inclusi Al Qaida e l'Isis' [pag. 90].

L'Islam

Una riflessione a parte va dedicata all'Islam. L'Autore vede uno scontro fra islamismo ed Occidente determinato dalla scelta di imporre i valori occidentali, vissuta dal mondo islamico come una minaccia. In questo caso l'analisi andrebbe spinta più in profondità. Non è vero, come afferma D'Alema, che 'storicamente, durante la guerra fredda, l'islamismo era stato un grande alleato dell'Occidente nella lotta contro il comunismo ateo e i regimi baathisti legati all'Urss' [pag. 86]. L'Occidente ha scelto di allearsi ad un islam, quello più reazionario e fondamentalista (a partire dal wahhabismo saudita). C'è stato anche un altro islam che ha provato a dialogare con le idee socialiste, i regimi baathisti ne sono stati parti ma non gli unici rappresentanti. In Iran una figura come quella di Ali Shariati ha provato ad unire islam e socialismo. La vera domanda da porsi è perché, ieri come oggi, l'Occidente si è sempre ritrovato al fianco della parte peggiore dell'islam (quello oscurantista e terrorista) ed ha combattuto tutte le proposte laiche e progressiste che nascevano da quei paesi, come Mossadeq in Iran o el-Nasser in Egitto. La verità è che oggi l'Occidente continua a sostenere la parte più pericolosa dell'Islam e, come lo stesso D'Alema riconosce, in Siria è arrivato a sostenere Isis ed Al Qaida.

Quale nuovo ordine?

Che un politico, che ha avuto un ruolo importante nella storia italiana, spinga perché il nostro paese e l'Europa aprano un'interlocuzione con la Cina ed anche con la Russia (pur restando saldamente nel campo atlantico) prefigurando un nuovo ordine mondiale, è positivo. Evidentemente sta dando voce ad un'idea condivisa da parte della classe dirigente italiana. Non c'è nell'analisi di D'Alema solo una motivazione economica ma anche geopolitica.

Se l'analisi è largamente condivisibile non altrettanto sono le proposte che ruotano su due assi: il rafforzamento dei 'democratici' a partire da Biden negli Usa ed un rilancio del ruolo dell'Unione europea.

Sarebbe facile ricordare a D'Alema che fu il suo governo, assieme a quello del democratico Clinton, a bombardare l'ambasciata cinese durante la guerra in Jugoslavia, così come furono i governo 'democratici' della seconda metà degli anni '90 ad espandere la Nato ad est, ma non c'è solo questo. Quando l'Autore scrive, riferendosi al neoliberismo, che 'questa nuova cultura si è imposta anche nel linguaggio, nel senso che la progressiva riduzione delle protezioni sociali prodotte dalle riforme del dopoguerra è stata chiamata «riformismo»; nel senso che il pensiero neoliberista si è impadronito anche di parole e concetti che appartenevano alla tradizione socialdemocratica' [pag. 60], afferma una sacrosanta verità che però vale anche per la 'sinistra'. In Italia molte delle riforme che più hanno contribuito ad ampliare la diseguaglianza (dal pacchetto Treu al Jobs Act) portano la firma del centro-sinistra, negli Usa la fine della separazione fra banche commerciali e banche di investimento fu una vittoria dell'Amministrazione Clinton. Il processo di cui D'Alema parla non ha visto la sinistra socialdemocratica opporsi ma purtroppo l'ha vista guidare questo cambiamento. Negli anni passati non si criticava Berlusconi perché privatizzava ma perché non lo faceva, l'Ulivo ed il centro-sinistra si presentavano come le vere forze liberali in Italia.

Questa sinistra non è mai passata per una vera analisi critica della propria esperienza e davanti a periferie che ieri votavano PCI ed oggi votano Lega o Fratelli d'Italia sa solo trincerarsi dietro il disprezzo per gli elettori.

Non vedo dentro lo schieramento socialista europeo e democratico statunitense la messa in discussione di questo sistema e non mi riferisco alla volontà di superare il capitalismo ma quantomeno di limitare il potere del blocco capitalista-finanziario che ha portato diseguaglianza e guerra in giro per il mondo. Il prezzo che oggi stiamo pagando ha le sue radici nelle scelte che la sinistra 'democratica' ha compiuto oltre vent'anni fa. Non solo non ci sono le condizioni perché la sinistra socialista (ma sarebbe meglio dire liberal-democratica) faccia questo, ma neanche all'interno dei singoli partiti o schieramenti sono presenti opposizioni in grado di rappresentare una reale alternativa.

Il secondo elemento di critica, che si lega a questo, è la speranza nell'Unione europea. Quando D'Alema scrive che nella Merkel prevale 'la gestione dello status quo sul coraggio dell'innovazione' [pag. 23], da l'idea che i problemi europei siano più legati alla mancanza di coraggio di una singola donna (per quanto importante) che non al blocco sociale tedesco che essa rappresenta. Come ha scritto il professor Bagnai (prima di avventurarsi nell'avventura leghista dell'euro irreversibile) 'la Germania ha legittimamente bisogno di politiche economiche diverse da quelle di cui abbiamo bisogno noi' [1]. Non si tratta si trovare il Mago di Oz in grado di dare coraggio alla Merkel o di trovare un Voltaire che sappia consigliarla per il meglio, la Cancelliera tedesca fa gli interessi della Germania perché deve essere votata dai tedeschi. Chi oggi detiene il vero potere in Germania non rinuncerà alla difesa dei propri crediti e delle proprie esportazioni in nome di un non meglio precisato interesse europeo.

Quello che deve essere messo in discussione oggi non è la globalizzazione intesa come cooperazione fra gli stati ed i popoli, ma la fede cieca nel liberoscambismo che ha guidato le politiche degli ultimi 3 decenni. I rapporti fra gli stati devono avere delle regole, la folle pretesa che la fine dei 'lacci e lacciuoli' avrebbe portato ad una ricchezza diffusa ha mostrato tutti i suoi limiti. Sarebbe quindi ora di uscire dalla gabbia europea e dall'euro per ricreare una Europa diversa, che vada dall'Atlantico agli Urali e che, come scrissero Brancaccio e Passarella, dovrebbe prevedere “una limitazione della libera circolazione dei capitali ed eventualmente delle merci” [2]. Queste sono le condizioni necessarie per introdurre politiche progressiste che portino a redistribuire la ricchezza, passata in questi anni dal mondo del lavoro a quello del profitto e della rendita, che portino a nuovi investimenti pubblici (a partire dalla sanità, messa duramente alla prova dalla pandemia) e che consentano una maggiore tutela dell'ambiente. Non sono proposte utopiche, anzi sono addirittura moderate, ma saranno realizzabili solo quando la sinistra capirà che deve smettere di lavorare per il re di Prussia.

Note

1. Bagnai, Alberto; l'Italia può farcela, il saggiatore, Milano, 2014, pag. 324

2. Brancaccio, Emiliano e Passarella, Marco; L'austerità è di destra, il saggiatore, Milano, 2012, pag. 133

mercoledì 24 giugno 2020

Siria: le sanzioni occidentali sono l'altra faccia del terrorismo


Discorso di 
Bachar al-Jaafari


Traduzione Gb.P. per OraproSiria

Mercoledì 17 giugno, il Segretario di Stato americano Mike Pompeo ha annunciato che gli Stati Uniti avrebbero imposto 39 nuove sanzioni a figure ed entità siriane ai sensi del "Caesar Act" [1]. Sanzioni che sono state molto discusse il giorno prima, nell'ambito della riunione del Consiglio di Sicurezza in videoconferenza e sotto la presidenza francese, come ci è stato riferito dall'organo stampa in francese [2]. Per correttezza e precisione, qui traduciamo la dichiarazione completa dell'inviato speciale della Siria alle Nazioni Unite, dottor Bachar al-Jaafari. [NdT].


Grazie mille, signor Presidente, e ringrazio anche il mio caro amico l'inviato speciale, il signor Geir Pederson, per la sua presenza e partecipazione.

Signor Presidente,

Quando gli Stati Uniti rubano apertamente 200.000 barili di petrolio al giorno dai giacimenti petroliferi siriani e, inoltre, rubano 400.000 tonnellate di cotone, 5.000.000 di capi di bestiame, danno fuoco a migliaia di ettari di campi di grano, si vantano di dividere la Siria e indebolire deliberatamente il valore della sua valuta nazionale; quando gli Stati Uniti impongono misure economiche coercitive per soffocare il popolo siriano, occupare parti del mio Paese e proteggere il loro partner turco occupando altre grandi parti della terra siriana; e quando, tuttavia, la mia collega che rappresenta gli Stati Uniti parla della preoccupazione della sua amministrazione per il deterioramento delle condizioni di vita dei cittadini siriani attribuendola a quello che lei chiama "regime"; la domanda legittima diventa: non è una fase di malattia acuta e non siamo di fronte a sintomi di schizofrenia politica?
Il 31 maggio 2020, il mio Paese ha presentato una denuncia ufficiale al Segretario generale delle Nazioni Unite e al Presidente del Consiglio di sicurezza contro i governi di alcuni Stati membri, in particolare gli Stati Uniti, il Regno Unito, la Francia e la Turchia.
In effetti, negli ultimi nove anni, i governi di questi paesi hanno sostenuto, finanziato e armato gruppi e organizzazioni di terroristi multinazionali di molteplici alleanze e caschi diversi, nonché milizie separatiste ai loro ordini. Inoltre, hanno deliberatamente effettuato aggressioni militari unilaterali e tripartite sul mio paese: occupando alcune parti del suo territorio; commettendo omicidi e distruzioni; spostando forzatamente porzioni della popolazione e cambiando la demografia; saccheggiando le ricchezze naturali e storiche tra cui petrolio, gas, colture agricole e oggetti d'antiquariato; bruciando e distruggendo tutto ciò che non possono rubare; imponendo misure coercitive sempre più unilaterali al popolo siriano.
Queste pratiche e queste gravi violazioni dei principi del diritto internazionale e delle disposizioni della Carta delle Nazioni Unite evidenziano una contraddizione nella visione dell'azione multilaterale internazionale, nonché un ritorno alle prospettive della "Società delle Nazioni"; che, come tutti sappiamo, ha legittimato gli attacchi e le occupazioni, condannandosi al fallimento. Inoltre, queste pratiche sono palesi tentativi di interferenza distruttiva del processo politico "facilitato" dalle Nazioni Unite attraverso il suo inviato speciale, con l'obiettivo di deviare l'approccio basato sul dialogo tra siriani, sotto la guida rigorosamente siriana, verso un'alternativa che dovrebbe imporre la volontà e i diktat dei tre stati occidentali [USA, Regno Unito, Francia] al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, a scapito della sovranità della Siria, delle sue risorse, del benessere e della sicurezza del suo popolo.

Signor Presidente,

a seguito delle dichiarazioni che abbiamo appena ascoltato, mi ritrovo obbligato a chiarire alcuni concetti.
Le politiche di blocco e l'imposizione di misure coercitive unilaterali sono state e sono ancora parte integrante delle politiche cieche e pregiudizievoli adottate dall'Occidente e sono l'altra faccia del terrorismo! Il terrorismo che ha sconvolto la vita dei siriani, distrutto le loro realizzazioni, danneggiato la loro valuta nazionale e il loro sostentamento, ostacolato la capacità delle loro istituzioni statali di soddisfare i loro bisogni fondamentali; tutto senza preoccupazioni umanitarie occidentali. L'esempio più recente [di questa indifferenza] è l'incendio dei carichi di aiuti umanitari da parte di alcuni partiti libanesi, mentre per anni questi carichi forniti dal "Programma alimentare mondiale" sono stati regolarmente inviati ai siriani bisognosi attraversando il territorio libanese .
L'amministrazione degli Stati Uniti e l'Unione europea hanno silurato tutte le richieste internazionali di revoca delle misure coercitive unilaterali imposte al popolo siriano, compresa la missione del Segretario generale e del suo inviato speciale in Siria. Il rinnovo e l'intensificazione degli effetti di queste misure unilaterali coercitive con l'entrata in vigore del cosiddetto "Caesar Act", decretato dagli Stati Uniti, riflettono il disprezzo dell'amministrazione americana e dell'Unione europea per tutto ciò che l'umanità ha accumulato nel campo delle leggi internazionali, e il tentativo di imporre la legge americana ed europea al Mondo.
Il recente intervento di James Jeffrey è un riconoscimento esplicito da parte dell'amministrazione americana della sua diretta responsabilità per la sofferenza dei siriani. Una dichiarazione così irresponsabile sottolinea, ancora una volta, che questa amministrazione vede la regione con gli occhi di Israele, dal momento che queste sono vecchie richieste israeliane che Jeffrey ha solo rinnovato, al fine di plasmare la regione in modo che corrisponda alla sua (di Israele) agenda egemonica.
Il mantenimento della pace e della sicurezza internazionali, a cui i governi dei tre paesi occidentali e membri permanenti del Consiglio di sicurezza dovrebbero essere particolarmente interessati, è incompatibile con il fatto che con altri governi occidentali o strumentalizzati dall'Occidente, essi chiudono volutamente gli occhi sulle pratiche del loro alleato all'interno della NATO: la Turchia, i cui crimini accettano e difendono in Siria, Libia e altrove.
Il mantenimento della pace e della sicurezza internazionali è anche incompatibile con il fatto che gli Stati Uniti e la Turchia occupano alcune parti del mio Paese, dove sponsorizzano spudoratamente il terrorismo e le milizie separatiste, e dove rappresentanti dei loro governi tengono incontri con organizzazioni terroristiche sul suolo siriano, come è stato recentemente dimostrato a seguito dell'infiltrazione dei ministri degli interni e della difesa turchi nel governatorato di Idleb. Approfittando del periodo di calma che ha prevalso dopo l' "Accordo di Mosca", hanno rafforzato la presenza delle forze di occupazione turche e dei gruppi terroristici che sono a loro sottomessi, mentre il regime turco sta cercando di sostituire la lira turca alla lira siriana nelle zone che occupa illegalmente per imporre la turchizzazione.
Qui, le forze di Erdogan sono quindi identiche alle forze di Israele che occupano il Golan siriano e le due occupazioni, turca e israeliana, sono complementari e lavorano in armonia con l'operatore americano.
Infine, mantenere la pace e la sicurezza internazionali non è neppure compatibile con la determinazione di questi tre stati occidentali, membri permanenti del Consiglio di sicurezza, di non eliminare l'organizzazione terroristica Daesh i cui resti vengono da essi mobilitati in Iraq e Siria ogni volta che il loro interesse lo richiede.

Signor Presidente,

Nella mia dichiarazione del 19 maggio 2020, ho fatto riferimento alle confessioni dei terroristi dell'ISIS catturati dall'Esercito arabo siriano, in cui hanno sottolineato che erano stati addestrati dalle forze di occupazione americana di stanza nella regione siriana di Al-Tanf. Di recente, un terrorista di questa stessa organizzazione di Daesh, Mohammad Houssayn Saoud, ha confessato che è stata l'intelligence britannica a costringerlo, con altri terroristi suoi sodali, a collaborare raccogliendo informazioni sulle istituzioni e sui siti militari Siriani e russi in Siria.

Signor Presidente,

Nella sua denuncia ufficiale, il mio Paese invita il Segretario generale e il Consiglio di sicurezza a imporre la fine delle ingerenze ostili di Stati stranieri negli affari interni del mio Paese e a sollecitare tutti gli Stati membri ad astenersi da qualsiasi pratica volta a minare l'indipendenza e la continuazione del processo politico, o minare gli interessi e le scelte del popolo siriano, la sicurezza e la stabilità della Siria e le sue relazioni regionali e internazionali.
Inoltre, la Siria ha chiesto al Segretario Generale di incaricare l'ente legale competente del suo segretariato di preparare un rapporto urgente su queste leggi americane ed europee che impongono un embargo economico al popolo siriano, vagliandone la sua conformità con la Carta e le Risoluzioni del Consiglio di sicurezza relative alla Siria. Il rapporto dovrebbe anche evidenziare l'impatto catastrofico di queste misure sulla vita del popolo siriano.
Il mio Paese, onorevoli colleghi, attende con interesse la risposta del Segretario generale e chiede di essere informato quanto prima sulle procedure che possono essere adottate nel quadro del suo mandato e della sua posizione di facilitatore del processo politico nella Repubblica araba siriana.
Infine, signor Presidente, noi siamo sempre stati vittime dei regolamenti di conto tra gli Stati occidentali, il che significa che siamo buoni lettori della Storia. Il problema con i nostri nemici e rivali è che la leggiamo in modo diverso. A questo proposito, va ricordato ciò che un saggio politico sociologo disse una volta: "Solo gli imbecilli sfidano la Storia".
In conclusione, vorrei dire ai miei colleghi che rappresentano i Paesi occidentali in questo Consiglio: smettete le vostre pressioni sul mio Paese, la Siria! Lasciate respirare il popolo siriano!
Grazie, signor Presidente.
Dr. Bachar al-Jaafari
Inviato speciale della Siria alle Nazioni Unite
16/06/2020

tradotto da Mouna Alno-Nakhal

Fonte: La missione siriana presso le Nazioni Unitehttps://www.youtube.com/watch?v=HxcVOmE12Aw
https://www.legrandsoir.info/syrie-les-sanctions-de-l-occident-sont-l-autre-visage-du-terrorisme.html

Note:
[1] Siria Caesar Act Designations - Dichiarazione stampa - 17 giugno 2020https://www.state.gov/syria-caesar-act-designations/
[2] Consiglio di sicurezza del 16 giugno 2020 in data la situazione in Siriahttps://www.un.org/press/fr/2020/sc14215.doc.htm