domenica 12 settembre 2021

GREEN PASS: LA SINISTRA ITALIANA E GLI ALTRI PAESI EUROPEI



di Davide Marzattinocci


A Roma, capitale d'Italia, alcuni partiti forse di sinistra come #SinistraCivicaEcologista, #RomaFutura e #poterealpopolo fanno finta di non vedere la grave violazione dei diritti umani, nonché della Costituzione, operata dal governo per mezzo del green pass. Ma dopotutto i loro voti saranno per il candidato del PD, partito che ultimamente ha espresso posizioni discriminatorie come la Lega e la miglior destra. Sveglia!!!
Ecco cosa accade in altri paesi :
SPAGNA: il ministro della salute Daría , il corrispettivo del nostro Speranza insomma, ha dichiarato ieri che qualsiasi ipotesi di GreenPass non verrà considerata come accettabile in quanto incostituzionale. Sempre secondo l'esponente politico del Partito socialista spagnolo ogni tentativo di portare la tematica in parlamento verrà ostacolata da lei stessa e mai passerà fino a quando sarà ministro.
GERMANIA: Nello stato simbolo della civiltà e della democrazia per gli amanti della UE la Cancelliera Merkel ha escluso ogni possibilità di Green Pass. Il partito di Sinistra Die Linke si schiererà contro se verrà proposto.
DANIMARCA: Il governo di centrosinistra di Matte Frederiksen ha varato il Green Pass precisando che è solo una misura temporanea che finirà con il raggiungimento del 75% dei vaccinati. Il movimento "Men in Black" di matrice anarchica ed antifascista è sceso in piazza contro il provvedimento ed ha circondato il parlamento una settimana fa.
GRECIA: Il Partito Comunista Greco è sceso in piazza contro il Green Pass come ha fatto contro il Lockdown. "Il concetto piccolo borghese di resilienza è solo un modo per togliere diritti sociali ai lavoratori e mantenere il dominio capitalista della società permettendo il licenziamento dei lavoratori e mantenere intatto il profitto dei padroni".
SVEZIA: il governo di sinistra è da sempre contro ogni restrizione come i lockdown o i green pass.
ISLANDA: La premier Jakobsdottir ha dichiarato finita l' emergenza Pandemia due settimane fa e non intende tornare indietro sui suoi passi.
FRANCIA: Il partito di estrema sinistra guidato da Melanchol ha presentato un ricorso alla corte costituzionale contro il Green Pass. In questo momento centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza in tutte le maggiore città francesi. A Nizza i pompieri hanno preso le parti dei manifestanti in una manifestazione con 100mila persone.

I CRIMINI DEL CONTE DI CAVOUR - UNA PAGINA SCONOSCIUTA DI STORIA PATRIA

 


1853, morte a Torino (40 milioni raspati)


La  notte del 18 ottobre del 1853(3) (1) una moltitudine di popolo si affollò sotto la casa del Conte Camillo Benso di Cavour. Quei cittadini non volevano inneggiare al loro primo ministro, volevano solo dimostrare la loro rabbia nei confronti di uno speculatore. Cosa era successo? In quell’anno i raccolti di grano erano stati scarsissimi in tutta Italia,  persino nel Regno delle Due Sicilie, di solito superproduttore di tale primaria fonte di nutrimento. Ma, mentre Ferdinando II di Borbone, per calmierare i prezzi ed evitare rivolte e speculazioni, ne faceva acquistare subito grandi quantità all’estero, in Piemonte, governato  dal primo ministro massone, le cose andarono diversamente. Il liberalissimo ed osannato  ministro piemontese  approfittò subito della carestia, fece incetta di  grano a fini speculativi, riempì i  granai personali anziché far sfamare i poveri. La folla inferocita, fra grida e vituperi, mandò in frantumi i vetri delle finestre della villa superprotetta del ministro speculatore che diede ordine alla forza pubblica di sparare sulla folla. Molti popolani morirono, altri furono incarcerati. Quella notte Cavour, oltre che speculatore, divenne anche assassino. Il giornale l’Indipendente ammonì il primo ministro ad aprire i suoi granai per far sfamare i poveri torinesi che lo accusavano di  incetta immorale e contro legge. Il giornale fu denunciato per diffamazione e difeso dall’avvocato liberale Brofferio della Bigongia. Questi confutò davanti alla Corte le accuse dimostrando che il Cavour aveva ammassato grani, in violazione della legge. Dalla difesa fu esibito anche un atto notarile attestante la partecipazione del primo ministro al 90% delle azioni della Società Mulini di Collegno, il cui presidente, fu dimostrato, era il Cavour stesso. La magistratura era a quel tempo completamente asservita al potere politico in Piemonte e nonostante  ciò gli imputati furono assolti. Angelo Brofferio così commenta la sentenza su “La Voce” del 24 novembre del 1853:<<... il conte di Cavour è magazziniere di grano e farina, contro il precetto della moralità e della legge- e che- sotto il governo del conte di Cavour ingrassano illecitamente i monopolisti, i magazzinieri, i borsaiuoli, i telegrafisti, e gli speculatori sulla pubblica sostanza, mentre geme, soffre e piange l’università dei cittadini sotto il peso delle tasse e delle imposte- e che- il sangue innocente sparso dal conte di Cavour nella capitale dello Stato senza aggressione, senza resistenza, per una semplice dimostrazione che potevasi prevenire, fu atto barbaro e criminoso...”
L’Indipendente fu assolto ma i morti rimasero sul selciato. Alla sua morte, ci fa sapere il De Sivo, l’onesto Cavour  “...con la sua morale si fece quattordici milioni, raspati in pochi anni;  e fu chi stampò quaranta...” (Giacinto De Sivo, Storia delle Due Sicilie, Edizioni Brenner, Vol. II, pag. 420).  
Sia Cavour che Garibaldi, nella storiografia italiana,  si dividono, forse, in egual misura la popolarità d’essere considerati tra i grandi padri della Patria. Così ha decretato l’intelighentia massonica. 
TRATTO  DAL LIBRO DI ANTONIO CIANO " I SAVOIA E IL MASSACRO DEL SUD" edito da FORBUS per conto di ALI RIBELLI

venerdì 13 agosto 2021

IL LORO PARADISO E' IL NOSTRO INFERNO

 

(Intervista a Fawzi Ismail a cura del 

Collettivo Eutopia)


"Sopra di lui si alzavano fumo e lamenti, il fragore delle

bombe. Il grandinare dei proiettili si confondeva con le

grida e la voce del mare, con lo scalpiccio dei passi

senza speranza e il rumore di remi che colpivano le onde."

(da Ritorno ad Haifa di Ghassan Kanafani)


Fawzi Ismail è il Presidente e il cofondatore dell’Associazione Amicizia Sardegna-Palestina (https://www.sardegnapalestina.org) che lavora quotidianamente per far crescere la coscienza dei diritti dei popoli e della loro autodeterminazione e che lotta per i Palestinesi, affinché ottengano piena libertà in uno stato indipendente.


Da bambino, durante la Guerra dei Sei Giorni nel 1967, Fawzi Ismail assiste alla distruzione del suo villaggio, alla devastazione della sua terra e viene costretto con la forza delle armi a lasciare la propria casa in quell’ennesima fase della pulizia etnica compiuta dall’esercito occupante sionista. Esattamente come accadde a suo padre e a suo nonno nel 1948. Anche loro vennero scacciati dalle abitazioni e videro l’annientamento del centro in cui erano nati.

Insieme alla sua famiglia, Fawzi diventa così uno delle centinaia di migliaia di numeri umani nei registri dell’UNRWA, confinati nelle tante tende dei campi profughi allestiti dalle Nazioni Unite in Giordania.

Vive dunque la sua infanzia da rifugiato e tra i rifugiati. Privato di tutto.

Ma coglie la possibilità di studiare interpretata, sottolinea, come “una sorta di rivincita” rispetto allo sterminio della sua gente e all’azzeramento della società palestinese da parte degli israeliani.

Dopo aver conseguito la maturità in Giordania, raggiunge la Sardegna e a Cagliari si laurea. Da molti anni presta servizio alla comunità sarda e italiana come medico.

Fawzi Ismail è una delle voci storiche degli esuli palestinesi in Europa e un operatore politico-culturale di riferimento nel nostro Paese. Il Collettivo Eutopia gli esprime la propria gratitudine per aver avuto il privilegio di ascoltare le sue parole sulle tragiche giornate di questo maggio del 2021.

Come il Popolo Palestinese ha vissuto e vive la linea dell’equidistanza – per noi va definita “complicità con i carnefici” – assunta dai governi europei rispetto al massacro compiuto a maggio dagli occupanti sionisti?

Per comprendere l’eccidio di queste settimane dobbiamo sempre ricordarci ciò che è avvenuto 73 anni fa, nel 1948.

Il colonialismo sionista in Palestina – deve essere chiamato colonialismo e non semplicemente occupazione – è un progetto europeo. L’Europa è artefice e parte integrante di tale disegno politico-militare, volto alla creazione di un avamposto coloniale nel Vicino Oriente.

Bisogna premettere e ricordare che il piano per costruire uno Stato ebraico in Palestina è molto precedente all’Olocausto.

Bisogna ricordare sempre che la Palestina era una Terra abitata dal Popolo Palestinese, dapprima che l’Occidente capitalista, imperialista massacrasse gli ebrei, per poi chiudere un occhio, anzi tutti e due gli occhi, quando i sionisti massacrano i palestinesi.

Il 14 maggio del 1948 con la nascita dello Stato di Israele, l’Europa ha consentito che le bande sioniste, che poi si sono aggregate per costituire l’esercito israeliano, sterminassero i palestinesi, distruggessero i loro villaggi e le loro case.

Nel 1948 è stata cancellata una società intera, la società palestinese. Una società evoluta e pluralista.

Da un momento all’altro un popolo è stato disperso, una moltitudine sconfinata di esseri umani sono stati ridotti a profughi.

Tanti però, per fortuna, hanno resistito e resistono ancora nella propria terra.

Ed è proprio questo che non viene perdonato ai palestinesi: non essersi piegati alla schiavitù che i sionisti tentano di imporre, non essersi lasciati spazzare via dalla violenza israeliana. 

L’Europa delle Cancellerie dunque non era equidistante allora e non lo è tantomeno oggi. È parte integrante del progetto per annientare la Palestina.

E le responsabilità politiche e culturali specificamente italiane?

Già durante il regime fascista, in seguito alle intese tra Mussolini e il leader sionista Zabotinskij, dal 1934 al 1938, l’Italia addestrò ebrei italiani ed europei all’Accademia della Marina Militare di Civitavecchia

Li preparava, li armava e li inviava in Palestina per compiere atti terroristici, per prendere parte alla pulizia etnica.

Pochi italiani conoscono questa vicenda, sebbene basti cercare nei documenti storici, negli archivi dell’Accademia Militare di Civitavecchia.

La collaborazione si fermò nel 1938 quando le leggi razziali antisemite vengono promulgate dal fascismo per consolidare l’alleanza con il Terzo Reich di Hitler.

La complicità dei governi italiani con i sionisti non è dunque nuova. Ha radici lontane e proseguì dopo la Seconda Guerra Mondiale sino ad oggi, anche con la nascita della Repubblica.

Per lavarsi la coscienza dall’Olocausto, l’Italia, così come l’intera Europa, sostenne le bande sioniste che cominciarono la pulizia etnica nel 1947-1948.

Negli anni successivi, tanti italiani, anche di sinistra, caddero poi nelle mistificazioni della propaganda sionista, guardando con ammirazione alla formula del kibbutz. Videro nelle comuni agricole socialiste ebraiche un punto di riferimento di vita collettiva, senza denunciarne l’aspetto coloniale e di discriminazione razziale.

I kibbutz, queste fattorie, sorgevano infatti sul sangue dei contadini palestinesi, sulle terre che venivano loro rubate, espropriate.

Salutare quei kibbutz, costruiti nell’assassinio di massa e nel furto, come grande espressione del sionismo, come portentosa invenzione sociale è una responsabilità gravissima di buona parte della sinistra italiana ed europea.

Una logica coloniale e criminale, quella della sottrazione di ogni spazio di sopravvivenza del Popolo Palestinese, che persiste anche oggi. Fino all’ultimo centimetro di terra…

Nelle ultime settimane abbiamo assistito all’espropriazione delle case dei palestinesi di Sheikh Jarrah, quartiere di Gerusalemme Est.

Nessuno nei media mainstream ha raccontato che gli abitanti di Sheikh Jarrah sono profughi provenienti dalla zona Ovest di Gerusalemme. Quindi famiglie palestinesi derubate già una volta dei loro tetti dai coloni sionisti e defraudate adesso per la seconda volta.

Nel 1956 queste famiglie hanno ricevuto i terreni nell’area di Sheikh Jarrah per poter costruire le loro abitazioni dall’ UNRWA, l’Agenzia ONU per i Rifugiati, col consenso del governo giordano che amministrava al tempo Gerusalemme Est.

Ci vivono, dunque, legittimamente dal 1956.

Ora i coloni sionisti sostengono che quelle terre appartenevano a delle agenzie ebraiche addirittura nel XIX secolo, falsificando ancora una volta la Storia per giustificare la loro violenza.

Hanno rubato una Nazione intera, hanno rubato la Palestina, e ora rubano persino un quartiere che appartiene ai rifugiati già colpiti dalla pulizia etnica.

L’arroganza dei coloni sionisti e dei loro sostenitori occidentali non ha limiti, arriva persino a rivendicazioni di possesso su Gerusalemme Est.

E la situazione dei palestinesi in Cisgiordania?

Non esistono differenze nella condizione dei palestinesi sotto l’occupazione coloniale sionista.

La cosiddetta convivenza tra arabi e israeliani è un’altra contraffazione propagandistica della verità e va chiamata col suo nome: apartheid.

Gli accordi di Oslo del ’93 hanno portato da un’unica Cisgiordania occupata a molte Cisgiordanie occupate, alla suddivisione della nostra terra in una serie di bantustan dove i palestinesi, tanto per fare un esempio, non sono liberi neanche di muoversi su determinate strade, riservate agli israeliani.

Perché in Europa si tende a leggere questa quotidiana realtà di sopraffazione come un conflitto di religione?

Perché lo vuole Israele. Le provocazioni continue, come l’irruzione dell’esercito sionista nella moschea di Al Aqsa, sono un tentativo di suscitare la reazione dei fedeli mussulmani per spostare l’asse dialettico dalla lotta di un popolo contro un occupante colonialista a una guerra di religione basata sul controllo dei luoghi sacri.

I sionisti sanno quanto siano forti i sentimenti islamofobi in Occidente e hanno tutto il vantaggio a giocare la carta del conflitto di civiltà. Così rafforzano il consenso che ricevono dalla destra razzista, antiaraba europea e dai laici della cosiddetta sinistra parlamentare europea (ciò che è autentica sinistra in Italia è da anni fuori dal Parlamento).

Chi occupa la nostra terra ha creato uno Stato confessionale già nel suo principio fondamentale che recita: Israele è uno Stato per gli ebrei. L’unico Stato al mondo a dare la cittadinanza in base all’appartenenza religiosa, uno Stato che si regge su leggi razziali.

La nostra invece è una lotta di liberazione, è una lotta contro un’ingiustizia infinita, è la lotta di un popolo orgoglioso che si rifiuta di vivere in schiavitù, che si rifiuta di andare ogni giorno al macello senza reagire.

I miei avi hanno combattuto sino all’inizio del Novecento contro i musulmani dell’impero ottomano, il mio bisnonno e mio nonno hanno combattuto contro i cristiani inglesi, oggi combattiamo contro gli ebrei israeliani. Noi combattiamo contro coloro che s’impadroniscono della nostra terra e delle nostre case, non ci importa in quale Dio credano.

Non facciamo e non faremo mai vittimismo perché la verità è dalla nostra parte e continueremo a batterci per affermarla.

Qual è il bilancio politico di queste atroci giornate?

Ciò che è successo in questi giorni ha unificato il popolo palestinese sia in Cisgiordania, sia a Gerusalemme, sia nella Palestina Occupata dal 1948, sia a Gaza e nella diaspora. Ovunque abbiamo visto una lotta unanime di un popolo che rivendica i suoi diritti. Compatto. Forte. È una lotta che si è rinnovata in modo unitario a trent’anni dai fallimentari accordi di Oslo.

Qual è il rischio più grande di questa tregua? Quale scenario ci attende?

Non c’è nessuna tregua e nessun cessate il fuoco. Si sono fermate le ostilità più spettacolari, i bombardamenti massicci su Gaza. È terminata una battaglia, ma il conflitto continuerà a esistere finché ci sarà l’occupazione. Nessun popolo sulla Terra può fare pace con un’occupante, tantomeno il Popolo Palestinese. Ci meravigliamo che i governanti italiani non lo capiscano dato che la storia della Repubblica nasce da una Resistenza armata che ha combattuto fino all’ultimo per la liberazione dal nazifascismo. Con la loro determinazione a vivere e a lottare, i palestinesi hanno dato una lezione agli israeliani. I razzi lanciati da Gaza, per quanto di ridotta efficacia militare, sono stati fondamentali sotto l’aspetto morale. Nemmeno il dato economico è da sottovalutare. Solo rapportando il costo per la produzione di un razzo ai soldi spesi da Israele per intercettarli, senza considerare chiusure e altri danni economici collaterali, capiamo che questo tipo di resistenza è molto più efficace di quanto non si creda. Quei razzi hanno detto a Israele: non potete continuare a sterminarci. Nelle prossime battaglie, gli israeliani saranno ancora più duri e feroci perché il loro fronte interno è scoraggiato. Da questa aggressione si aspettavano risultati militari definitivi mentre non sono riusciti ad annichilire la resistenza palestinese. Inoltre l’indignazione di tutti i popoli della Terra rappresenta per la causa palestinese un importante successo politico. Al posto dei sionisti non mi sentirei così tranquillo. Sono scesi in piazza milioni di persone in tutto il mondo per la libertà della nostra gente, evidenziando la totale discrepanza all’interno dell’Occidente capitalista tra quello che si dice nei Palazzi del Potere e quello che affermano i popoli nelle strade, in netta opposizione a chi li governa.

Quindi possiamo asserire che, grazie alla resistenza del Popolo Palestinese e al conseguente sostegno ricevuto nelle piazze europee dai semplici cittadini, dai movimenti, dalle associazioni, sia stata finalmente minata la credibilità dell’UE e dei governi occidentali?

Le dichiarazioni vergognose e ridicole degli esponenti del mondo politico parlamentare italiano ed europeo sul diritto degli israeliani a difendersi attirano tanto l’odio degli arabi quanto quello dei propri popoli. Sono i palestinesi ad avere il diritto di difendersi contro la discriminazione, contro la segregazione razziale, contro il massacro dei loro figli.  I governi europei che amano esportare quella che chiamano democrazia, non la vogliono però per i palestinesi. Il cosiddetto modello di democrazia israeliana – l’unica democrazia del Medio Oriente come la celebrano in tanti – è un insulto al concetto stesso di democrazia e definirlo tale è un insulto all’intelligenza umana, e questo mi disturba molto. Perché dobbiamo pagare noi per l’Occidente che si sente in debito con gli ebrei? L’Olocausto è un prodotto mostruoso del nazifascismo e della cultura europea. Per superare il loro senso di colpa, gli Stati e i governi europei si sono resi complici e si rendono complici ogni giorno di un altro Olocausto. L’Olocausto del Popolo Palestinese. Un Olocausto peggiore perché persiste da 73 anni. Ma sono fiducioso. Perché verrà un tempo in cui le classi dirigenti occidentali dovranno rendere conto della loro complicità nei crimini contro l’umanità commessi dai sionisti, nello sterminio di intere generazioni di palestinesi. E dovranno chiedere scusa.

Questa classe dirigente europea sembra vedere nello Stato-Fortezza israeliano un riferimento per un’era di perenne crisi ed eterna emergenza.

È vero. Il modello di repressione dei palestinesi da parte dell’occupazione israeliana è adottato da tutto l’occidente capitalista sia nell’ideologia militarista, sia nelle strategie antisommossa della polizia, sia nelle pratiche di tortura, sia dal punto di vista politico con la creazione di democrazie a senso unico. Ovvero libertà democratiche dispensate a pochi eletti e oppressione per coloro che non accettano il pensiero unico. Non è un caso che in Francia in questi giorni siano state vietate le manifestazioni per il Popolo Palestinese alla faccia della libertà, dell’uguaglianza e della fraternità. Israele è un modello di repressione mondiale per il Nordamerica, per l’America Latina, per l’Asia e per l’Europa. E la società civile europea per riconquistare i diritti persi negli ultimi anni si sta scontrando con le metodologie di repressione ideate ed applicate dagli israeliani.

Come collettivo politico e artistico, Eutopia si propone e propone di andare più in là del concetto di solidarietà e arrivare al concetto di condivisione quotidiana con il Popolo Palestinese, di compartecipazione quotidiana alla resistenza dei palestinesi. Quali potrebbero essere gli strumenti di lotta per le persone e i movimenti europei che si oppongono ai governi occidentali filosionisti?

Di sicuro avete ragione quando dite che non bisogna manifestare ed esprimere il dissenso soltanto quando ci sono i loro bombardamenti pesanti sul nostro popolo. La lotta deve essere giornaliera. Bisogna boicottare Israele culturalmente ed economicamente, perché Israele è un pericolo per l’umanità intera. Non bisogna ascoltare la propaganda sionista che si diffonde attraverso la propaganda dei vari stati dell’Unione Europea. Israele spende milioni e milioni di dollari nella propaganda per lavare la propria faccia sporca davanti alla società civile europea. Va compiuto un profondo lavoro culturale per svelare le loro menzogne e spiegare i fatti storici nella loro essenza. Essere solidali con i palestinesi per gli europei significa essere solidali con se stessi, significa “restare umani”, come diceva Vittorio Arrigoni. I sionisti inoltre sottovalutano l’immigrazione arabo-palestinese in Europa e l’incontro che le seconde e le terze generazioni di immigrati hanno con i giovani italiani. Da questo incontro tra popoli sta sorgendo una nuova cultura dinamica. Una cultura dinamica che attraversa il tempo – nonostante i reazionari cerchino di fermarlo – e che originerà una ferma e costante opposizione al sionismo. Abbiamo pazienza e fiducia nel futuro perché alla fine la verità viene sempre a galla.

A proposito di propaganda, non possiamo non parlare delle mistificazioni compiute dai media mainstream nella diffusione delle notizie in questi giorni. In particolare delle menzogne di Stato della RAI contro cui ci sono state manifestazioni e proteste in tutta Italia sabato 22 maggio.

L’informazione della RAI è offensiva, è un’offesa inaudita a milioni di cittadini arabi, palestinesi e italiani. Ho sentito alla radio di Stato: “150 terroristi palestinesi uccisi dagli attacchi israeliani”. In realtà, in 11 giorni di aggressione sono stati assassinati 248 palestinesi. Più di 60 erano bambini, gli altri erano donne e uomini civili, e solo 12 erano combattenti. La Rai sposa dunque la versione israeliana dei fatti a spese della verità e dei contribuenti italiani. Gli italiani vengono presi in giro dalla tv nazionale; guardano talk show in cui vengono invitati sempre e soltanto scrittori e artisti israeliani o sostenitori occidentali del sionismo e mai scrittori e artisti palestinesi o filopalestinesi. Anche questo fa parte del tentativo dei sionisti di distruggere la nostra memoria e la nostra cultura che sono degne di essere rispettate, che resistono grazie ai racconti dei nostri nonni e dei nostri padri, e al lavoro dei nostri artisti e dei nostri intellettuali. I sionisti hanno costruito una narrazione in cui gli arabi sono visti come un popolo arretrato. Tante volte mi sono sentito dire da sostenitori italiani del sionismo: Israele ha trasformato il deserto in un Paradiso. Allora sin da ragazzo rispondevo: il mio Paradiso era quel deserto. Gli Occidentali hanno trasformato il mio Paradiso in un loro Paradiso e in un Inferno per me.

Un altro aspetto, per noi vile, che esiste in alcuni settori delle élite di sinistra europee è il rifiuto a dialogare con tutte le Quattro Forze che rappresentano il popolo palestinese: il Fronte popolare, il Fronte democratico, Hamas e la Jihad islamica. Come in tutti i popoli della Terra, anche da noi esistono visioni diverse. Ma nessuna di queste Quattro Forze dice che non bisogna liberare la Palestina. Ed è questa la priorità: la liberazione della Palestina e il ritorno dei profughi. Di fatto la solidarietà europea deve essere con la Palestina, col suo popolo intero. Tanti intellettuali europei vogliono decidere come deve essere organizzata la società palestinese esprimendo una forma di colonialismo culturale. “Se fate come voglio io sono solidale, se non fate come voglio io non sono solidale”, sembrano dire. Una posizione ambigua e inaccettabile. Coloro che vivono sotto le bombe, sotto la violenza sionista, sono gli unici ad avere il diritto di decidere come portare avanti la lotta. La lotta è unica. E io sono con loro perché la loro lotta è giusta, perché lottano anche per me, anche per noi. Personalmente appartengo alla sinistra internazionalista e anticapitalista, ma riconosco che Hamas è parte integrante della causa palestinese, che ha combattuto contro la corruzione dell’ANP, che ha reagito efficacemente dopo l’umiliazione subita da Arafat, e che è più concreta nel contrastare l’occupazione coloniale sionista. Ciò non toglie che Israele teme di più la sinistra palestinese rispetto ad Hamas. Per tale ragione i leader del Fronte Popolare sono tutti incarcerati, per tale ragione i media occidentali tacciono sul ruolo fondamentale che questa forza storica ha avuto nella battaglia di maggio.

Ci teniamo a far conoscere le attività centrali dell’Associazione Amicizia Sardegna – Palestina. La nostra associazione è nata nel 1997, tre anni dopo la tragedia degli accordi di Oslo, una tragedia per il Popolo Palestinese pari a quella del ’48. Dopo Oslo, lo smarrimento dei palestinesi a livello internazionale è stato enorme, le reti dell’associazionismo di categoria degli esuli si sono smantellate. Allora abbiamo deciso di reagire a questo disorientamento, creando la nostra piccola comunità costituita da palestinesi, arabi, sardi e italiani per far conoscere cosa succede in Palestina attraverso iniziative culturali, letterarie e cinematografiche. Nel 2001 nasce Al Ard Doc, rassegna del documentario palestinese ormai alla 17°edizione. Uno dei più longevi festival del cinema palestinese nel mondo. Abbiamo proiettato quasi 500 film che conserviamo nel nostro archivio audiovisivo. Inoltre diamo spazio a concerti, mostre di pittura, attività teatrali per far conoscere le creazioni artistiche palestinesi. Tutto nel segno del volontariato. Altre nostre aree di intervento fondamentali sono il contatto con le scuole, i progetti di cooperazione nei campi profughi in Libano e Siria, i progetti di cooperazione per le donne, i bambini, i prigionieri politici palestinesi, e quelli per l’istruzione come Handala va a scuola.

(http://cooperazione.sardegnapalestina.org/handala-va-a-scuola)

Ovviamente poi c’è la nostra attività politica. Occorre ribadire ogni giorno che quello che è avvenuto e avviene in Palestina ha implicazioni che riguardano l’umanità intera, non solo il Medio Oriente.

giovedì 12 agosto 2021

APPELLO PER LA LIBERAZIONE DI LEONARD PELTIER

Leonard Peltier è un attivista statunitense per i diritti dei nativi americani, che fu arrestato nel 1977 e condannato a due ergastoli per l'omicidio di due agenti dell'FBI



ANCHE IL SINDACO DI VITORCHIANO, RUGGERO GRASSOTTI, ADERISCE ALL'APPELLO PER LA LIBERAZIONE DI LEONARD PELTIER PROMOSSO DA DON LUIGI CIOTTI, NANDO DALLA CHIESA, RANIERO LA VALLE, GAD LERNER, LUISA MORGANTINI, MONI OVADIA, PADRE ALEX ZANOTELLI E TANTE ALTRE PERSONE DI VOLONTA' BUONA TRA CUI ANCHE I SINDACI DI AOSTA, BOLOGNA E PESARO


Oltre ai sindaci di grandi citta' come Aosta, Bologna e Pesaro, anche sindaci di centri minori, come Vitorchiano (in provincia di Viterbo), aderiscono all'appello promosso da don Luigi Ciotti, Nando dalla Chiesa, Raniero La Valle, Gad Lerner, Luisa Morgantini, Moni Ovadia, padre Alex Zanotelli e tante altre persone di volonta' buona per la liberazione di Leonard Peltier.

Sempre piu' persone chiedono al Presidente del Parlamento Europeo di impegnarsi per un'iniziativa delle istituzioni europee per persuadere il Presidente degli Stati Uniti d'America a concedere la grazia a un uomo innocente da oltre quarant'anni assurdamente detenuto, considerato in tutto il mondo come "il Nelson Mandela dei nativi americani".

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Crescono ogni giorno le adesioni all'iniziativa per la liberazione di Leonard Peltier promossa da personalita' come don Luigi Ciotti, Nando dalla Chiesa, Raniero La Valle, Gad Lerner, Luisa Morgantini, Moni Ovadia, padre Alex Zanotelli

Cresce ogni giorno il numero delle personalita' della cultura, delle istituzioni, dell'impegno morale e civile, della solidarieta', che stanno scrivendo al Presidente del Parlamento Europeo, on. David Sassoli, per chiedere un'iniziativa europea per la liberazione di Leonard Peltier che riprenda e prosegua l'impegno gia' espresso dal Parlamento Europeo con le risoluzioni del 15 dicembre 1994 e dell'11 febbraio 1999.

Tra le altre adesioni all'appello per la liberazione di Leonard Peltier delle ultime ore segnaliamo particolarmente anche quelle di: Caterina Ballardini, Roma; Pasquale Iannamorelli, una delle figure piu' autorevoli della pace e della nonviolenza in Italia; Ruggero Grassotti, Sindaco di Vitorchiano (Vt).

Tra le altre prime adesioni all'iniziativa ricordiamo in particolare anche quelle di: Maurizio Acerbo, gia' deputato e attuale segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista - Sinistra Europea; Vittorio Agnoletto, medico e attivista, gia' parlamentare europeo; Mario Agostinelli, presidente dell’"Associazione Laudato si', un'Alleanza per il clima, la cura della Terra, la giustizia sociale"; Fabio Alberti, fondatore di "Un ponte per..."; Mario Aldovini, Modena; Giacomo Alessandroni, docente e attivista di Peacelink, Pesaro; Alessandra Algostino, professoressa ordinaria di Diritto costituzionale; Gianni Alioti, prestigiosa figura del movimento sindacale, dell'impegno per la pace e della solidarieta' internazionale, Genova; Rocco Altieri, docente, saggista, direttore dei "Quaderni Satyagraha"; Francesco Andreini, Siena; Milka Antonic Lauriola, pacifista; Umberto Arciero, scrittore e storico attivista per la liberazione di Leonard Peltier; Fulvio Aurora, Medicina Democratica, Milano; Francesco Baicchi, del comitato esecutivo del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale; Emanuela Baliva, Reti di Pace; Angelo Baracca, professore di Fisica, Universita' di Firenze; Daniele Barbieri, giornalista e saggista; Rosanna Barzan, presidente del Centro Documentazione Pace di Ivrea (To); Cristina Bassi, Dosolo (Mn); Piero Basso, Milano; Emanuele Bellato (direttore) e la redazione de "Il Popolo Veneto" (giornale italiano antifascista fondato nel 1921); Giuliana Beltrame, sociologa e attivista, Padova; Fausto Benuzzi, Bologna; Piero Bernocchi, portavoce nazionale COBAS - Confederazione dei comitati di base; Silvia Berruto, giornalista di pace, da sempre impegnata in iniziative di pace, solidarieta', nonviolenza; Carla Bertolotti, anche come portavoce del Comitato "vivere bene la macchia" di S. Stefano Magra; Norma Bertullacelli, figura di riferimento del movimento pacifista a Genova; Moreno Biagioni, Firenze; Elisa Bianchini, delegata sindacale USB - Unione Sindacale di Base, Viterbo; Giovanni Bianco, giurista, professore universitario; Mauro Biani, vignettista de La Repubblica, L'Espresso, Azione Nonviolenta; Marco Boato, sociologo e saggista, gia' deputato e senatore; Michele Boato, ecologista, gia' deputato e consigliere regionale, Venezia-Mestre; Laura Boella, illustre filosofa e docente universitaria, Milano; Sista Bramini, Roma; Antonio Bruno, gia' consigliere comunale di Genova; Valentina Bruno, associazione "Erinna", Viterbo; Emanuela Bussolati, autrice di libri per l'infanzia; Augusto Cacopardo, antropologo; Elena Camino, docente, ricercatrice, saggista; Antonella Cammarota, professoressa ordinaria di Sociologia Politica, Dipartimento Cospecs Universita' di Messina; Mariella Cao, insegnante, pacifista, animatrice del comitato "Gettiamo le basi"; Francesco Domenico Capizzi, presidente dell'organizzazione di volontariato "Scienza Medicina Istituzioni Politica Societa'"; Alessandro Capuzzo, "Comitato pace, convivenza e solidarieta' Danilo Dolci" di Trieste; Elisabetta Caroti, Roma; Giorgio Carpi, Centro nuovo modello di sviluppo, Vecchiano (Pisa); Maria Luigia Casieri, preside, Viterbo; Pilar Castel, autrice e attrice No War; Antonio Catozzi, insegnante; Augusto Cavadi, direttore della Casa dell'equita' e della bellezza, Palermo; Giovanna Cavarocchi, presidente Auser Tuscia; Alessandra Ceresa, Corbetta; Raimondo Chiricozzi, presidente del comitato provinciale Aics di Viterbo; Olindo Cicchetti, figura storica dei movimenti ecopacifisti e per i diritti, narratore di comunita'; don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e di Libera, una delle figure piu' illustri della cultura e della prassi della pace e della solidarieta'; Ennio Cirnigliaro, Genova; Maria Paola Clarini Ramos, della Comunita' di San Paolo, Roma; Naila Clerici, docente universitaria, presidente "Soconas incomindios", Torino; Giancarla Codrignani, saggista e deputata emerita; Valerio Colombaroli, Bussoleno (To); Marinella Correggia, giornalista e saggista; Renato Corsetti, linguista ed esperantista; Patrizia Cupelloni, psicoanalista SPI, Roma; Ottavio D’Alessio Grassi, attivista e scrittore; Nando Dalla Chiesa, sociologo, scrittore, gia' sottosegretario, senatore e deputato, una delle figure piu' illustri della lotta contro i poteri criminali; Paolo D'Arpini, testimone dell'ecologia profonda, della spiritualita' laica, del bioregionalismo; Claudia Dauru', Firenze; Giuseppe Deiana, scrittore; don Vitaliano Della Sala, parrocchia Santi Pietro e Paolo, Mercogliano (Av); Andrea De Lotto, insegnante e storico animatore del comitato italiano di solidarieta' con Leonard Peltier; Giorgio Demurtas, responsabile sanita' Prc federazione di Viterbo; Carla Dentella, coop. Dar casa, Milano; Nunzio D'Erme, Osservatorio Repressione; Heinz Dieterich, coordinatore CTS-UAM-WARP; Tommaso Di Francesco, condirettore de "Il manifesto"; Mario Di Marco, referente Servizio Civile della Caritas diocesana di Viterbo; Franco Dinelli, ricercatore CNR, consigliere nazionale di Pax Christi; Italo Di Sabato, Osservatorio Repressione; Elisabetta Donini, Donne in nero, Torino; Nicoletta Dosio, insegnante in pensione, storica militante per la giustizia sociale e la difesa della natura, per i diritti umani ed i beni comuni, Bussoleno (To); Luciano Dottarelli, gia' sindaco di Bolsena, docente, saggista, promotore del Club per l'UNESCO Viterbo Tuscia; fratel Guido Dotti, Monastero di Bose, Magnano (Biella); Gabriella Falcicchio, researcher Dip. Scienze della Formazione, Psicologia, Comunicazione dell'Universita' degli Studi di Bari "Aldo Moro"; Sergio Falcone, poeta; don Paolo Farinella, Genova; Luigi Fasce, presidente del Circolo Giustizia e liberta' "Guido Calogero e Aldo Capitini" di Genova; Vito Ferrante, presidente dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (Afesopsit); Paolo Ferrero, vicepresidente del partito della Sinistra Europea, gia' Ministro della Repubblica italiana; Antonio Filippi, gia' sindacalista Cgil in pensione, Canepina (VT); Pierina Folci, Milano; Gabriele Gabrieli, Mantova; Angelo Gaccione, scrittore, direttore di "Odissea", Milano; Ezio Gallori, sindacalista e attivista; Rosanna Garavaglia, gruppo ecumenico diocesi di Milano; Maria Gerli, Milano; Francuccio Gesualdi, Centro Nuovo Modello di Sviluppo; Luigi Giario, scrittore e volontario, dell’associazione culturale Amici di Adriana Zarri, Torino; Sergio Giovagnoli, Arci; Sergio Golinelli, coordinatore di Sinistra Italiana della provincia di Ferrara; Franca Grasselli, Reggio Emilia; Gabriella Grasso, Milano; Giorgio Grimaldi, docente universitario, Genova; Gianpiero Grulla, socio banca etica, Milano; Paolo Grulla, Gruppo Acquisto Solidale, Milano; Maurizio Gubbiotti, Legambiente; Carlo Gubitosa, saggista e mediattivista; Salvatore Izzo, direttore di "Faro di Roma" e presidente dell'associazione Padre Virginio Rotondi per un giornalismo di pace; Nino Labate, sociologo e segretario dell'associazione "Polis Duemila" di Roma; Monica Lanfranco, giornalista; Liliana e Giuseppe Lastella, associazione La tenda, Milano; Raniero La Valle, giornalista e saggista, gia' deputato e senatore, una delle figure piu' autorevoli della cultura della pace; Pietro Lazagna, figura storica dell'impegno educativo e civile; Gad Lerner, giornalista e saggista; Franco Limardi, scrittore e insegnante, Viterbo;  Antonella Litta, dell'Associazione italiana medici per l'ambiente; Pierpaolo Loi, insegnante, Cagliari; Eugenio Longoni, Milano; Francesco Lucat, segretario regionale di Rifondazione Comunista, Valle d'Aosta; Daniele Lugli, gia' Difensore civico della Regione Emilia-Romagna; Romualdo Luzi, bibliotecario e storico; Ettore Macchieraldo, falegname, Roppolo (Biella); Maria Immacolata Macioti, sociologa, docente universitaria; Oreste Magni, Ecoistituto della Valle del Ticino; Gigi Malabarba, gia' senatore; Giovanni Mandorino, Pisa; Nicoletta Manuzzato, giornalista; Fausto Marchesi, Milano; Flavio Marcolini, insegnante, tra gli animatori del Centro di ricerca nonviolenta di Brescia; Alessandro Marescotti, presidente di Peacelink, Taranto; Gian Marco Martignoni, CGIL Varese; Mariateresa Martini, educatrice e scrittrice, Moniga del Garda (Bs); Francesco Martone, gia' senatore; Alfonso Marzocchi; Tomasina Massa, Sassari; Mirko Mazzali, avvocato, consigliere comunale di Milano; Vittorio Mazzone, presidente sezione ANPI di Afragola e Casoria; Agide Melloni, Imola (Bo); Dario Mencagli, docente, cooperante internazionale; Giansandro Merli, giornalista; Virginio Merola, sindaco di Bologna; Sandro Mezzadra, docente universitario; Carlo Mezzetti, avvocato, Viterbo; Enrico Mezzetti, presidente Anpi Viterbo; Alessandro Michelucci, direttore della rivista "La causa dei popoli"; Sara Michieletto, primo violino dell'orchestra del teatro "La Fenice" di Venezia, impegnata da sempre nella solidarieta'; Vincenzo Miliucci, Cobas; Matilde Mirabella, traduttrice, giornalista e attivista; Cristina Mirra, Milano; Pino Missori, Barbarano Romano (Vt); Giampiero Monaca, maestro elementare; Gianfranco Monaca, scrittore, sociologo e animatore sociale; Gabriella Montalto, Milano; Pierangelo Monti, presidente del MIR - Movimento Internazionale della Riconciliazione; Luisa Morgantini, gia' vicepresidente del Parlamento Europeo; Luciano Muhlbauer, gia' consigliere regionale della Lombardia; Carmelo Musumeci, ergastolano scrittore; Linda Natalini, medico, Viterbo; Francesca Nava, giornalista; Amalia Navoni, educatrice e attivista per i diritti umani e i beni comuni, Coordinamento Nord Sud del mondo; Nicoletta Negri, insegnante; Franca Niccolini, del Mir-Movimento Nonviolento di Torino; Alfio Nicotra, presidente nazionale di "Un Ponte Per"; Raffaella Noseda, Mazzo di Rho; don Gianni Novelli, una delle piu' luminose figure dell'impegno per la pace, anche a nome del Cipax; Gianni Nuti, Sindaco di Aosta; Mufutau Abiola Oguntimirin, figura storica dell'impegno di pace e di solidarieta' a Viterbo; Riccardo Orioles, giornalista e militante antimafia; Graziella Osellame, Milano; Moni Ovadia, attore, cantante, musicista e scrittore; Emilia Pacelli, Orte (Vt); Daniela Padoan, scrittrice, presidente dell'associazione "Laudato si’ - Un'alleanza per il clima, la Terra e la giustizia sociale", socia fondatrice dell'Associazione Diritti e Frontiere (ADIF), Milano; Vittorio Pallotti, presidente onorario del Centro di Documentazione del Manifesto Pacifista Internazionale - CDMPI; Marco Palombo, attivista della "Rete No War" di Roma; Luca Paolocci, responsabile legale USB - Unione Sindacale di Base, Viterbo; Pancho Pardi, docente universitario, gia' senatore; Paola Parisi; Maria Luisa Paroni, della Comunita' "Laudato si'" di Viadana e Marcaria (Mn); Beppe Pavan, animatore del gruppo Uomini in cammino, Pinerolo (To); Rita Pelusio, attrice; Gianni Penazzi, Mir-Movimento Nonviolento, Lugo (Ra); Maria Speranza Perna, docente in pensione, Napoli; Marcello Pesarini, coordinamento provinciale di Sinistra Italiana, Ancona; Emanuela Petrolati, insegnante; Enrico Peyretti, saggista e peace-researcher; Giorgio Piacentini, gia' dirigente Bankitalia e presidente Cipax - centro interconfessionale per la pace, Roma; Ivano Pioli, Melegnano (Mi); Anita Pirovano, consigliera comunale di Milano; Francesco Pistolato, cofondatore del Centro Interdipartimentale di Ricerca "Irene" dell'Universita' di Udine; Bianca Pitzorno, scrittrice; Alessandro Pizzi, gia' sindaco di Soriano nel Cimino, docente di matematica e fisica, volontario nel carcere di Viterbo; Lorenzo Poli, redattore di "Pressenza"; Anna Polo, impegnata da decenni per la pace e la nonviolenza; Giuliano Pontara, filosofo, uno dei massimi studiosi della nonviolenza, Stoccolma; Roberto Porfiri, Roma; Graziella Proto, giornalista e militante antimafia, direttrice di "Le Siciliane – Casablanca"; Giannozzo Pucci, ecologista nonviolento, editore, Firenze; Pasquale Pugliese, docente, saggista, segreteria nazionale del Movimento Nonviolento; Anna Puglisi, Centro Impastato, Palermo; Stefania Quadri Huber, Zurigo; Angela Querze', storica pacifista nonviolenta, attualmente attiva nel Centro di Documentazione del Manifesto Pacifista Internazionale; Piercarlo Racca, figura storica del Movimento Nonviolento; Fabio Ragaini, Poggio San Marcello (Ancona); Rosa Riboldi, Associazione Coordinamento Pace Cinisello Balsamo; Antonello Ricci, docente, narratore di comunita', scrittore, operatore culturale, Viterbo; Matteo Ricci, Sindaco di Pesaro; Maria Teresa Rigamonti, Milano; Valentina Ripa, ricercatrice universitaria, attivista per i diritti umani; Alberto Risi, Milano; Rodrigo Andrea Rivas, economista, gia' direttore di "Radio Popolare" di Milano; Annamaria Rivera, antropologa; Basilio Rizzo, storico consigliere comunale di Milano; Lucia Rojas, dell'associazione italo-cilena ALPIANDES; Guido Rossi, Usmate Velate (MB); padre Filippo Rota Martir, Brescia; Angelita Russo, dottoressa; Giovanni Russo Spena, gia' deputato e senatore; Marina Salvadori, Milano; Brunetto Salvarani, teologo, Carpi; Giuseppina Sangalli, Marta (Vt); Antonia Sani, WILPF Italia; Carlo Sansonetti, presidente dell'associazione "Sulla strada" che ha progetti di promozione per popolazioni native in Guatemala; Umberto Santino, Centro Impastato, Palermo; Romolo Santoni, Centro Studi Americanistici "Circolo Amerindiano", Perugia; Alessandro Santoro, prete della comunita' delle Piagge, Firenze; Mauro Sarnari, docente, impegnato nell'Anpi, nell'Unicef, nei movimenti di pace e di solidarieta', Viterbo; Roberto Savio, prestigioso giornalista e attivista per la giustizia sociale e climatica, animatore di "OtherNews"; Alfredo Scardina, docente; Gino Scarsi, artigiano e artista di forte impegno morale e civile, pacifista ed ecologista; Manlio Schiavo, docente a riposo, Bagheria; Bruno Segre, storico, saggista, ricercatore culturale impegnato per i diritti umani, Milano; Corrado Seletti, Associazione Per il futuro delle nostre valli, Ambiente - Salute e Vita, Borgotaro (Pr); Maurizio Sgarzi, Percorsi di pace - Casa per la pace La Filanda, Casalecchio di Reno (Bo); Chiara Silva, Reggio Emilia; Peppe Sini, Viterbo; Marco Sioli, americanista; Matteo Soccio, vicepresidente del Forum per la Pace e i Diritti Umani, Vicenza; Gianni Sofri, gia' Professore di storia all'Universita' di Bologna; Piero Soldini, CGIL nazionale; Alfredo Somoza, presidente dell'ICEI; Francesca Spurio, attrice, animatrice culturale, attivista; Anna Grazia Stammati, presidente del CESP (Centro studi scuola pubblica); Bruno Stefani, pacifista nonviolento, docente di discipline pittoriche al Liceo Artistico, attivista della Casa dei pensieri di Bologna, membro del CDMPI (Centro di Documentazione del Manifesto Pacifista Internazionale); Patrizia Sterpetti, antropologa, a nome di tutta la sezione italiana di WILPF; Pippo Tadolini, medico, Ravenna; Giovanna Taglialatela, docente; Gianni Tamino, biologo, gia' parlamentare europeo; Veronica Tarozzi, docente e giornalista; Gianni Tognoni, segretario del Tribunale permanente dei diritti dei popoli; Roberto Antonio Tomaello, ex-attore di prosa, ex-insegnante di linguaggio teatrale, ex-organizzatore culturale, Genova; Ada Tomasello, impegnata nei movimenti per la pace, i diritti delle donne, la solidarieta' concreta e nel sindacalismo di base; Walter Tosches, psicologo; Marco Trulli, curatore e operatore culturale, Arci Viterbo; Michelangelo Tumini, coordinatore di Sinistra Italiana, circolo di Osimo, Offagna, Castelfidardi, Loreto; Fiorella Turci, insegnante; Olivier Turquet, educatore ed editore, coordinatore di "Pressenza"; Laura Tussi, giornalista e scrittrice; Mauro Vaiani, attivista autonomista toscano, vicepresidente di Autonomie e Ambiente; Milena Valli, Sondrio; Mao Valpiana, presidente del Movimento Nonviolento; Tiziana Valpiana, gia' deputata e senatrice; Leonardo Varvaro, docente universitario, Viterbo; Shendi Veli, attivista e giornalista; Elio Veltri, gia' parlamentare e sindaco emerito di Pavia; Lina  Ventura, Casalecchio di Reno (Bo); Antonio Vermigli, direttore della rivista della Rete Radie' Resch "In dialogo"; Guido Viale, sociologo e saggista; Antonio Vigilante, docente, pedagogista, scrittore, studioso della nonviolenza; Giulio Vittorangeli, figura storica della solidarieta' internazionale; Javi Xavi; Francesco Zanchini, gia' ordinario di diritto canonico nella facolta' di Giurisprudenza dell'Universita' di Teramo; Mauro Zanella, "Mani Rosse Antirazziste"; padre Alex Zanotelli, missionario comboniano; Luisa Zanotelli, del coordinamento delle associazioni pacifiste roveretane; Rina Zardetto, Correggio (RE); Silvia Zaru, musicista e insegnante; Franco Zunino, presidente ARCI provinciale Savona.

Tra le prime adesioni di esperienze associative ed informative segnaliamo: "Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (Afesopsit); l'Associazione Italia-Nicaragua di Viterbo; l'"Associazione italo-cilena ALPIANDES", l'"Associazione Peppino Impastato e Adriana Castelli" di Milano; la Casa per la Pace di Vicenza; Centro di iniziative per la verita' e la giustizia; "Centro Gandhi", Pisa; Cipax - Centro interconfessionale per la pace, Roma; Centro Studi Americanistici "Circolo Amerindiano", Perugia; Circolo Vegetariano VV. TT.; Comitato Berta Vive Milano; "Comitato pace, convivenza e solidarieta' Danilo Dolci" di Trieste; Cobas - Confederazione dei Comitati di Base; il "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo; il Comitato "Nepi per la pace"; il Comitato "Vivere bene la macchia" di S. Stefano Magra; Il "Coro di Micene" di Milano; la redazione de "Il giornaletto di Saul"; la redazione de "Il Popolo Veneto” (giornale italiano antifascista fondato nel 1921); la redazione de "La nonviolenza e' in cammino"; "Linea indipendente", gruppo ecologista, nonviolento e libertario, Calcinato (Bs); "Mani Rosse Antirazziste"; "Movimento di lotta per la salute Maccacaro"; "Notiziario dell'Accademia apuana della pace"; "Osservatorio Repressione"; "Parallelo Palestina"; Piccola scuola di pace "Gigi Ontanetti", Firenze; la redazione di "Pressenza"; l'associazione "Respirare" di Viterbo; "Rete ambientalista"; "Reti di Pace", "Teatro in Natura"; USB - Unione Sindacale di Base, Viterbo; WILPF Italia.

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Il messaggio di don Luigi Ciotti

"Appello al Presidente del parlamento europeo Sassoli per la liberazione dell’attivista Leonard Peltier

Egregio David Sassoli,

insieme a tanti altri mi rivolgo a lei come esempio di una buona politica, promotrice e custode dei diritti umani, civili, sociali affinche' l'Unione Europa eserciti la sua autorita' morale in favore della liberazione di Leonard Peltier, difensore dei nativi americani ingiustamente incarcerato dal 1977 in seguito a un processo basato su accuse infondate.

Confidando nella Sua sensibilita' umana e politica, mi auguro che l'Unione Europea si schieri in modo piu' possibile unanime denunciando questo sopruso e invitando il governo degli Stati Uniti a porre rimedio all'intollerabile ingiustizia.

Luigi Ciotti".

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Il messaggio di Piero Basso

"Al Presidente del Parlamento Europeo, on. David Sassoli

Signor Presidente,

mi associo a quanti in questi giorni stanno sollecitando Lei, e tramite Lei il Parlamento Europeo, ad una iniziativa umanitaria per la liberazione di Leonard Peltier, l'attivista per i diritti umani dei nativi americani, dal 1977 ingiustamente detenuto dopo un processo-farsa in cui gli sono stati attribuiti, come ormai ampiamente riconosciuto, delitti che non ha commesso.

Signor Presidente,

a differenza di Sacco e Vanzetti, o di Julius ed Ethel Rosenberg, Leonard Peltier e' ancora vivo: non aspettiamo che sia morto per rendergli giustizia.

La ringrazio per quanto vorra' fare e porgo i migliori saluti

Piero Basso

Milano"

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La risoluzione del Parlamento Europeo per la liberazione di Leonard Peltier dell'11 febbraio 1999

Gazzetta ufficiale n. C 150 del 28/05/1999 pag. 0384

B4-0169, 0175, 0179 e 0199/99

Risoluzione sul caso di Leonard Peltier

Il Parlamento europeo,

- vista la sua risoluzione del 15 dicembre 1994 sulla grazia per Leonard Peltier (GU C 18 del 23.1.1995, pag. 183),

A. considerando il ruolo svolto da Leonard Peltier nella difesa dei diritti dei popoli indigeni,

B. considerando che Leonard Peltier e' stato condannato nel 1977 a due ergastoli dopo essere stato estradato dal Canada, benche' non vi fosse alcuna prova della sua colpevolezza,

C. considerando che Amnesty International ha ripetutamente espresso le proprie preoccupazioni circa l'equita' del processo che ha condotto alla condanna di Leonard Peltier,

D. considerando che il governo degli Stati Uniti ha ormai ammesso che gli affidavit utilizzati per arrestare e estradare Leonard Peltier dal Canada erano falsi e che il Pubblico ministero statunitense Lynn Crooks ha affermato che il governo degli Stati Uniti non aveva alcuna prova di chi aveva ucciso gli agenti,

E. considerando che dopo 23 anni trascorsi nei penitenziari federali, le condizioni di salute di Leonard Peltier si sono seriamente aggravate e che secondo il giudizio di specialisti la sua vita potrebbe essere in pericolo se non ricevera' adeguate cure mediche,

F. considerando che le autorita' penitenziarie continuano a negargli adeguate cure mediche in violazione del diritto umanitario internazionale e i suoi diritti costituzionali,

G. rilevando che Leonard Peltier ha esaurito tutte le possibilita' di appello concessegli dal diritto statunitense,

1. insiste ancora una volta affinche' venga concessa a Leonard Peltier la grazia presidenziale;

2. insiste affinche' Leonard Peltier sia trasferito in una clinica dove possa ricevere le cure mediche del caso;

3. ribadisce la sua richiesta di un'indagine sulle irregolarita' giudiziarie che hanno portato alla reclusione di Leonard Peltier;

4. incarica la sua delegazione per le relazioni con gli Stati Uniti di sollevare il caso di Leonard Peltier iscrivendolo all'ordine del giorno del prossimo incontro con i parlamentari americani;

5. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Congresso statunitense e al Presidente degli Stati Uniti d'America.

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Un invito ad ogni persona di volonta' buona e ad ogni associazione democratica

Invitiamo ogni persona di volonta' buona ed ogni associazione democratica a scrivere al Presidente del Parlamento Europeo.

Qui di seguito un possibile canovaccio di lettera, con alcuni indirizzi di posta elettronica utili per l'invio:

Al Presidente del Parlamento Europeo, on. David Sassoli

e-mail personale: president@ep.europa.eu

e-mail della segreteria: lorenzo.mannelli@ep.europa.eu; armelle.douaud@ep.europa.eu; barbara.assi@ep.europa.eu; helene.aubeneau@ep.europa.eu; marco.canaparo@ep.europa.eu; fabrizia.panzetti@ep.europa.eu; michael.weiss@ep.europa.eu; luca.nitiffi@ep.europa.eu; matea.juretic@ep.europa.eu; francesco.miatto@ep.europa.eu; barbara.hostens@ep.europa.eu; monica.rawlinson@ep.europa.eu; beate.rambow@ep.europa.eu; laetitia.paquet@ep.europa.eu; nicola.censini@ep.europa.eu; arnaud.rehm@europarl.europa.eu; julien.rohaert@europarl.europa.eu; jose.roza@ep.europa.eu; roberto.cuillo@ep.europa.eu; silvia.cagnazzo@ep.europa.eu; eulalia.martinezdealosmoner@ep.europa.eu; iva.palmieri@europarl.europa.eu; tim.allan@ep.europa.eu; andrea.maceirascastro@ep.europa.eu; angelika.pentsi@ep.europa.eu;

Egregio Presidente del Parlamento Europeo,

vorremmo sollecitare Lei, e tramite Lei il Parlamento Europeo e con esso l'intera Unione Europea, ad una iniziativa umanitaria per la liberazione di Leonard Peltier, l'illustre attivista per i diritti umani dei nativi americani, vittima di una spietata persecuzione politica, dal 1977 ingiustamente detenuto dopo un processo-farsa in cui gli sono stati attribuiti delitti che non ha commesso.

Confidando in un sollecito riscontro, distinti saluti,

firma, luogo e data, indirizzo del mittente

Naturalmente vi saremmo grati se inviaste in copia le vostre lettere o dichiarazioni di solidarieta' per Leonard Peltier anche al nostro indirizzo di posta elettronica: centropacevt@gmail.com , cosi' come ai mezzi d'informazione ed alle altre interlocutrici ed agli altri interlocutori che riterrete opportuno informare o esortare a partecipare.

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Una minima notizia su Leonard Peltier

Di seguito una minima notizia su Leonard Peltier e l'indicazione del sito internet di riferimento per la solidarieta' a livello internazionale

Leonard Peltier e' nato a Grand Forks, nel North Dakota, il 12 settembre 1944; attivista dell'American Indian Movement che si batte per i diritti umani dei nativi americani, nel 1977 fu condannato a due ergastoli in un processo-farsa sulla base di presunte prove e presunte testimonianze successivamente dimostratesi artefatte, inattendibili, revocate e ritrattate dagli stessi ostensori. Da allora e' ancora detenuto, sebbene la sua innocenza sia ormai palesemente riconosciuta. Di seguito riportiamo una breve nota di presentazione di un suo libro edito in Italia nel 2005: "Accusato ingiustamente dal governo americano – ricorrendo a strumenti legali, paralegali e illegali – dell'omicidio di due agenti dell'FBI nel 1975 (un breve resoconto tecnico della farsa giudiziaria e' affidato all'ex ministro della giustizia degli Stati Uniti Ramsley Clark, autore della prefazione), Peltier, al tempo uno dei leader di spicco dell'American Indian Movement (AIM), marcisce in condizioni disumane in una prigione di massima sicurezza da quasi trent'anni. Nonostante la sua innocenza sia ormai unanimemente sostenuta dall'opinione pubblica mondiale, nonostante una campagna internazionale in suo favore che ha coinvolto il Dalai Lama, Nelson Mandela, il subcomandante Marcos, Desmond Tutu, Rigoberta Menchu', Robert Redford (che sulla vicenda di Peltier ha prodotto il documentario Incident at Oglala), Oliver Stone, Howard Zinn, Peter Matthiessen, il Parlamento europeo e Amnesty International, per il governo americano il caso del prigioniero 89637-132 e' chiuso. Non sorprende dunque che Peltier sia divenuto un simbolo dell'oppressione di tutti i popoli indigeni del mondo e che la sua vicenda abbia ispirato libri (Nello spirito di Cavallo Pazzo di Peter Matthiessen), film (Cuore di tuono di Michael Apted, per esempio) e canzoni (i Rage Against the Machine hanno dedicato a lui la canzone Freedom). In parte lucidissimo manifesto politico, in parte toccante memoir, questa e' la straordinaria storia della sua vita, raccontata per la prima volta da Peltier in persona. Una meravigliosa testimonianza spirituale e filosofica che rivela un modo di concepire la vita, ma soprattutto la politica, che trascende la dialettica tradizionale occidentale e i suoi schemi (amico-nemico, destra-sinistra e cosi' via): i nativi la chiamano la danza del sole" (dalla scheda di presentazione del libro di Leonard Peltier, La mia danza del sole. Scritti dalla prigione, Fazi, 2005, nel sito della casa editrice: fazieditore.it).

Opere di Leonard Peltier: La mia danza del sole. Scritti dalla prigione, Fazi, 2005.

Opere su Leonard Peltier: Peter Matthiessen, Nello spirito di Cavallo Pazzo, Frassinelli, 1994; Edda Scozza, Il coraggio d'essere indiano, Erre Emme, 1996.

Il sito dell'"International Leonard Peltier Defense Committee": www.whoisleonardpeltier.info

Alcuni altri libri utili per approfondire: Alce Nero, La sacra pipa, Rusconi, Milano 1986, 1993; Bruno Bouchet (a cura di), Wovoka. Il messaggio rivoluzionario dei nativi americani, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 1982; Dee Brown, Seppellite il mio cuore a Wounded Knee, Mondadori, Milano 1972, 1977; Vine Deloria jr., Custer e' morto per i vostri peccati, Jaca Book, Milano 1972, 1977; Raymond J. DeMaille (a cura di), Il sesto antenato. I testi originali egli insegnamenti di Alce Nero, Xenia, Milano 1996; Charles Hamilton (a cura di), Sul sentiero di guerra. Scritti e testimonianza degli indiani d'America, Feltrinelli, Milano 1956, 1960; Diana Hansen (a cura di), Indiani d'America. Identita' e memoria collettiva nei documenti della nuova resistenza indiana, Savelli, Roma 1977; Philippe Jacquin, Storia degli indiani d'America, Mondadori, Milano 1977; Franco Meli (a cura di), Parole nel sangue. Poesia indiana americana contemporanea, Mondadori, Milano 1991; Messaggio degli Irochesi al mondo occidentale. Per un risveglio della coscienza, la Fiaccola, Ragusa 1986, 1989; Nando Minnella, Pascoli d'asfalto. Poesia & cultura degli indiani d'America, Rossi e Spera Editori, Roma 1987; Nando Minnella, Michele Morieri, Indiani oggi. La Resistenza indiana oggi: documenti e testimonianze, Gammalibri, Milano 1981; John G. Neihardt, Alce Nero parla, Adelphi, Milano 1968, Mondadori, Milano 1973, 1977; William W. Newcomb jr., Gli indiani del Nord-America, Il Bagatto, Roma 1985; Scritti e racconti degli indiani americani, raccolti da Shirley Hill Witt e Stan Steiner, Jaca Book, Milano 1974, 1992; Stan Steiner, Uomo bianco scomparirai, Jaca Book, Milano 1977, 1994.


Nota a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo


Viterbo, 11 agosto 2021


Mittente: "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo, strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: centropacevt@gmail.com

Il "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo e' una struttura nonviolenta attiva dagli anni '70 del secolo scorso che ha sostenuto, promosso e coordinato varie campagne per il bene comune, locali, nazionali ed internazionali. E' la struttura nonviolenta che oltre trent'anni fa ha coordinato per l'Italia la piu' ampia campagna di solidarieta' con Nelson Mandela, allora detenuto nelle prigioni del regime razzista sudafricano. Nel 1987 ha promosso il primo convegno nazionale di studi dedicato a Primo Levi. Dal 2000 pubblica il notiziario telematico quotidiano "La nonviolenza e' in cammino" che e' possibile ricevere gratuitamente abbonandosi attraverso il sito www.peacelink.it

venerdì 9 luglio 2021

I CRIMINI DEL COLONIALISMO "LIBERALE" - Le chiese cattoliche bruciate in Canada dopo il ritrovamento delle tombe di bambini nativi


27 GIUGNO 2021 - 09:32


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Gli atti di vandalismo sarebbero connessi al ritrovamento delle tombe anonime di nativi scoperte in siti gestiti dalla Chiesa


 Altre due chiese cattoliche sono state bruciate in Canada dopo il ritrovamento di una serie di tombe anonime di bambini in siti gestiti dalla Chiesa a Kamloop. Nei giorni scorso altri due luoghi di culto erano stati bruciati nella Columbia britannica. In meno di un’ora le fiamme sono state appiccate nella chiesa di Sant’Anna e in quella di Chopaka ed entrambe sono state distrutte, secondo quanto ha raccontato il sergente Jason Bayda della polizia canadese a cavallo. Secondo chi indaga i gesti di vandalismo potrebbero essere connessi alla vicenda delle 750 tombe anonime scoperte nei pressi di un ex istituto gestito dalla chiesa cattolica a Marieval: il mese scorso erano stati trovati i resti di 215 bambini vicino a un altro ex pensionato.



Il ritrovamento dei corpi


Nei giorni scorsi il primo ministro del Canada Justin Trudeau si è scusato e ha inviato Papa Francesco a fare lo stesso parlando di una possibile indagine penale sulla vicenda delle tombe ritrovate vicino ai pensionati. Trudeau ha parlato degli errori del suo Paese, che per secoli ha tentato di assimilare i Nativi delle Prime Nazioni alla popolazione locale. Circa 150mila giovani indigeni, Inuit e Metis, sono stati iscritti a forza nelle scuole residenziali, sottoposti a maltrattamenti e abusi sessuali e più di 4mila sono morti per malattie e negligenze. La scoperta di 215 corpi di bambini nella British Columbia era stata definita dai media nordamericani come «indicibile» e confermava i sospetti che da decenni si susseguivano sulla vicenda.


 La pratica di sottrarre i figli ai nativi per rieducarli alla nuova cultura importata dai coloni era diffusa nell’Ottocento, periodo nel quale fu fondata la Kamloops Indian Residential School, oggi gestita dalla Chiesa cattolica. Molti dei corpi ritrovati nella fossa comune del cortile dell’istituto, in particolare, appartengono a bambini di appena tre anni. I resti di altre 761 persone, anche in questo caso principalmente di bambini nativi, sono stati scoperti lo scorso 24 giugno nel sito di un’ex scuola di rieducazione cattolica nella provincia di Saskatchewan, in Canada. 


Foto: Twitter/Brampton Professional Fire Fighters Association


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Canada, gli attacchi alle chiese e quelle ferite mai rimarginate: storia e numeri degli orrori sui bambini nativi

28 GIUGNO 2021 - 10:33


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Per oltre un secolo, fra il 1863 e il 1998, 150 mila bambini indigeni, in gran parte Inuit e Metis, sono stati costretti a frequentare scuole cristiane come parte di una strategia per assimilarli nella società. Nelle ultime settimane centinaia di corpi sono stati trovati in fosse comuni


 Con le due di ieri diventano quattro le chiese cattoliche bruciate nella regione della Columbia Britannica in Canada. E il collegamento con il ritrovamento delle tombe senza nome di bambini nativi nelle ex scuole di rieducazione appare palese. Mentre il premier Justin Trudeau ha chiesto a Papa Francesco di fare chiarezza e ha paventato azioni legali nel caso in cui la Chiesa non fornisse i documenti in suo possesso. Intanto però nessuna rivendicazione del gesto è arrivata, mentre le Giubbe Rosse, la polizia a cavallo del Canada, parlano per ora di indagini che procedono «in tutte le direzioni».


Le chiese bruciate in Canada e le tombe dei bambini nativi

Il 26 giugno in meno di un’ora le fiamme sono state appiccate nella chiesa di Sant’Anna e in quella di Chopaka ed entrambe sono state distrutte, secondo quanto ha raccontato il sergente Jason Bayda della polizia canadese a cavallo. Lunedì, in occasione della Giornata nazionale dei popoli indigeni, ne erano bruciate altre due, a Penticton e Oliver (Sud Okanagan). Per adesso i bilanci degli incendi non riportano feriti ma tutti i luoghi di culto, alcuni dei quali erano edificati in legno, sono andati completamente distrutti. E i vigili del fuoco hanno ritrovato una bottiglia di liquido incendiario nei pressi di una delle due chiese distrutte lunedì. Gli incendi sono arrivati subito dopo le richieste alla Chiesa di scusarsi formalmente per il proprio ruolo nel sistema scolastico canadese. Per oltre un secolo, fra il 1863 e il 1998, 150 mila bambini indigeni, in gran parte Inuit e Metis, sono stati costretti a frequentare scuole cristiane come parte di una strategia politica per assimilarli nella società canadese. Le scuole erano gestite da chiese finanziate dal governo federale e, scrive l’agenzia Ansa, gli abusi fisici e sessuali erano all’ordine del giorno.


Le tombe dei bambini nativi nei collegi di rieducazione in Canada


Il Guardian ha scritto che secondo i documenti storici, i Missionari Oblati di Maria Immacolata hanno gestito la metà delle scuole residenziali del Canada, inclusa quella di Kamloops, la più grande del paese. Finora gli Oblati si sono rifiutati di rilasciare i documenti in loro possesso per aiutare a identificare i resti trovati. Il primo ritrovamento di tombe senza nome risale a un mese fa, quando i resti di 215 minori sono stati rinvenuti presso la Kamloops Indian Residential School, nella Columbia Britannica. Si trattava di un collegio per l’accoglienza e la “rieducazione” dei figli dei nativi. La Chiesa l’ha gestito per conto del governo dal 1890 al 1969. Nei giorni scorsi sono stati ritrovati i resti di altri 761 bambini in un’ex scuola residenziale, la Marieval Indian Residential School gestita dalla chiesa nell’area di Saskatchewan. L’agenzia di stampa Ansa ricorda che nel 2008 Ottawa istituì una commissione per far luce sui numerosi bambini indigeni che, dopo la scuola, non sono mai tornati nelle loro comunità. Le conclusioni degli esperti sono state shockanti quasi quanto i ritrovamenti: è stato genocidio culturale.