sabato 18 marzo 2017

Gli Stati Uniti minacciano la Corea Popolare di un attacco militare e fanno crescere la tensione nella penisola coreana



di Wevergton Brito Lima* 


Traduzione di Marx21.it


18 Marzo 2017 

Il 17 marzo, il segretario di Stato degli Stati Uniti, Rex Tillerson, ha minacciato direttamente la Repubblica Popolare Democratica di Corea. Secondo Tillerson, un attacco militare contro questo paese è un'opzione “che è sul tavolo”.
Tillerson ha detto che la politica della “pazienza strategica” dell'ex presidente Barack Obama verso il programma nucleare di Pyongyang è finita.
La minaccia di Tillerson è stata avanzata nella stessa settimana in cui gigantesche esercitazioni tra USA e Corea del Sud, battezzate “Key Resolve e Foal Eagle”, hanno fatto crescere la tensione nella penisola coreana. Secondo l'agenzia di notizie della Corea Popolare, KCNA, oltre controllare l'arsenale nucleare che è stato installato nelle basi della Corea del Sud, gli Stati Uniti dalla fine del 2016 hanno portato in questo paese (in pratica una colonia occupata da migliaia di soldati statunitensi) più di 6 milioni di tonnellate di munizioni e armamenti. Di fronte a ciò, non resta alternativa, secondo la KCNA, se non “il giusto diritto di uno Stato sovrano all'autodifesa”. Sempre secondo l'agenzia, “grazie alla dissuasione nucleare difensiva è stato possibile preservare la pace nella penisola coreana di fronte alle manovre estreme dell'imperialismo yankee per provocare la guerra”.
Da parte sua, Tillerson ha assicurato che “certamente non vogliamo che le cose conducano a un conflitto militare (ma) se crescerà la minaccia del loro programma di armamenti ad un livello che riterremo esiga l'azione, tale scelta è sul tavolo”.
La contraddittoria “prudenza” di Tillerson è spiegata, secondo l'agenzia Reuters, “dal rischio di iniziare una guerra regionale e provocare gravi perdite in Giappone e nella Corea del Sud tra decine di migliaia soldati statunitensi insediati nei due paesi alleati”.

La storia insegna

E' stato affrontando la Corea Popolare (1950-1953) che gli Stati Uniti hanno subito la prima sconfitta militare in una guerra. Per cercare di sconfiggere l'eroico nemico, gli USA e i loro alleati  usarono massicciamente i bombardamenti contro obiettivi civili anche con armi chimiche e batteriologiche. Le forze dei fantocci sud coreani si fecero conoscere per la barbarie, allegramente incoraggiata dagli “alleati” statunitensi.
Nonostante ciò, però, costoro dovettero ritirarsi vergognosamente. L'armistizio di Panmunjom, firmato il 27 luglio 1953, rappresentò una evidente sconfitta dell'imperialismo americano, che ha avuto 150.000 morti e feriti tra i soldati.

Il vero obiettivo

Sebbene la retorica del governo Trump presenti come suo bersaglio la Corea Popolare, tutti sanno che il vero obiettivo delle manovre degli Stati Uniti nella penisola coreana è la Cina. Con il pretesto di “affrontare la minaccia della RPDC”, gli Stati Uniti progettano di installare il sistema di difesa aerea Terminal High Altitude (THAAD), uno scudo antimissilistico che blocca totalmente la Cina e non manca di condizionare la Russia.
Già nel 2016, tanto la Cina quanto la Russia avevano avvertito gli Stati Uniti di essere a conoscenza dello stratagemma. Il 15 febbraio dell'anno scorso, la Cina aveva sottolineato che “questa misura (l'installazione dello scudo antimissilistico) non sarà utile per allentare le tensioni attuali e non favorirà la conservazione della pace e della stabilità nella regione, ma al contrario, pregiudicherà gli interessi strategici della sicurezza della Cina”. Il giorno dopo Pechino aveva espresso la sua “ferma  opposizione ai tentativi dei paesi implicati (USA, Corea del Sud e Giappone) nel pregiudicare gli interessi strategici e di sicurezza della Cina, utilizzando la questione nucleare come pretesto”.  Con lo stesso tono la Russia aveva denunciato che gli esperimenti nucleari della RPDC “erano stati un buon pretesto per annunciare l'inizio dei negoziati (sullo scudo antimissilistico nella penisola coreana)”.
Il segretario di Stato del governo Trump è oggi (18 marzo) a Pechino, dove cercherà di “esercitare pressione” sul governo cinese perché sia più assertivo nella sua condotta con Pyongyang.
Tillerson, ex dirigente di un'impresa petrolifera senza esperienza diplomatica, dovrà usare tutta la sua abilità per convincere la Cina che l'unica preoccupazione degli Stati Uniti è per la pace nella penisola coreana, cosa poco probabile, poiché i dirigenti cinesi conoscono la storia e sanno che cosa è veramente in gioco.

*Giornalista, membro della Commissione di Politica e Relazioni Internazionali del Partito Comunista del Brasile (PCdoB)

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